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Il futuro dell'Unione Europea: la visione della Commissione nello Stato dell'Unione 2022

Foto Askanews
DAL BLOG
Di Orizzonti Internazionali - 11 ottobre 2022

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento

Il 14 settembre la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato al Parlamento europeo riunito a Strasburgo lo Stato dell’Unione 2022, il documento che delinea la situazione e le strategie fondamentali dell’Unione europea.

 

Si è trattato di un discorso dai toni forti e a tratti emotivo, che si è aperto con l’osservazione che mai prima d’ora il Parlamento europeo si è trovato a dibattere dello stato dell’Unione mentre una guerra imperversa sul suolo europeo. Nelle parole della Presidente, ‘questa è una guerra contro la nostra energia, una guerra contro la nostra economia, una guerra contro i nostri valori e una guerra contro il nostro futuro. Si tratta dell’autocrazia contro la democrazia’. La Presidente della Commissione si schiera in maniera molto netta a favore dell’Ucraina, usando toni da scontro di civiltà, in frasi come ‘oggi il coraggio ha un nome, e questo nome è Ucraina’, e ‘una nazione di eroi è sorta’, che sono echeggiate nell’aula del Parlamento sotto lo sguardo di Olena Zelenska, la moglie del Presidente ucraino, invitata ad assistere all’evento come testimone privilegiato. E, di converso, la condanna della Russia è altrettanto netta: Von der Leyen evidenzia che l’Europa ha sottostimato i segnali di pericolo provenienti dalla Russia, e che da qui in avanti l’Europa dovrà lavorare rapidamente e coralmente per isolare politicamente ed economicamente il paese, e ridurre drasticamente la dipendenza energetica europea (soprattutto per il gas) da quel paese.

 

La lista dei problemi strutturali che affliggono l’Europa richiamata nel discorso è lunga: la risposta al conflitto ucraino, che richiede decisioni delicate in materia di sanzioni alla Russia, approvvigionamento di armi all’Ucraina, gestione di flussi di migranti in fuga dal conflitto, assistenza finanziaria; la gestione della crisi energetica, che richiede decisioni sullo stoccaggio di riserve energetiche, la riduzione del consumo di elettricità, la calmierazione dei prezzi di gas, la tassazione dei sovraprofitti delle industrie energetiche, la modifica dei parametri di calcolo del costo dell’elettricità e più in generale la riforma del mercato dell’energia elettrica; l’accelerazione della transizione a fonti di energia rinnovabili, quali l’eolico, il solare e l’idrogeno verde; la strategia per la tutela ambientale, in particolare la lotta ai cambiamenti climatici e le strategie di adattamento agli eventi climatici estremi, nonché la protezione della biodiversità; la gestione e prevenzione delle pandemie, nonché dei suoi effetti economici. Insomma, una lista che evidenzia il momento di crisi sistemica ed esistenziale che attanaglia l’Europa.

 

A fronte di queste sfide epocali, la Presidente della Commissione propone una serie di strategie interconnesse. In primo luogo, in futuro l’Unione deve mirare alla sostenibilità, e alla transizione verso una economia digitale. Questo obiettivo, tuttavia, deve essere sostenibile anche dal punto di vista fiscale, garantendo un livello di investimenti adeguato ma che non aggravi la generale situazione di pesante debito pubblico. Il documento evidenzia la necessità di un nuovo approccio europeo al problema del debito pubblico, meno rigido e focalizzato anche sulla crescita, oltre che sulla riduzione del debito, con regole più semplici ed un maggiore controllo a posteriori. Inoltre, viene evidenziata la necessità di sostenere le piccole e medie imprese, che sono la spina dorsale del sistema economico europeo, attraverso un pacchetto di misure che garantiscano un’armonizzazione della normativa fiscale, e un’adeguata formazione continua del personale, affiancata da un sistema efficace e rapido di riconoscimento delle qualifiche professionali che garantisca la circolazione dei lavoratori e migliori impieghi.

 

Il discorso di von der Leyen evidenzia poi un tema che è ad un tempo economico e geo-politico, quello dell’accesso alle materie prime necessarie per lo sviluppo industriale e tecnologico: attualmente la Cina controlla il 90% delle terre rare, e il 60% del litio, creando una pericolosissima situazione di dipendenza economica per settori chiave come quello delle batterie e dei chip. Si propone quindi di diversificare i fornitori a livello internazionale, varare una normativa quadro europea (Critical Raw Materials Act) e investire in progetti strutturali nel settore, attraverso un nuovo fondo sovrano europeo.

 

Infine, il discorso si sofferma sul tema della democrazia nell’Unione europea, partendo dalla sua dimensione esterna: vi è la necessità di rafforzare il contesto democratico europeo, accelerando il processo di allargamento europeo degli Stati candidati (non solo i Balcani occidentali, ma anche Ucraina, Moldova e Georgia), creando una nuova Comunità politica europea che dovrebbe raggruppare altri Stati europei con sistemi democratici, e rafforzando il cd. Global Gateaway (Portale globale), che mira a rafforzare la cooperazione con aree extra-europee, in particolare l’Africa e il Sud America. Fra i pericoli per la democrazia a livello mondiale viene evidenziato il ruolo negativo della disinformazione, utilizzata come strumento sistemico per mobilitare negativamente l’opinione pubblica su temi cruciali, con effetti ‘tossici’ per i sistemi democratici, non solo europei. La difesa della democrazia richiede, a parere di von der Leyen, non solo un quadro normativo innovativo su temi come la libertà di stampa, la corruzione, lo stato di diritto, ma prima di tutto una presa di coscienza collettiva: ‘Molti di noi hanno dato per scontata la democrazia troppo a lungo. (…) Oggi tutti noi vediamo che occorre combattere per le nostre democrazie. Ogni giorno’. Perciò, occorre mobilitare i cittadini per contribuire alla elaborazione e alla messa in atto delle politiche europee (anche attraverso i cd. citizens panels, cioè i gruppi trasversali di cittadini europei che hanno partecipato alla Conferenza sul futuro dell’Europa, conclusasi nell’aprile 2022).

 

Il discorso si chiude con un appello a favore dei giovani europei, chiedendo che le loro aspirazioni vengano messe al centro delle politiche europee, e la solidarietà intergenerazionale venga inserita nei Trattati fra i principi fondamentale. Si tratta di una scelta importante, e non scontata, non solo per l’enfasi posta sul tema del coinvolgimento dei giovani nella messa a punto di politiche che richiedono tempi lunghi (quali la sostenibilità ambientale e la transizione digitale) che investono le generazioni future, ma anche perché tocca un tema, quello della riforma dei trattati, che appare particolarmente ostico nell’attuale contesto: cambiare i trattati richiede l’unanimità degli Stati membri, prospettiva molto problematica in un quadro fratturato quale quello attuale, e che rischia di aprire un vaso di pandora, con esiti imprevedibili. Non è un caso che, dopo oltre due decenni di frenetica attività di riforma dei trattati (dal Trattato di Maastricht, fino alla Costituzione europea e al Trattato di Lisbona), il processo si sia bloccato. Da un lato, quella della Commissione è una mossa coraggiosa: ammettere che la macchina europea è inceppata, e richiede modifiche strutturali per essere in grado di affrontare una situazione di crisi epocale, è segno della consapevolezza della necessità vitale di un cambio di passo. Al tempo stesso, l’Europa ha già conosciuto in passato momenti in cui aspirazioni ambiziose hanno portato a risultati complessi, opachi e disfunzionali: è successo con il Trattato di Maastricht, la cui struttura barocca e instabile è stata alla base di una serie di fallimenti strutturali; ed è successo in modo ancora più eclatante con la cd. Costituzione europea (che per la verità non era una vera costituzione), che è morta prima ancora di nascere, non essendo stata ratificata da tutti gli Stati membri. Rischiare un fallimento in questo momento storico rappresenta un rischio epocale, che va valutato attentamente.

 

Sebbene sia impossibile prevedere quale sarà l’impatto della strategia illustrata dalla Commissione nello stato dell’Unione per il 2022, è indubbio che essa si inserisce in uno scenario che sta cambiando profondamente l’assetto dell’Unione europea, dove tanto la scelta di riforme sostanziali, quanto quella di non modificare il quadro normativo e istituzionale, sarà foriera di conseguenze importanti.

 

Di Luisa Antoniolli, docente della Scuola di studi internazionali e della Facoltà di Giurisprudenza, Università di Trento

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