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Il piano Mattei: tra energia e migrazioni, quale sviluppo dopo il summit ItaliAfrica?

DAL BLOG
Di Orizzonti Internazionali - 02 febbraio 2024

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento

Di Giacomo Pallante, docente della Scuola di Studi Internazionali e del Dipartimento di Sociologia

 

Il Continente Africano: da sempre nell’immaginario comune è un’area del mondo associata a povertà e conflitti, oltre a luogo di partenza di migrazioni internazionali. Eppure, sempre di più, è un’area a cui le altre regioni del mondo guardano non solo per la ricchezza delle risorse naturali, ma anche in previsione dell’accelerazione demografica ed economica stimata per il continente. Area, dunque, dove espandere gli investimenti e stabilire nuove partnership politiche strategiche.

 

Tra i paesi fortemente interessati a fare dell’Africa un partner centrale c’è anche l’Italia. Con la cena del 28 gennaio al Quirinale si apriva ufficialmente il Summit ItaliAfrica, terminato poi il giorno successivo. Per la prima volta, la conferenza tra i paesi del continente Africano e l’Italia ha coinvolto i Capi di Stato e di Governo, oltre ad essere tra i primissimi impegni del nostro Paese nell’ambito del semestre di Presidenza G7 che si è avviato a gennaio.

 

Il Summit è stato l’appuntamento ideale per presentare il Piano Mattei per l’Africa, su cui la premier Giorgia Meloni ha sempre dichiarato di puntare fortemente, tanto da annunciarlo nel discorso di fiducia al suo Governo fatto alle Camere il 25 Ottobre 2022.

 

Ma cos’è il Piano Mattei per l’Africa? Il Piano, di durata quadriennale, ha lo scopo di delineare una forma stabile e coordinata di partenariato tra Italia e Paesi Africani basato, secondo le dichiarazioni della Premier, su un nuovo approccio di cooperazione bilaterale non più “predatorio” o “caritatevole” ma reciprocamente vantaggioso.

 

Durante il Summit sono stati già annunciati dei progetti pilota in Marocco, Tunisia, Costa d’Avorio, Algeria, Mozambico, Egitto e Repubblica del Congo, destinati a creare centri di formazione professionale sulle energie rinnovabili ed il settore agroalimentare, investimenti in nuove tecnologie per il settore agricolo e progetti destinati alla depurazione delle acque, creazione di pozzi e reti idriche alimentati da energie rinnovabili, riqualificazione di scuole e miglioramento dell’assistenza sanitaria.

 

Il Piano, d’altro canto, prevede la collaborazione su diversi dossier fondamentali. Tra essi ci sono la cooperazione allo sviluppo, la promozione delle esportazioni e degli investimenti, la sicurezza alimentare, lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, il partenariato energetico ed il contrasto all’immigrazione irregolare.

 

Se da un lato, dunque, per quanto riguarda i “flussi in uscita” dall’Italia verso i Paesi Africani, si continueranno a sostenere i progetti di cooperazione allo sviluppo, l’obiettivo di aumentare gli investimenti diretti esteri e le esportazioni di prodotti in un continente in grande crescita di popolazione ed urbanizzazione potrebbe essere un obiettivo strategico di medio e lungo periodo. Già nel 2022 il valore dell’interscambio tra Italia e paesi africani era stato superiore ai 68 miliardi di euro, con le esportazioni italiane che raggiungevano i 21,3 miliardi.

 

Dall’altro lato, ci sono i “flussi in entrata” di questa relazione reciproca. Due elementi sembrano prioritari per il Governo italiano: l’energia e le migrazioni. Per quanto riguarda il primo, l’ambizione maggiore è quella di rendere l’Italia un polo centrale per l’approvvigionamento energetico tra l’Africa e l’UE. Ambizione resa ancora più forte in seguito al conflitto Russo-Ucraino. Per quanto riguarda i flussi migratori, oltre alla politica di gestione di quelli irregolari cara agli alleati di Governo, il Piano Mattei dovrebbe prevedere una strategia attiva mirata alla formazione in loco di personale specializzato da impiegare poi in Italia ed ovviare così alla carenza di manodopera qualificata sempre più pressante nel nostro Paese.

 

Un primo passo verso la stesura del Piano è stato fatto pochi giorni fa con l’approvazione alla Camera, dopo quella del Senato, del decreto che definisce la governance del Piano Mattei. Viene istituita una struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio, oltre ad una Cabina di Regia presieduta dal Presidente del Consiglio, e composta dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da altri ministri, dal presidente della Conferenza delle regioni e province autonome e da rappresentanti di agenzie e società pubbliche che operano nel settore. Fanno parte della cabina anche rappresentanti di imprese a partecipazione pubblica ed università, oltre che esponenti “della società civile e del terzo settore”. Il compito principale della Cabina di regia sarà quello di “finalizzare” il Piano Mattei nei prossimi mesi ed approvare la relazione annuale, predisposta dal Governo, sullo Stato di attuazione del Piano.

 

Finalizzare il Piano significa riempirlo di progetti ed accordi operativi basandosi su una revisione delle iniziative programmate o in corso in Africa e definendo proposte per potenziamento di esse e per l’avvio di nuove (vedi i progetti pilota). Ad oggi, dunque, il Piano è ancora tutto da scrivere.

 

Da questo punto di vista è presto per capire se il Piano resterà solo un intento o diventerà una vera programmazione stabile di partenariato vantaggioso. Due fattori andranno monitorati per comprendere il reale impegno del Governo verso un esito efficace: i fondi stanziati ed il reale coinvolgimento dei paesi partner africani.

 

Le risorse inizialmente previste, come annunciato durante il Summit, ammontano a circa 5.5 miliardi attinti, e quindi spostati, dal Fondo Sociale per il clima italiano e dalle risorse della Cooperazione Italiana. È evidente che i fondi sono insufficienti anche solo per pensare di bilanciare minimamente l’influenza crescente in Africa di altri paesi come la Cina. Altri fondi andrebbero reperiti presso l’Unione Europea o le Banche multilaterali allo sviluppo. Già, ma l’Unione Europea cosa ne pensa del Piano Mattei? Al Summit hanno partecipato sia la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e la Presidente del Parlamento Europea Roberta Metsola che hanno sostenuto la correttezza dell’approccio cooperativo tra pari, ma si tratta di cariche il cui mandato è in scadenza. Le nuove maggioranze che emergeranno alle elezioni europee di giugno potrebbero non appoggiare le iniziative unilaterali italiane.

 

Per quanto riguarda la controparte della partnership, ovvero i paesi africani, si può affermare che la partecipazione di 15 Capi di Stato ed 8 Capi di Governo è un segnale importante dato dal continente verso l’Italia. Nonostante questo, alcuni leader hanno manifestato scetticismo di fronte a tante promesse che in passato non hanno portato gli investimenti richiesti dai paesi africani. Il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, ha apprezzato il cambio di approccio nelle relazioni UE-Africa, ma ha anche sottolineato che si aspettava di essere consultato sul Piano Mattei.

 

I prossimi mesi ci permetteranno di valutare entrambi i fattori e capire il futuro del Piano Mattei.

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