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La rinascita dell’Iran guidata dalle donne e dalle nuove generazioni che non guardano alla politica ma chiedono libertà e felicità

DAL BLOG
Di Orizzonti Internazionali - 17 ottobre 2022

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento

di Pejman Abdolmohammadi, docente dell’Università di Trento

 

Sono circa trenta giorni che in Iran decine di migliaia di cittadini, particolarmente giovani e donne, stanno scendendo quasi ogni giorno in piazza in segno di protesta contro la repubblica islamica, chiedendo un radicale cambiamento del sistema politico iraniano. La miccia che ha fatto scatenare la protesta è stata la morte della giovane ragazza 22enne Mahsa Amini, deceduta, in ospedale a Teheran, lo scorso 16 settembre, a seguito dell’arresto della polizia etica.

 

Mahsa, proveniente dalla regione curda iraniana, si trovava a Teheran per visitare dei familiari e, durante una passeggiata in centro, è stata fermata dagli agenti della polizia etica che l’hanno accusata di aver violato l’hijab, il codice d’abbigliamento islamico, vigente in Iran a seguito della rivoluzione del 1979. La morte di Mahsa, avvenuta in circostanze poco chiare, ha provocato una ondata di proteste in tutto il Paese. I manifestanti sostengono che Mahsa abbia perso la vita a causa delle percosse ricevute dalla polizia durante l’arresto. I vari tentativi delle autorità iraniane finalizzate a negare il loro coinvolgimento nella morte di Mahsa, non hanno avuto successo.

 

Così Mahsa si è trasformata in un simbolo in grado di coalizzare numerose forze antigovernative e di opposizione che ormai da anni esprimono il loro dissenso nei confronti della classe dirigente al potere a Teheran. Si tratta di un movimento di protesta composto, principalmente, dai giovanissimi iraniani, i c.d. Millenial o la generazione Z. Giovani nati e cresciuti sotto il codice etico della repubblica islamica, i quali oggi si ribellano alla dottrina religiosa a loro imposta e chiedono il rispetto delle libertà individuali e la garanzia di parità tra i diritti delle donne e degli uomini.

 

Il cambio generazionale, inoltre, sta rappresentando un fattore rilevante in Iran. Circa il 73 percento della popolazione, su 84 milioni, è sotto i 45 anni, mentre i giovanissimi (sotto i 25 anni), rappresentano il 37 per cento della società. Tra gli slogan principali dei dimostranti si notano quelli di “Zan, Zendeghi, Azadi” (Donna, Vita, Libertà), “Mard, Mihan, Abadi” (Uomo, Patria e Prosperità) e “Azadi, Azadi, Azadi” (Libertà, Libertà, Libertà). Il movimento di protesta non distingue tra le varie fazioni politiche , riformisti o conservatori, presenti all’interno della repubblica islamica, chiedendo un cambiamento radicale. Siamo dinanzi a una generazione priva di ideologia, alla ricerca di libertà e di felicità. Non ha simpatie per l’Islam politico e per ideologie di sinistra; chiede la laicità dello Stato e una modernizzazione socio-politica basata sul pluralismo dei valori.

 

Le proteste, in questo mese, si sono allargate in tutto il territorio nazionale, coinvolgendo numerose piccole e grandi città iraniane sia all’interno dei centri urbani sia nelle zone rurali del paese. Si nota una unità nazionale e una compattezza in tutte le regioni iraniane, dal Khorasan al Kurdistan; dal Mar Caspio al Golfo persico, mettendo in luce come non ci siano divisioni etniche nel paese.

 

Le reazioni della ruling elite della repubblica islamica è stata molto forte. Secondo fonti interne e agenzie all’estero quali l’organo indipendente per la difesa dei diritti umani iraniani a Oslo, sarebbero 223 i manifestanti uccisi, tra cui 25 minorenni. La risposta delle autorità, tuttavia, non si ferma solo alla repressione in piazza.

 

Vi sono stati, sebbene in modo limitato, tentativi di aprire un confronto con la nuova generazioni. Il comandate dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Salami, ad esempio, ha detto di voler bene ai giovanissimi, mentre il capo del potere giudiziario, l’hojjatoleslam Mohseni Ejei, ha chiamato le nuove generazioni ad aprire un dialogo, promettendo di valutare i loro disagi. Alcuni esponenti, più pragmatisti, quali l’ex presidente del Parlamento, Ali Larijani, hanno sostenuto che sia importante rivedere alcune leggi quali quelle inerenti il velo islamico. Tuttavia non sembra che queste risposte, al momento, stiano avendo un effetto sul movimento di protesta che sta invece continuando ad espandersi, manifestando il proprio dissenso.

 

Le proteste questa volta hanno avuto un effetto molto ampio sia in Iran sia all’estero. Notevoli personalità politiche quali il Presidente del Parlamento Europeo, Roberts Metsola, il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden e il Presidente francese Emanuel Macron si sono espressi a sostegno delle donne e dei giovani iraniani. Anche nel mondo dello spettacolo, oltre a numerosi personaggi di Hollywood e del cinema francese, molte attrici e attori iraniani, quali Hedieh Tehrani e Mehran Modiri, hanno espresso il loro sostegno al movimento iraniano. Anche il mondo dello sport iraniano è stato molto presente. Ali Karimi, ex campione della nazionale di calcio, ad esempio, ha diverse volte sostenuto i giovani, mentre ieri la scalatrice iraniana, Elnaz Rekabi, ha scalato senza il velo durante i campionati asiatici di Seul, infrangendo il codice simbolico della repubblica islamica.

 

Questo livello di appoggio della società civile iraniana e di quella internazionale, non si era mai visto negli ultimi decenni. Infine, va sottolineato come siano le donne al centro di questo movimento di protesta. La leadership femminile si nota sia in piazza sia all’interno del pensiero politico-sociale di questa protesta. Un movimento femminile moderno, sostenuto e affiancato da numerosi uomini, che chiede pluralismo e libertà.

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