''L'Europa è in lotta'' e deve difendere pace, integrità, indipendenza, valori, democrazia: ecco il report sullo Stato dell’Unione di Von Der Leyen

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento
di Luisa Antoniolli e Emanuele Massetti, docenti della Scuola di studi internazionali dell’Università di Trento
Il 10 settembre 2025 la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato il suo rapporto sullo stato dell’Unione al Parlamento europeo. Si tratta della relazione che ogni anno fa il punto sulla situazione europea e sul contesto internazionale, fissando le linee di azione per il futuro. Nell’attuale situazione geo-politica, la posizione della Commissione è un termometro particolarmente importante di come e dove vanno le cose in Europa.
Come vedremo, il documento è significativo per quello che dice, ma altrettanto per quello che non dice.
L’incipit è molto netto e combattivo: ‘L’Europa è in lotta’ (‘Europe is in a fight’). E la lotta riguarda molti aspetti vitali: pace, integrità, indipendenza, valori, democrazia. Il senso di pericolo è imminente, perché ‘il mondo di oggi è spietato’. Perciò, l’Europa ‘non può aspettare che la tempesta passi’; deve combattere, e far sorgere una ‘nuova Europa’: ‘questo è il Momento dell’Indipendenza dell’Europa’. Di fronte a questa chiamata alle armi europea, è cruciale capire quali sono per la Commissione gli aspetti vitali per una reazione commisurata al pericolo esistenziale che minaccia il vecchio continente.
L’analisi parte dai temi più drammatici e urgenti per l’ordine internazionale, in particolare la guerra in Ucraina ed a Gaza, e dedica una parte consistente del documento ad essi. Nel caso dell’Ucraina, la Commissione ribadisce un impegno europeo che ha già avuto importanti sviluppi negli anni passati, confermandolo e rafforzandolo sia sul piano finanziario che su quello militare, anche attraverso un nuovo programma per rafforzare le forze militari ucraine (Qualitative Military Edge). Nel discorso vi è però solo un accenno al convitato di pietra in tema di sicurezza europea, ovvero la Nato: von der Leyen riconosce che essa continua ad essere un attore essenziale per la nostra sicurezza, ma al tempo stesso sostiene che l’Europa deve rapidamente creare una propria difesa ‘forte e credibile’, assumendosene direttamente la responsabilità ed il controllo, attraverso programmi e finanziamenti dedicati (Readiness 2030 e SAFE) ed un nuovo meccanismo di semestre europeo della difesa che coordini le azioni degli Stati membri. In quest’ottica di sicurezza continentale si colloca anche il riferimento al processo di allargamento dell’Unione europea agli Stati ad est e sud dell’Europa (Ucraina, Moldova, Stati balcanici occidentali), che deve essere intensificato ed accelerato.
Nel caso del conflitto palestinese, il tono cambia, riflettendo un approccio della Commissione molto meno risoluto rispetto alla guerra in Ucraina; meno incline a forzare la mano degli Stati che si oppongono all’adozione di misure sanzionatorie contro Israele. Vale la pena ricordare che, in questo caso, i governi più restii (anche di fronte alle proposte non certo radicali della Commissione), non sono quelli di paesi periferici e politicamente disallineati rispetto a Bruxelles (come Slovacchia e Ungheria), ma includono paesi come l’Italia e, soprattutto, la Germania. Von der Leyen afferma che la tragedia umanitaria che si sta consumando a Gaza a causa del conflitto israelo-palestinese è inaccettabile, ma al tempo stesso è costretta a riconoscere che l’Europa deve fare di più, e che le divisioni fra gli Stati membri dell’UE stanno paralizzando gli interventi. La Commissione si dice pronta a fare tutto ciò che è in suo potere (compreso proporre la sospensione parziale dell’accordo commerciale con Israele, e la comminazione di sanzioni alle persone fisiche e giuridiche coinvolte nelle violazioni), ma traspare l’insufficienza di un approccio unilaterale che non riesca a coinvolgere le altre istituzioni europee, in primo luogo il Consiglio.
L’attenzione si sposta poi sui temi economici, che rappresentano un ambito cruciale sia all’interno dell’Unione, che all’esterno. Il cuore dell’integrazione continua ad essere il mercato interno, per il quale, sulla base delle indicazioni del Rapporto Letta, si prevede di fissare un nuovo quadro di interventi (Single Market Roadmap to 2028) che innovino i settori nevralgici di finanza, energia e telecomunicazioni, oltre a rafforzare la libera circolazione della conoscenza e dell’innovazione (la cd. quinta libertà). La Presidente ribadisce inoltre la centralità di due pilastri del suo precedente mandato, quello dello sviluppo delle tecnologie verdi e digitali. Segnala in primo luogo la necessità di investimenti adeguati per tenere il passo con i competitor stranieri (in primo luogo Stati Uniti e Cina), in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale, favorendo la creazione di AI gigafactories europee. Inoltre, si propone un deciso rafforzamento del mercato dei capitali europei (invocato dal rapporto Draghi), oltre alla riduzione generale degli oneri burocratici a carico delle imprese.
Sul versante ambientale viene ribadita la necessità della transizione ecologica attraverso la decarbonizzazione, ribadendo gli obiettivi già stabiliti nel Green Deal per la riduzione delle emissioni, e fissando nuove soglie per il 2040. Sul piano internazionale, solo verso la fine del rapporto viene introdotto il tema dei dazi e delle tensioni nei rapporti commerciali (e non solo) fra gli Stati Uniti e l’Unione europea sotto la nuova amministrazione Trump. Von der Leyen difende l’accordo raggiunto, sostenendo che data la situazione non era possibile ottenere termini migliori, e sottolineando che molti altri paesi hanno ottenuto condizioni peggiori. Se da un lato, quindi, si riconosce di essere stati costretti ad accettare condizioni sbilanciate e punitive, si riafferma tuttavia che la decisione è stata interna, e che anche in futuro ‘l’Europa deciderà da sola’. L’affermazione appare condivisibile e necessaria, ma non pare che l’Unione sia in grado al momento di giocare un ruolo autonomo e determinante nei rapporti con gli Usa e sul piano internazionale. Gli accordi commerciali conclusi e negoziati ad un ritmo crescente negli ultimi anni, in vari continenti, richiamati nel rapporto, sono certamente strumenti importanti, ma non colmano un vuoto nella collocazione internazionale dell’Unione e la mancanza di un solido quadro multilaterale in un’epoca in cui il quadro economico e geo-politico è in rapidissima evoluzione, e la sicurezza, non solo quella economica, è soggetta a nuove sfide e minacce.
Per quanto riguarda il fronte sociale, il rapporto sottolinea la necessità di garantire salari adeguati per i lavoratori, proponendo un Quality Jobs Act. Tuttavia, questa iniziativa difetta di solide basi giuridiche (rientrando principalmente nelle competenze nazionali) e, cosa ancor più importante, non può contrastare l’impostazione macroeconomica della UE (e soprattutto dell’Eurozona) che, come ricordato da Draghi nel discorso tenuto a La Hulpe ad aprile 2024, consiste nel perseguire “una strategia deliberata volta ad abbassare i costi salariali relativi di un paese rispetto all’altro – combinando ciò con politiche fiscali pro-cicliche – il cui risultato è stato di indebolire la nostra domanda [della UE] e di minare il nostro modello sociale”.
Il caso della Francia, la cui instabilità politica è strettamente legata alla necessità di adottare politiche di austerità e (quindi) di contenimento salariale, dimostra chiaramente che l’approccio macro-economico prevalente nella UE è ancora quello descritto da Draghi. Nel rapporto, il tema della tutela dei lavoratori viene collegato a quello della lotta alla povertà e alla tutela dell’infanzia, con un approccio fondato su una visione dei lavoratori come soggetti deboli. In questo contesto il rapporto menziona anche il problema dei costi dell’energia, divenuti particolarmente pesanti in seguito alla guerra in Ucraina e il conseguente blocco del gas russo, che secondo la Commissione deve essere risolto accelerando la transizione energetica verso fonti rinnovabili e pulite; e il problema degli alloggi, considerato come un diritto sociale la cui mancanza strutturale affligge tutti i paesi europei, con pesantissime ricadute sociali, per i quali si propone di allentare le regole in materia di aiuti di Stato per consentire il finanziamento di nuovi alloggi a prezzi calmierati.
Inoltre, fra i beni essenziali a cui deve essere garantito l’accesso a tutti a prezzi contenuti vengono elencati anche l’automobile (un chiaro segnale di sostegno ad un settore strategico in Europa che è oggi fortemente in crisi) ed il cibo, in cui si intrecciano temi sociali (costi per i consumatori e reddito per gli agricoltori), commerciali e ambientali. Successivamente, la Presidente richiama il ruolo centrale della democrazia e dello stato di diritto (rule of law), focalizzando l’attenzione sul ruolo corrosivo della disinformazione e sulla necessità di garantire la libertà e il pluralismo dei mezzi di informazione, e sulla necessità di proteggere i soggetti più deboli, soprattutto i minori, da ogni forma di manipolazione, soprattutto attraverso i social media. Anche in questo caso, l’indirizzo della Commissione è fortemente condizionato dall’adozione di un’ottica da ‘tempo di guerra’, in cui alle narrazioni del ‘nemico’ non può essere garantita la stessa libertà di circolazione che, in condizioni normali, le liberal-democrazie dovrebbero garantire.
Il rapporto ha toccato anche un altro tema cruciale e altamente divisivo: quello dell’ immigrazione. Pur ricordando la necessità di un trattamento umano e in linea con la tutela dei diritti fondamentali garantiti ad ogni persona, l’analisi si concentra sulla necessità di proteggere i confini degli Stati membri, impedendo gli arrivi illegali, soprattutto attraverso la lotta alle organizzazioni criminali che lucrano su questi flussi. Inoltre, si sottolinea la necessità di rivedere e rendere efficace il rimpatrio forzato dei migranti illegali. L’enfasi è quindi sulla necessità di protezione interna e chiusura, piuttosto che sulla protezione e tutela dei diritti umani e sulla gestione efficace di flussi che sono non solo continui (per motivi esogeni all’Europa, quali guerre, carestie, ecc.), ma anche necessari per contrastare i fenomeni di decrescita demografica europea e far fronte alla necessità di un’immigrazione controllata.
Solo alla fine del documento viene menzionato, peraltro in modo parziale e sommario, un tema scottante, ovvero la necessità di riforme istituzionali. Il punto centrale (a cui viene aggiunto, molto succintamente, quello di ampliare il diritto di iniziativa legislativa al Parlamento europeo) è quello di superare la regola dell’unanimità nel Consiglio Ue, che paralizza la capacità di azione europea in molti settori cruciali, in primo luogo la politica estera e di sicurezza, indebolendo in modo determinante la capacità di interventi efficaci e tempestivi dell’Unione. Si tratta di una posizione condivisa da molti, ma occorre realisticamente riconoscere che le chance di una sua attuazione sono molto basse. La stessa scelta di discutere il tema in chiusura del discorso, e in termini piuttosto succinti e generali, sembra indicare la scarsa fiducia della Commissione di poter ottenere risultati su questo fronte.
In conclusione, il rapporto sullo stato dell’Unione oscilla fra due poli opposti: volare alto, proponendo interventi radicali a fronte di una situazione di rischio esistenziale per l’Europa e per i suoi valori; e continuare sulla via già tracciata, cercando di accontentare una platea ampia ed eterogenea con interventi che consolidano delle scelte già compiute. Seppure sia inevitabile per la Commissione proporre delle azioni che possano raccogliere il consenso delle altre istituzioni europee e degli Stati membri per poter raggiungere risultati concreti, sembra che in un frangente di estrema criticità come questo sia mancato il coraggio di ribadire a tutto campo le ragioni e i valori fondanti del processo di integrazione europea, e di farne discendere la strategia interna ed esterna in un mondo profondamente mutato e diviso.












