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L'Italia è "malata d'Europa", vincono le forze euroscettiche, ma è colpa dell'Unione europea?

Dai dati dell’Eurobarometro dell’autunno 2017 solo il 37% degli italiani ritiene l’Unione europea “una buona cosa”. Una percentuale più bassa degli inglese nonostante la Brexit. Molto probabile saremo chiamati a dare una indicazione chiara di permanenza nella moneta unica o addirittura nell’Unione
DAL BLOG
Di Orizzonti Internazionali - 24 maggio 2018

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento

Siamo il paese più Euroscettico d’Europa, e anche il più pessimista. Dai dati dell’Eurobarometro dell’autunno 2017 solo il 37% degli italiani ritiene l’Unione Europea “una buona cosa”.

 

Una percentuale addirittura minore al 42% di inglesi che, nonostante la Brexit, ritengono l’UE ancora “una buona cosa”. Solo Grecia e Repubblica Ceca hanno percentuali di scetticismo leggermente inferiori alle nostre, dato che va confrontato con l’Euro-entusiasmo dei tedeschi, al’81% convinti filoeuropeisti.

Sempre secondo l’Eurobarometro, gli italiani guardano sconsolati la situazione del paese: il 75% ritiene che ci troviamo in una cattiva situazione, una percentuale più alta al 48% degli inglesi.

 

Ma anche i cittadini di stati come Albania, Serbia o Turchia, paesi non proprio alla frontiera del benessere, sono meno sconsolati di noi: ritiene la situazione “difficile” il 50% circa dei loro cittadini. Spicca ancora in positivo la Germania, dove solo il 16% degli intervistati mostra la stessa preoccupazione.

Sono questi numeri che certificano la realtà politica sotto gli occhi di tutti: l’Italia è la “malata d’Europa”, la prossima nazione dopo il Regno Unito che può contribuire a minare le fondamenta dell’Unione.

 

Il successo elettorale delle forze euro-scettiche non fa che convalidare quanto già rivelato dai dati dei sondaggi. 

 

Con questi umori, non è per niente sorprendente che il governo del paese stia andando alle forze del paese più Euroscettiche, cioè Lega e 5-Stelle, né che parte del loro contratto di governo verta infatti sulla posizione da tenere con l’Europa, fonte a loro dire delle iniquità e della insoddisfazione a cui è sottoposto il popolo italiano.

 

Brexit insegna: qualcuno cavalcherà quest’onda ed in un prossimo futuro è molto probabile che saremo chiamati a dare una indicazione chiara di permanenza nella moneta unica o addirittura nell’Unione. Per preparare le futura discussione, giova allora tenere a mente anche altri numeri, oltre a quelli della nostra disaffezione. 

 

Il primo numero da tenere a mente è che attualmente poco meno del 40% dell’intero debito pubblico italiano è stato comprato non da noi, ma da investitori stranieri. Questi hanno speso i loro soldi (e non i nostri!) per finanziare il nostro debito, il nostro tenore di vita e sono giustamente preoccupati di riaverli indietro (stiamo parlando di fondi pensione, assicurazioni e banche, principalmente francesi e tedesche). 

 

Quando recentemente un risparmiatore italiano non si è visto rimborsata l’obbligazione bancaria di una banca italiana in dissesto, subito la discussione ha sposato la tesi del risparmiatore, perché “ignaro del rischio di investimento e buggerato dagli avidi cacciatori di profitto”, cioè i dirigenti bancari. Non si capisce allora perché i risparmiatori esteri, a cui abbiamo venduto il nostro debito, debbano esser giudicati diversamente e allegramente gabbati. 

 

Il secondo numero che dovremmo ricordare è che ai dati di un anno fa (aprile 2017), l’agenzia Equitalia aveva accertato debiti verso il fisco di poco più di 800 miliardi di euro.

 

E’ una cifra enorme, che la dice lunga sulle abitudini fiscali del nostro paese, anche perché si tratta solo dell’evasione accertata. Allora come la mettiamo: vogliamo ancora insistere che la crisi del debito è colpa dell’Europa, o finalmente ci prendiamo le nostre responsabilità?

 

Stefano Benati, docente della Scuola di Studi Internazionali 

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