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Lotta alla cimice asiatica, porte semiaperte per l'utilizzo dei parassitoidi dell'estremo oriente

Mancano da parte dell’Ispra le linee guida secondo le quali devono essere condotte le indagini probatorie, c'è tempo 6 mesi. Un ente di ricerca competente deve dimostrare l’assoluta mancanza di conseguenze negative a carico dell’equilibrio biologico esistente nell’ecosistema ospitante. In Trentino questo ruolo spetta alla Fondazione Mach che ha ricevuto dalla Provincia di Trento un contributo di 130.000 euro
DAL BLOG
Di Sergio Ferrari - 12 settembre 2019

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele

Trissolcus iaponicus e Trissolcus mixukuri sono i nomi latini di due parassitoidi originari dell’estremo oriente che sarebbero in grado di contenere lo sviluppo della cimice asiatica ormai presente stabilmente anche in Trentino in misura 10 volte superiore a quella dello scorso anno.

 

La richiesta di autorizzazione alla loro introduzione al Ministero dell’Ambiente è possibile dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 settembre 2019 del Decreto firmato dal Presidente della Repubblica il 5 luglio scorso.

 

A condizione che un ente di ricerca competente dimostri l’assoluta mancanza di conseguenze negative a carico dell’equilibrio biologico esistente nell’ecosistema ospitante.

 

In Trentino questo ruolo spetta alla Fondazione Mach che ha ricevuto dalla Provincia di Trento un contributo di 130.000 euro per la realizzazione di celle di quarantena nelle quali eseguire le ricerche necessarie.

 

Mancano da parte dell’Ispra le linee guida secondo le quali devono essere condotte le indagini probatorie. Claudio Ioriatti, dirigente del Centro per il trasferimento tecnologico della Fem, informa che l’Ispra ha tempo 6 mesi per stabilire le linee guida delle prove da eseguire nelle celle di quarantena.

 

Annunciate ma finora non dichiaratamente funzionanti da parte dei responsabili della Fondazione Mach. Sarebbe utile per accorciare i tempi che l’Ispra ritenesse validi i risultati ottenuti nei Paesi di origine dei parassitoidi o in Paesi non obbligati istituzionalmente a rispettare le direttive restrittive imposte dall’Unione europea, quali la Svizzera.

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