Assegno unico, i cittadini si trovano gli importi decurtati e l'Agenzia deve recuperare 400 mila euro
L'assegno unico è stato lanciato a inizio anno, un provvedimento da circa 75 milioni di euro. Una situazione che si è venuta a creare dopo la presentazione dei dati relativi a mensa e trasporto urbano. Il dirigente: "Comprendiamo la preoccupazione, ma tutto è sotto controllo"

TRENTO. "Alcuni beneficiari in fascia B si sono visti decurtare l'importo sull'assegno unico, mentre siamo in fase di recupero di circa 400 mila euro nella fascia A", spiega Gianfranco Zoppi, dirigente dell'Agenzia provinciale per l'assistenza e la previdenza integrativa, che aggiunge: "Ci rendiamo conto che ricevere importi più bassi non è piacevole, ma è un normale ri-equilibrio delle risorse. Nessuno perde nulla".
Una situazione che si è venuta a creare dopo la presentazione dei dati relativi a mensa e trasporto urbano. "Abbiamo ricevuto da poco questi flussi di ottobre - aggiunge il dirigente generale - mentre tra metà giugno e metà settembre si calcola che gli alunni non utilizzano i mezzi di trasporto pubblico e non usufruiscono della mensa. A questo si aggiunge che l'Inps ha comunicato le quasi 400 famiglie che hanno beneficiato dell'assegno unico e del Rei, che non sono cumulabili. Ora ci troviamo a dover riassegnare le quote per equilibrare tutto in base agli utilizzi. Nessun beneficiario perde soldi e tutto è sotto controllo, semplicemente questo sistema è nuovo e alcuni aggiustamenti sono normali".
L'assegno unico è stato lanciato a inizio anno, un provvedimento da circa 75 milioni di euro che raggruppa le risorse dedicate a reddito di garanzia, assegno regionale al nucleo familiare, abbattimento delle tariffe degli asili nido e tagesmutter e assegno integrativo invalidi.
A queste si aggiungono i soldi derivanti dalla mancata previsione dal 2018 della detrazione fiscale sull'addizionale regionale per i figli a carico che sono interamente dedicate ai nuclei con figli a carico. Un assegno unico che però ha fin da subito presentato alcune criticità (Qui articolo).
Sono in concreto due le "voci" o quote che compongono l'assegno unico, una quota finalizzata a garantire il raggiungimento di un livello di condizione economica sufficiente al soddisfacimento di bisogni generali della vita e un'altra diretta a sostenere la spesa necessaria al soddisfacimento di bisogni particolari della vita, come cura, educazione e istruzione dei figli, assistenza di soggetti deboli e l'accesso a soluzioni abitative idonee. In concreto i primi quattro mesi sono composti da un unico importo, quindi si aggiunge una quota condizionata che dipende dall'utilizzo dei servizi mensa e trasporto.
Complessivamente sono importanti i numeri che coinvolge circa 7 mila nuclei per il sostegno al reddito, circa 32 mila per i figli e circa 3 mila per l'accesso ai nidi d'infanzia, mentre i diversamente abili riguarda circa 7.800 unità, fatte salve quelle sovrapposizioni di soggetti beneficiari, che sono numerose.
"Non viene più chiesta la certificazione alle famiglie - evidenzia Zoppi - ma da quest'anno sono gli enti come le sedici Comunità di valle e il migliaio di asili e tagesmutter a fornire tutti i dati. Il sistema è molto complesso, ma è stato scelto per ridurre la burocrazia. L'elaborazione fornisce poi la fotografia esatta. E' normale che ci siano aggiustamenti, in fascia A alcune famiglie devono restituire tra i mille e i 3 mila euro, mentre altri nuclei in fascia B hanno ricevuto un contributo minore".
Un cambiamento che nasce dall'esigenza di razionalizzare l'erogazioni di beni e servizi sul territorio provinciale, un cambio della politica per legare l'utilizzo delle risorse a finalità meritevoli e un utilizzo in modo proprio dei soldi. "L'assegno in media è di 100 euro e il 30% è destinato all'utilizzo di mense e trasporti pubblici - dice il dirigente - questa novità permette un monitoraggio migliore e più equo, ma è necessario aggiustare alcuni aspetti in corso d'opera. Ormai siamo quasi a regime".
Insomma, la macchina necessita di essere oliata per far fronte alla mole di banche dati gestite dai diverse soggetti e la difficoltà dei funzionari dell'agenzia di spiegare in pochi minuti all'utenza il cambio di rotta in merito all'assegno unico. "Servirebbe - conclude Zoppi - maggior tempo per informare i cittadini, la comunicazione è importante, ma il personale che lavora molto bene è molto impegnato".


















