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Sanità, 4,5 milioni di euro per recuperare le liste d'attesa: “Impennata di domande ad alta priorità, bisogna lavorare sull'appropriatezza delle richieste”

Dalle prestazioni aggiuntive all'assunzione di personale fino al ricorso alle strutture private e alla presa in carico proattiva da parte del Cup degli utenti in attesa per le visite di controllo: sono questi gli strumenti messi in campo dalla Provincia, per i quali è previsto un finanziamento di oltre 4,5 milioni di euro, per abbattere le liste d'attesa in Trentino. Tra i problemi maggiori evidenziati dalle autorità, oltre alla mancanza di personale, anche l'aumento "significativo" delle richieste con Rao ad elevata priorità (A, B, C) che non sempre, ha specifica l'assessora Segnana, sono appropriate

Di Filippo Schwachtje - 12 August 2022 - 17:23

TRENTO. “La polemica nata in questa ultima settimana è esagerata: l'Azienda sanitaria sta lavorando con grande impegno per riuscire a recuperare ciò che è stato perso durante la pandemia. Il sistema è sovraccarico, ma dai dati si può capire che si sta rispondendo in maniera soddisfacente ai bisogni dei cittadini”. Sono queste le parole dell'assessora provinciale alla Sanità Stefania Segnana nel presentare il piano provinciale per abbattere le liste d'attesa accumulate nel sistema sanitario trentino, piano che prevede la messa a disposizione di oltre 4,5 milioni di euro per mettere in campo una serie di interventi straordinari. Al di là “dell'enorme rimbalzo della richiesta di prestazioni specialistiche” causata dall'impatto del Covid (“e la diminuzione dell'attività di ricovero ospedaliero durante l'emergenza"), ciò che ha causato (e sta causando) difficoltà in particolare, è stato sottolineato nel corso della conferenza, è stato l'aumento significativo” registrato nelle domande di prestazioni con Rao ad elevata priorità (A, B e C, pari rispettivamente a 3, 10 e 30 giorni massimo di attesa) che ha visto nei primi sei mesi del 2022 un aumento di circa 3 punti percentuali sul totale delle prenotazioni rispetto al periodo pre-pandemico. Una crescita, ha spiegato il direttore sanitario dell'Apss, Giuliano Mariotti, che ha creato una sorta di 'imbuto', un sovraccarico del sistema: “E' come se in autostrada – ha detto – tutti volessero stare sulla corsia di sorpasso”.

 

Le parole delle autorità arrivano dopo il quadro riportato negli scorsi giorni dal Partito Democratico del Trentino per quanto riguarda il sistema sanitario provinciale (Qui Articolo). La capogruppo dem in consiglio provinciale Sara Ferrari infatti, dopo aver elencato una serie di problematiche (tra le quali, oltre alla 'fuga' dei medici trentini, c'era anche quella relativa ai lunghi tempi d'attesa), ha addirittura dichiarato che, vista la situazione: “Per la sanità trentina servirebbe un commissario straordinario come Figliuolo”. Una posizione alla quale la Provincia aveva già replicato, sottolineando che, in relazione alle difficoltà di offerta che persistono ancora oggi: “Nonostante gli interventi, fondamentalmente per la carenza di professionisti sanitari presente sul territorio nazionale, va sottolineato che l'analisi dell'appropriatezza della priorità assegnata continua a evidenziare che molte richieste con Rao ad elevata priorità (A,B,C) non rientrano nei criteri clinici previsti. In poche parole, ciò ha generato un intasamento di slot nelle agende di prenotazione” (Qui Articolo). La stessa assessora Segnana nell'incontro di oggi ha ribadito che “ci sono delle situazioni in cui la richiesta che viene fatta dall'utente al medico di medicina generale per avere una risposta nell'immediato porta a prescrizioni non appropriate”.

 

Prescrizioni che in seguito, secondo il dirigente generale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari Antonio Ferro, portano i sanitari a “non avere elementi per poter distinguere se una persona ha un'urgenza vera e propria. Gli esami e le richieste inappropriate vanno a discapito di quei casi in cui si deve invece intervenire, è un po' il problema dell'ingolfamento nei pronto soccorso”. Quello delle liste d'attesa, ha detto Ferro: “E' un tema molto attenzionato dall'Azienda e molto sentito dalla popolazione. Sono due i 'pilastri' da affrontare: il primo è chiedersi dove è possibile aumentare l'offerta. Un'offerta che è stata spinta da un periodo nel quale non si potevano fare visite, accumulando quindi un ritardo non solo nell'ambito specialistico ma anche sulle visite chirurgiche. Va detto, comunque, che l'Azienda ha effettuato circa 1.220.000 prestazioni, con una percentuale di libera professione molto al di sotto di quanto previsto dalla normativa, poco più del 10%. L'altro tema è la riorganizzazione territoriale e della medicina di famiglia, che deve lavorare sull'appropriatezza: più di una richiesta su due infatti, è inappropriata ed è necessario riuscire quindi a 'governarle' complessivamente. Non possiamo pretendere che un medico di famiglia sia molto coerente e ligio con la richiesta di analisi mentre altri non lo sono, perché ovviamente i pazienti si sposteranno verso chi prescrive più facilmente”. In diversi casi, ha detto Ferro, i cittadini si sono imposti con i loro medici per ottenere una priorità elevata e riuscire ad avere una visita dopo attese molto lunghe: "Non è facile governare questa insoddisfazione generale che c'è nella popolazione, provata come tutti dal periodo di Covid. Non possiamo pretendere che il singolo medico possa arginare questo impatto, dovremo ancora lavorare con la popolazione su questo".

 

Analizzando i dati, ha poi spiegato Mariotti: “Prendendo in considerazione ciò che prenotiamo (che è meno rispetto a quanto viene effettivamente erogato), nel 2008 sono state poco più di 900mila le visite e le prestazioni prenotate in un anno. Nel 2022 la stima è di 1.220.000”. Il totale delle domande è rimasto pressoché stabile a cavallo degli anni pandemici, hanno spiegato le autorità, ciò che è aumentato però è stato come detto il numero delle prenotazioni in Rao A,B,C: la percentuale sul totale è passata infatti “dall'11% registrato dal 2008 al 2012 al 20% (circa) tra il 2017 e il 2019 al 23% nei primi sei mesi del 2022”, ha specificato Mariotti. In termini assoluti: “Le richieste in priorità 3, 10 e 30 giorni sono state 98mila nel 2008, ma nel 2021 sono salite a 260mila – scrive Piazza Dante, che precisa – per procedere al pieno recupero delle prestazioni ambulatoriali, nel 2022 si è deciso di proseguire con le azioni già avviate nel 2020 e 2021 come televisita/teleconsulto per alcune prestazioni, telemonitoraggio, attivazione di sedute ambulatoriali aggiuntive e utilizzo del privato accreditato”. Inoltre, in riferimento proprio al tema dell'appropriatezza delle richieste: “Si intende rendere maggiormente vincolate l'utilizzo delle indicazioni cliniche previste dalle tabelle Rao”. Per quanto riguarda i tempi d'attesa poi, è stato fornito un confronto sui dati relativi alle prenotazione in Rao B: "Nel 2019 - ha detto Mariotti - l'85% delle prestazioni veniva erogato entro 10 giorni, nel giugno-gennaio del 2022 siamo intorno al 75-77%".

 

Tra i problemi citati dalle autorità c'è anche quello relativo alla mancanza di personale (in particolare per quanto riguarda i tecnici di radiologia, Qui Articolo), che ormai riguarda, secondo Mariotti, anche le cliniche private. Le risorse messe a disposizione dall'Amministrazione per rimodulare il Piano 2022 per le liste d'attesa permetteranno, come detto, di mettere in campo alcuni strumenti straordinari, dice Piazza Dante: “Per il recupero delle prestazioni di ricovero, di assistenza specialistica e di screening”. Strumenti, che nel pratico, si concretizzano in quattro diversi punti:

 

  • Ricorrere alle prestazioni aggiuntive della dirigenza medica, sanitaria, veterinaria e delle professioni sanitarie dipendenti dell'Azienda sanitaria
  • procedere all'assunzione di personale
  • avvalersi delle strutture private accreditate in particolare per le attività di diagnostica strumentale e per le visite
  • agire sulla presa in carico proattiva da parte del CUP degli utenti in attesa di appuntamento per visite di controllo; su questo, sottolinea la Provincia, va evidenziato che l’analisi dell'appropriatezza della priorità assegnata continua ad evidenziare che molte richieste con RAO ad elevata priorità (A, B, C) non rientrano nei criteri clinici previsti.

     

Sul fronte dei ricoveri ospedalieri poi, dice Piazza Dante: “L'attività aggiuntiva di recupero investe in particolare le specialità di cardiologia, ortopedia, otorinolaringoiatria, chirurgia generale e chirurgia plastica, oculistica, chirurgia maxillo-facciale e vascolare. Nel dettaglio si prevede di attivare delle sedute operatorie aggiuntive sia presso i presidi hub, sia presso i presidi spoke provinciali, con il coinvolgimento delle équipe operatorie attraverso l'utilizzo delle prestazioni orarie aggiuntive (POA). Il potenziamento dell'offerta potrà inoltre essere realizzato attraverso assunzioni di personale medico, qualora, dalle ricerche di personale in corso, emergesse la disponibilità di oculisti, anestesisti, neurologi, dermatologi, gastroenterologi, cardiologi”.

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