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Trento
12 ottobre | 06:01

Liste d'attesa in Trentino, in 4 mesi è stato recuperato il 40% delle prestazioni: sbloccato un sistema fermo al post-covid, ecco cosa ha fatto la task force dell'Apss

L'apertura delle agende per le prenotazione delle visite specialistiche ha sbloccato un sistema fermo al periodo post Covid. In 4 mesi sono stati circa 12 mila le richieste che hanno ricevuto una risposta e l'obiettivo è quello di azzerare l'accumulo che si è raggiunto in questi anni. Tonina: "Non è possibile che chi ha bisogno di una visita attenda mesi. Vogliamo fare in modo che le persone non debbano andare a chiedere prestazioni a pagamento"

Liste d'attesa in Trentino, in 4 mesi è stato recuperato il 40% delle prestazioni

TRENTO. In Italia c'è una straordinaria necessità di misure volte a garantire la tempestiva attuazione di un programma per la riduzione delle liste di attesa per le prestazioni sanitarie specialistiche. Lo stesso vale in Trentino dove i due anni della pandemia Covid hanno mandato in tilt il sistema creando un accumulo di migliaia di prestazioni con attese che vanno oltre i tempi previsti. 

 

Per affrontare questo problema molto sentito dalla cittadinanza i vertici di Apss hanno provveduto a potenziare il Sevizio di Specialistica Ambulatoriale alla cui guida c'è la dottoressa Elisabetta Mon, dirigente medico dell'Azienda sanitaria, introducendo la figura del responsabile dell’Ufficio Cup Manager e arruolando altre figure con profilo sia sanitario che amministrativo. Questo ha permesso di recuperare in pochi mesi circa il 40% delle prestazioni che si erano accumulate.

 

Ad anticiparlo è l'assessore alla Salute, Mario Tonina. “Non è possibile che chi ha bisogno di una visita specialistica debba attendere mesi. Per questo siamo intervenuti cercando di dare delle risposte evitando che le persone vadano a pagamento dai privati. Lo sforzo messo in campo è tanto ma stiamo già vedendo un miglioramento grazie all'apertura delle agende e alla collaborazione con il privato accreditato. Abbiamo impostato un lavoro certosino che ha consentito di capire le criticità”.

 

Un'operazione, come già detto, che è iniziata ad aprile scorso quando è stato dato l'incarico di Direttore del Servizio specialistica ambulatoriale di APSS alla dottoressa Elisabetta Mon, con l'obiettivo di cambiare marcia nella gestione dell'accesso alla prenotazione per le prestazioni specialistiche ambulatoriali. 

 

“Inizialmente in una prima fase è stato creato un gruppo – spiega a il Dolomiti la dottoressa Mon – rinforzando con nuove figure il servizio e consentendoci di fare un lavoro, ancora in corso,  di lettura della situazione per capire le problematiche e le criticità che ci avevano portato ad avere un accumulo nelle richiese di prenotazione. Gli approfondimenti ci hanno fatto comprendere che i posti nelle varie unità operative c'erano ma ci trovavamo davanti ad una “offerta chiusa” derivante da un'organizzazione del sistema nel periodo Covid rimasta tale anche negli anni successivi. Da qui la decisione di mappare le situazioni con numerosi incontri con il personale interno dell'Apss che ci ha permesso di dare nuove indicazioni”. 

 

Una fase che è stata chiamata “Apertura delle Agende” che è ancora in corso e che ha portato al progressivo aumento della prenotabilità diretta dell’offerta di prestazioni ambulatoriali.

 

La fase due di questa operazione per abbattere le liste d'attesa ha visto un approfondimento nelle aree dove le prestazioni erano effettivamente carenti e questo generava lunghe attese.  “Abbiamo avuto un contributo molto importante delle strutture private accreditate” ha spiegato Mon. “ Sono stati disponibili quanto richiesto anche a riorientare la loro tipologia di offerta e a fornirci prestazioni aggiuntive per le quali eravamo carenti. Abbiamo trovato una collaborazione piena e soprattutto abbiamo iniziato ad impostare un lavoro di condivisione delle procedure di prenotazione ed erogazione finalizzato a rendere il più possibile uniformi e omogenee le caratteristiche dell’offerta tra pubblico e privato accreditato”. Un contributo rilevante delle strutture private convenzionate ha riguardato la cosiddetta diagnostica per immagini. In particolare stiamo parlando di ecografie, risonanze magnetiche e tac. Questo considerando che comunque l'Azienda sanitaria continua a portare avanti questa diagnostica per l'attività emergenziale. 

 

La terza fase ha visto la proposta alle varie unità operative, dove i tempi di attesa erano più critici,  per l’effettuare delle prestazioni orarie aggiuntive. “Questo su base volontaria – spiega Mon – e ci sono state delle adesioni che hanno permesso in alcuni casi di essere anche risolutive dal punto di vista dell'attesa eccessiva. Un esempio è “la visite pneumologica”.

 

Particolare attenzione è stata posta nel cercare di dare risposta alle richieste ad alta priorità nelle tempistiche previste dal manuale RAO, il metodo che prevede di dare priorità diverse per l'accesso alle prestazioni specialistiche in base alla situazione clinica. Con un Rao A la visita è prevista entro 3 giorni, Rao B entro 10 giorni e Rao C entro 30 giorni, per tutte le altre prestazioni di primo accesso il limite indicato è di 90 giorni (120 a livello nazionale). 

 

“Una pratica che da sempre è stata portata avanti in Azienda sanitaria è quella della presa in carico delle richieste con elevata priorità. Da qui l’azione chiamata di “Forzatura delle agenda”: quando ci sono delle richieste Rao A, Rao B o Rao C per le quali non si trovano posti tra quelli messi a disposizione per la prenotazione diretta, si chiede all'unità operativa di prenderle comunque in carico per poter dare una risposta in tempi congrui” 

Per capire l'entità di questo fenomeno di “Forzatura delle agende”, secondo un'analisi fatta dall'Azienda sanitaria nei primi giorni di ottobre sono state in media circa 160 al giorno le richieste per le quali si è richiesta la presa in carico, che suddivise per tutte gli ospedali e poliambulatori (25 strutture) significano 5/6 richieste al giorno. 

 

L'apertura delle agende di prenotazione e una migliore gestione delle persone in attesa di una prestazione specialistica ha permesso in poco più di 4 mesi un miglioramento significativo della situazione. 

 

Avevamo un accumulo dinamico – conclude  la responsabile del Servizio specialistica ambulatoriale dell'Apss – causato da un sistema di organizzazione post Covid non più ottimale per la gestione delle liste di attesa. Con l'apertura delle agende siamo riusciti a dare nuove risposte e  la numerosità degli utenti in attesa di una prenotazione è calata del 40%. Il nostro obiettivo è quello di proseguire per azzerarla”

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