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Cacciatori con condanne penali, via libera al porto d'armi valutando caso per caso. Esulta il Patt

Negli ultimi tempi un'interpretazione restrittiva della norma stava provocando il diniego al porto d'armi ai condannati in via definitiva. La Lega qualche mese fa chiedeva di sbloccare la situazione al ministro per permettere a chi magari era stato condannato 30 anni fa ''di riprendere in serenità la caccia passione di una vita"

Di Luca Pianesi - 10 settembre 2018 - 16:39

TRENTO. I cacciatori condannati per reati penali non si vedranno rifiutata automaticamente la licenza di porto d'armi (magari avendo già quella di caccia) come stava avvenendo negli ultimi tempi in tutto il Paese ma sarà l'autorità a decidere di caso in caso (per esempio se le condanne risalgono a decenni addietro potrebbe esserci il via libera). Due mesi fa i parlamentari della Lega avevano annunciato che avrebbero interessato il ministero competente per sbloccare la questione e restituire ai condannati "di riprendere in serenità la caccia - scrivevano - passione di una vita". Alla fine c'ha pensato il Patt a restituire serenità a queste persone.

 

''E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - comunicano gli autonomisti - ed entra in vigore il 14 settembre, una modifica alla normativa relativa al rinnovo delle licenze per porto d’armi, particolarmente attesa dai cacciatori della nostra Regione. La modifica era stata sollecitata da tempo dall'Associazione Cacciatori e dai tanti appassionati colpiti dal provvedimento ed era stata portata avanti in Parlamento, con disegni di legge ed emendamenti, dagli autonomisti del Patt e della Svp già nella precedente legislatura, in particolare dal senatore Franco Panizza".

 

Cos'era accaduto ve lo avevamo spiegato due mesi fa dando notizia dell'iniziativa dei parlamentari leghisti Fugatti, Binelli, Cattoi, Segnana e Zanotelli (firmatari del documento): "Il rilascio (ed il rinnovo) del permesso di porto d’armi è regolato dal Tulps - Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, testo normativo del 1931, il quale all’articolo 43, comma 2 spiega che non può essere data la licenza di portare armi: a chi ha riportato condanna alla reclusione per delitti non colposi contro le persone commessi con violenza, ovvero per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione; a chi ha riportato condanna a pena restrittiva della libertà personale per violenza o resistenza all'autorità o per delitti contro la personalità dello Stato o contro l'ordine pubblico; a chi ha riportato condanna per diserzione in tempo di guerra, anche se amnistiato, o per porto abusivo di armi. La licenza può essere ricusata ai condannati per delitto diverso da quelli sopra menzionati e a chi non può provare la sua buona condotta o non dà affidamento di non abusare delle armi".

 

"Dopo decenni di applicazione tranquilla del testo - proseguivano i parlamentari leghisti - una prassi di applicazione rigorosa è oggi in atto in Trentino (e non solo), in seguito ad un parere del Consiglio di Stato e ad una circolare del Dipartimento della pubblica sicurezza del 28 novembre 2014, seguendo la quale la Questura di Trento ha impedito il rinnovo del porto d’armi a molti cacciatori, che magari avevano già rinnovato la licenza di caccia, per qualche fatto risalente anche a 30-40 anni prima". La Lega ha interessato il ministero della questione, il Patt assieme all'Svp si era già speso con passione nella precedente legislatura, per superare il problema, e la soluzione per queste persone è arrivata oggi.

 

"Recentemente - comunica ancora il partito autonomista - l'iniziativa è stata ripresa dalla delegazione parlamentare Svp-Patt che l'ha fatta recepire dal Governo. La modifica normativa pone quindi fine al contenzioso che il contrasto interpretativo aveva sollevato, contemperando le esigenze di sicurezza e ordine pubblico con quelle dei richiedenti la licenza di porto d'armi, stabilendo che, una volta intervenuta la riabilitazione, l'Autorità valuti, senza automatismi, il rilascio o il rinnovo della licenza. Ciò non significa una normativa meno rigorosa, ma, nel caso di soggetti totalmente riabilitati, equivale ad una regolamentazione meno arbitraria".

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