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Dolomiti Pride, quelli contro. Dall'estrema destra alla Lega passando per Civica Trentina: ''La Provincia lo finanzia''

Per Emilio Giuliana "esibizione violenta, propaganda pornografica e blasfema". Alessandro Savoi chiede conto del patrocinio dato dall'Università e chiede se gli studenti omosessuali abbiano corsie preferenziali. Casa Pound: "Famiglia composta da madre e padre"

Di db - 08 giugno 2018 - 12:07

TRENTO. Per Emilio Giuliana, esponente dell'estrema destra trentina, il Dolomiti Pride sarà, come tutti i gay pride, "un'esibizione violenta, una propaganda pornografica e blasfema". Al sindaco Andreatta, che parlerà dal palco della manifestazione, ha regalato il corredo necessario per affrontare la sfilata: una parrucca viola, le scarpe col tacco, gli occhialini a forma di cuore e un vestito attillato.

 

Anche Giuliana, grazie al Dolomiti Pride, è tornato alla ribalta. Era infatti consigliere comunale per Fiamma Tricolore, poi aveva cercato fortuna elettorale in Forza Italia ma non ci riuscì. Cavalca l'onda rainbow per dire la sua e convocare una conferenza stampa, dopo anni di silenzio: "Al Dolomiti Pride solo sporcaccioni troverai". Questo lo slogan sintetizzato dall'ex consigliere e riportato sulla sua pagina Facebook.

 

Anche Alessandro Savoi ha ripreso energia grazie all'evento che domani animerà le vie del capoluogo. Entrato in consiglio provinciale come primo dei non eletti dopo che Fugatti è andato a Roma, già in Consiglio comunale nella scorsa legislatura, Savoi è presidente del Carroccio

 

Ha depositato un'interrogazione alla Giunta, arrabbiato perché l'Università di Trento ha deciso di patrocinare il Dolomiti Pride, "al contrario della linea provinciale".  Inutile spiegare che l'Università agisce in piena autonomia e non è alle dipendenze di nessuno, né della Provincia né del ministero.

 

Alla Giunta il consigliere leghista chiede "se attraverso il sostegno di eventi come il Gay Pride si ritenga che l'Università di Trento possa aumentare il numero di studenti". E ancora, "se sia volontà dell'Ateneo di incoraggiare l'ingresso di persone Lgbt con percorsi preferenziali". 

 

Sul Trentino è lo stesso rettore Paolo Collini che risponde: "Si tratta di un quesito incredibile a cui non riesco a dare risposta per quanto incredibile". Dovrà però rispondere Sara Ferrari, assessora competente. Lei al Dolomiti Pride parlerà dal palco, anche lei "al contrario della linea provinciale". 

 

Tra i contrari alla parata di domani, 9 giugno, anche CasaPound: "Famiglia omogenitoriale, utero in affitto, adozioni, indottrinamento fin da scuola attraverso corsi di educazione alla sessualità e all’affettività: sono alcune tra le battaglie di questo Dolomiti Pride - afferma Filippo Castaldini - alle quali noi ci opponiamo con forza”.

 

"CasaPound - scrive una nota - è da sempre lontana da posizioni omofobe, ma non possiamo ignorare questi punti che sul sito della manifestazione vengono presentati come un vero e proprio manifesto politico, da attuare e portare avanti".

 

"Sotto il paravento di una parata scrive il partito neofascista - si farà politica e propaganda. La famiglia in cui crediamo è quella composta da padre, madre e bambino e non crediamo che queste manifestazioni possano portare benefici alla nostra comunità e anche a quei gay che non si sentono rappresentanti dalle mistificazioni e dalla parate carnevalesche".

 

Interviene anche Claudio Civettini, consigliere provinciale di Civica Trentina."Ha fatto molto discutere la notizia del negato patrocinio, da parte della Provincia di Trento, al Dolomiti Pride. Peccato, tuttavia, che tale scelta pare sia stata contraddetta nei fatti".

 

Il consigliere ha 'scoperto' dal nostro giornale che sia Comune che Provincia hanno in realtà finanziato alcune iniziative: dall'amministrazione provinciale circa 3 mila euro, da quella comunale circa 2 mila e dal Forum per la Pace circa 500.

 

"Ma quindi la Provincia di Trento ha finanziato il Dolomiti Pride? Come mai? Quali il motivo e la coerenza di questa scelta - scrive Civettini nell'interrogazione - dal momento che il patrocinio provinciale risultava negato? E’ evidente la necessità di un chiarimento. Nella migliore delle ipotesi è una clamorosa contraddizione di ordine politico e, nella peggiore, una presa in giro verso i cittadini".

 

In realtà la cosa era già stata spiegata da Ugo Rossi in persona: non è stato concesso il patrocinio all'intera manifestazione - che comprende anche la parata finale - ma sono invece state sostenute, anche economicamente, alcune iniziative culturali, ad esempio una mostra sulle famiglie omogenitoriali.

 

Ma la contrarietà arriva anche da un comitato, che non si firma e che non comunica nessun recapito, che ha lasciato qualche volantino per le vie del centro. Riporta, decontestualizzandole, alcune affermazioni riportate nel documento politico del Dolomiti Pride, interpretandole poi in modo strumentale.

 

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