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Esposto contro chi ha dato il patrocinio. Il Dolomiti Pride: ''Abbiamo portato ricchezza alla comunità, altro che spreco di risorse''

Esponenti di Lega e Fratelli d'Italia hanno inviato alle Procure della Corte dei Conti l'esposto che chiama in causa anche Trento e Bolzano per danno erariale: "Dal fronte omo-bi-transfobico chiaro intento intimidatorio verso coloro che supportano i diritti delle persone LGBT+"

Ph. Antonello Veneri
Pubblicato il - 12 luglio 2018 - 13:16

TRENTO. A chi ha voluto depositare in ben dodici Procure della Corte dei Conti un esposto contro i Comuni e le Regioni che hanno finanziato i Pride che si sono svolti nelle scorse settimane in tutta Italia, compresa Trento, risponde oggi il comitato promotore del Dolomiti Pride: "Queste manifestazioni arricchiscono le comunità, altro che spreco di denaro pubblico".

 

"Al centro degli attacchi del fronte omo-bi-transfobico che cerca di intimidire le amministrazioni della Rete RE.A.DY a suon di esposti alle procure - scrivono - c'è infatti anche la città di Trento". Ma per il comitato promotore "i patrocini ai pride, onerosi o morali che siano, non sono un danno erariale ma un investimento per la crescita culturale e sociale di tutta la cittadinanza".

 

"Il danno erariale - ribattono - è semmai quello di impegnare le Procure in un’inutile lotta ideologica contro le persone LGBT+". Il caso che ha fatto scatenare la polemica è stata l'iniziativa di Filippo Fiani, presidente dell’associazione Difesa dei valori, già portavoce della Manif pour Tous di Arezzo e redattore del quotidiano “La Croce” di Mario Adinolfi.

 

Ha denunciato tutte le amministrazioni che hanno finanziato le manifestazioni dell'orgoglio gay. "L’iniziativa è stata addirittura presentata negli spazi istituzionali della Camera dei Deputati, sponsorizzata dall’on. Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia e dal sen. Simone Pillon della Lega".

 

Trento e Bolzano, negli esposti, sono in buona compagnia visto che fra le amministrazioni chiamate in causa c’è un bel pezzo d’Italia: le Regioni Lazio, Campania, Piemonte, Toscana e Umbria, oltre ai Comuni di Roma, Firenze, Napoli, Catania, Torino, Milano, Genova e Cagliari.

 

Secondo Fiani tutti questi enti sarebbero colpevoli di aver dato il patrocinio, anche economico, alle iniziative che si sono svolte in occasione dei pride. Gli esposti depositati presso le procure di Trento e Bolzano riguardano in particolare il Dolomiti Pride, la grande manifestazione per i diritti, la libertà e l’autodeterminazione che lo scorso 9 giugno ha visto sfilare per le strade di Trento oltre 10 mila persone.

 

"A Fiani vogliamo ricordare che i patrocini ai pride - anche onerosi - non sono un danno erariale ma un investimento per la crescita culturale e sociale di tutta la cittadinanza. I pride portano cultura, divertimento, riflessione e benessere per tutta la città, non solo per le persone LGBT+".

 

Non ci sarebbe quindi nessuno scandalo se le amministrazioni pubbliche del Trentino - Alto Adige avessero finanziato direttamente la parata del pride, visto che "questa manifestazione rappresenta da decenni e in tutto il mondo un momento fondamentale per la visibilità e il riconoscimento della comunità LGBT+".

 

"Segnaliamo però a Fiani che il patrocinio concesso dal Comune di Bolzano è stato puramente morale - scriva il comitato - e non ha comportato nessun contributo in denaro. Il Comune di Trento ha sì concesso un contributo economico al Dolomiti Pride, ma solo per quanto riguarda gli appuntamenti culturali che hanno preceduto la parata: mostre, conferenze e cineforum che hanno visto una larghissima presenza della cittadinanza e che hanno contribuito a creare le condizioni per un pride ampiamente partecipato e vissuto con consapevolezza".

 

"Fra l’altro - continua la nota - le amministrazioni che hanno sostenuto il Dolomiti Pride hanno mantenuto fede agli impegni presi con l’adesione a RE.A.DY, la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Partecipando al pride le amministrazioni riconoscono alle persone LGBT+ il pieno diritto di cittadinanza, facendole sentire a pieno titolo parte della comunità in cui vivono".

 

"Ancora una volta le azioni portate avanti dal fronte omo-bi-transfobico non fanno altro che creare confusione e mistificare la realtà - si legge nel comunicato -  con un chiaro intento intimidatorio rispetto ai soggetti e alle istituzioni che supportano il diritto all’inclusione e alla libertà di espressione di ogni cittadino e cittadina".

 

"Come Comitato Organizzatore del Dolomiti Pride cogliamo invece quest’occasione per ringraziare nuovamente le tante istituzioni che in Trentino e in Alto Adige ci hanno sostenuto e hanno reso possibile portare nella nostra regione un evento tanto importante e dalle rilevantissime ricadute sociali e culturali".

 

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