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Dolomiti Pride, Valduga come Rossi: "Rovereto non concede il patrocinio"

Dopo il 'Sì' dell'Università, oggi gli organizzatori del Dolomiti Pride incassano anche il 'No' di Rovereto. Valduga: "Ho letto le 33 pagine, ma non mi trovo al 100%. La mia decisione non inficia la manifestazione". Zanella caustico: "Almeno una persona in più si è letta il documento"

Di Luca Andreazza - 23 maggio 2018 - 20:35

ROVERETO. Il sindaco di Rovereto ha sciolto le riserve, strizza l'occhio al governatore Ugo Rossi e non concede il patrocinio al Dolomiti Pride in programma per inizio giugno.

 

“Ho attentamente vagliato la richiesta di patrocinio al Dolomiti Pride - spiega Francesco Valduga - fin dal suo arrivo in segreteria e così sono andato a leggermi integralmente il manifesto politico che l’accompagna. Mi sono da subito chiesto se, davanti a un tema come questo, fosse sufficiente la mia sola espressione o non fosse necessario un dibattito più allargato, dubbio peraltro avvalorato dalle dichiarazioni pubbliche della presidente del Consiglio e dalla consapevolezza di sensibilità differenti non solo dentro il consiglio comunale, ma anche dentro la stessa maggioranza".

 

Dopo quindi un ampio dibattito e dopo oltre quaranta giorni, il primo cittadino si schiera a fianco del presidente della Provincia. Anche Rovereto non concede così il patrocinio e non affianca invece i comuni di Trento e Bolzano, Merano e Villa Lagarina, Provincia di Bolzano e oggi il 'Si' dell'Università di Trento.

 

"A seguito di colloqui successivi - aggiunge Valduga - è emerso che, come per gli altri patrocini, la concessione è affidata al sindaco e pertanto sono a esprimere le mie considerazioni. Anzitutto tengo a dire che non c'è alcuna contrarietà rispetto alla possibilità che la manifestazione si svolga perché ritengo irrinunciabile il diritto alla libera espressione e in effetti concordo su tutta la prima parte del documento, nel quale questo diritto viene espresso".

 

C’è però una seconda parte del manifesto politico nella quale non si riconosce. "Nutro perplessità riguardo ai passaggi in cui si nega l'esistenza della famiglia tradizionale - evidenzia il sindaco - sulle modalità con le quali viene argomentato il tema delle adozioni e della paternità e maternità nelle coppie omogenitoriali, su come viene trattato il tema dei cosiddetti Sex Workers e su un’idea di educazione sessuale che, secondo le mie sensazioni, viene di fatto incentrata sulla "genitalità". Conscio che il patrocinio costituisce una forma di adesione a un evento, tanto che viene apposto il logo del Comune, e poiché non interviene a consentire un evento o a vietarlo in caso di diniego, non potendomi riconoscere integralmente nel manifesto che accompagna l’evento, ho deciso di non concedere il patrocinio".

 

Il sindaco di Rovereto puntualizza: "Non vi è a monte alcuna censura sulla sfilata in sé e non si tratta di un 'no' acritico. Non è un rifiuto della diversità, ma una riflessione argomentata e basata sulle mie personali convinzioni".

 

Gli organizzatori del Dolomiti Pride incassano il diniego. "Nessuno - dice Paolo Zanella, presidente di Arcigay Trentino - ha chiesto al sindaco di aderire a questo documento di 33 pagine realizzato dal Coordinamento. E' un'adesione ai valori di inclusione e uguaglianza: temi portati avanti dal pride. Il documento politico rappresenta la posizione del nostro movimento e viene presentato alla cittadinanza: affronta alcune tematiche e criticità legate al mondo Lgbt". 

 

"Dispiace - conclude Zanella - che il Comune di Rovereto sceglie la linea della Provincia, quando anche l'Università ha concesso proprio oggi il patrocinio. Siamo comunque soddisfatti che il sindaco non si sia schierato contro la sfilata e almeno abbiamo ottenuto un risultatouna persona in più ha letto il documento di 33 pagine".

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