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Guardia di finanza alla cantina Opera in Valdicembra: dal prestigio nazionale e i "Tre Bicchieri" allo scandalo giudiziario

Tutte le guide enologiche hanno osannato l’iniziativa cembrana.  Poi l'improvvisa debaclè che ha sorpreso tutti e sconvolto parte del comparto spumantistico ed oggi il blitz della Guardia di finanza con il sequestro di circa 150 mila litri di spumante

Di Nereo Pederzolli - 09 marzo 2018 - 19:03

TRENTO. E’ la triste conclusione di un progetto enologico tra i più stimolanti. Il sogno che si disperde, la caduta di un’azienda che opera (va) con cipiglio imprenditoriale di grande fascino e che nel giro di qualche vendemmia ha presentato una serie di Trento DOC decisamente d’assoluto valore. Non solo qualitativo. Perché Opera in Valdicembra – questa la dicitura esatta della cantina ora al centro di una intricata quanto clamorosa vicenda fallimentare, tra sequestri e tentativi di eludere le Fiamme Gialle – ha davvero conquistato – con le sue ‘bollicine’ – ogni fascia del consumo, a partire dai gourmet, dagli appassionati di vino più esigenti.

 

Tutte le guide enologiche hanno osannato l’iniziativa cembrana. A partire dal Gambero Rosso, con lo spumante praticamente abbonato ai prestigiosi Tre Bicchieri. Sperticati elogi sulla stampa specializzata, estero compreso. Inoltre, grazie ad una rete di enologi trentini che da anni lavorano fuori provincia – nel Lazio in particolare – Opera era riuscita a convincere anche i palati della Capitale, diventando uno degli spumanti più in vista.

 

Un successo che non nasceva per caso. L’azienda era stata fondata con grande caparbietà e altrettanta rigorosa dedizione vitivinicola. Solo uve d’alta collina, la Val di Cembra a scandire il nerbo del vino, le cure enologiche altrettanto certosine e assolutamente rispettose dei disciplinari produttivi più selettivi.

 

Così nella bella struttura tutto cemento, legno, acciaio e vetro, in poco tempo lo spumante ha ‘preso al meglio’. Anche in quantità, con un ‘tiraggio’ – per dirla in termini spumantistici, per definire la tecnica di produzione – che s’aggirava attorno alle 200 mila bottiglie annue. Se si pensa che un Trento DOC ha bisogno di almeno 4 anni d’attesa per rifermentare sui lieviti…il calcolo è subito fatto. Opera ha subito scalato le classifiche anche della produzione, tra le prime 10 aziende tra la cinquantina di cantine aderenti all’Istituto di Tutela Spumante Classico Trento Doc.

 

Poi, nel dicembre scorso, per vicende interne la compagine societaria – dinamiche sulle quali indaga il Tribunale di Trento, per dirimere un contenzioso alquanto complicato e per ora ancora coperto dal segreto d’ufficio – l’improvviso debaclè. Che ha sorpreso tutti e sconvolto parte del comparto spumantistico. Incredulità e stupore. Adesso l’operazione smascherata dalla Guardia di Finanza. Intervento subito rilanciato da giornali e web e ripreso pure (purtroppo) anche da molti siti stranieri, che in qualche caso – senza confusione – hanno abbinato la crisi di Opera Valdicembra alla positiva evoluzione dello spumante Trento Doc.

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