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Parte il processo Itas, Consoli: ''Clima teso, ma non avevo percezioni di estorsioni''

Inizia a comporsi il quadro accusatorio. In tribunale si parla di estorsione e falso. Gli altri filoni a data da destinarsi. Alessandra Gnesetti nella veste di imputata e allo stesso tempo di parte lesa: "Un clima di sudditanza psicologica a cui ero sottoposta"

Di Donatello Baldo - 07 giugno 2018 - 19:59

TRENTO. Solo Alessandra Gnesetti era in aula, nella veste di imputata e allo stesso tempo di parte lesa. Tutti gli altri, coinvolti nel processo Itas con imputazioni diverse, erano assenti. Non c'era Ermanno Grassi, ex direttore generale, nemmeno Paolo Gatti, ex dirigente, assente il titolare della Target sas Roberto Giuliani e Gabriele Trevisan, rappresentante della Point Rent Car.

 

La grande accusatrice, da cui sono partite tutte le indagini che hanno fatto tremare, e crollare, i vertici dell'importante colosso delle assicurazioni, è stata sentita come teste, ma soltanto su un unico capo di imputazione: per tutti gli altri la sua testimonianza è stata rinviata a data da destinarsi

 

In questa udienza, infatti, soltanto le accuse di estorsione e falso potevano essere trattate. Per un motivo tecnico-giuridico sono rimaste in sospeso le trattazioni di quanto concerne il reato truffa e appropriazione indebita: per procedere, in ottemperanza di una nuova norma, è necessaria la querela di parte che è sarà notificata agli interessati nei prossimi giorni. 

 

Dopo la deposizione dei Ros - a porte chiuse - che hanno ricostruito la vicenda, al banco dei testimoni è salito Giuseppe Consoli, vice presidente quando alla presidenza sedeva Giuseppe Di Benedetto. "Non ho mai avuto conoscenza né percezione di estorsioni. Il presidente - ha affermato - non mi aveva mai confidato di sentirsi minacciato".

 

Consoli ha riferito soltanto dei timori dell'ex presidente rispetto a intercettazioni nei suoi confronti. Di Benedetto aveva parlato con Consoli rispetto ad una cimice di cui sospettava la presenza all'interno dell'ufficio. Cimice che poi fu trovata da un'agenzia incaricata della bonifica. Ma Consoli di estorsioni e minacce non aveva mai avuto né percezione né confidenze. 

 

Questa la sintesi delle risposte dell'ex vice di Di Benedetto alle domanda del Pubblico ministero che voleva approfondire sulla grave accusa che la Procura imputa all'ex Dg Grassi. Consoli ha però riferito di essere stato a conoscenza delle indagini di un investigatore che 'spiava' la vita privata di una dipendente

 

"Non avevo commentato, ne avevo preso atto", ha spiegato al giudice Serao che presiede il collegio giudicante. Sapeva che l'ex dg aveva incaricato un'agenzia investigativa per seguire le mosse di una dipendente "in stretta relazione confidenziale" con il presidente. Donna su cui si nutrivano sospetti riguardo alla sua 'fedeltà' all'azienda.

 

"Si temeva che questa dipendente potesse passare informazioni false rispetto ad altri dipendenti", che grazie al "rapporto di stretta relazione confidenziale" potesse insomma riportare questioni 'private' o lavorative al presidente Di Benedetto. Dalle parole dell'ex vice presidente è però emerso il clima generale che si respirava in Itas nel periodo in cui, secondo l'accusa, si sono consumati i reati.

 

Consoli ha parlato di "clima pesante tra il direttore generale e il presidente" legato a ripetute intromissioni del presidente in attività precipue del management. Una cornice di rapporti lavorativi e personali su cui il Pm Russo si è soffermato a lungo.

 

Dopo l'escussione dell'amministratore delegato di Mz Congressi, sentito per l'incarico ricevuto da Itas di organizzare un volo andata/ritorno per Palma de Majorca, è stata la volta di Alessandra Gnesetti. "Sono stata in Itas 32 anni - ha affermato - prima come responsabile Sviluppo e Risorse umane e poi, dopo il demansionamento e prima di essere licenziata in tronco, come responsabile commerciale". 

 

Le domande del Pm andavano ad approfondire l'accusa di falso, per la firma apposta in calce a una dichiarazione in cui Gnesetti si attribuiva la responsabilità di aver guidato la Porsche Cayenne oltre i limiti di velocità, così da poter evitare a Grassi di perdere punti dalla patente.

 

"Non ho mai guidato una Porsche", ha dichiarato, spiegando che qualche mese dopo il viaggio a Castelfranco Veneto per una cena di Natale, effettuato con la Cayenne assieme a Grassi, lo stesso Grassi la convocò per chiederle di firmare il documento.

 

"Alla presenza della sua segretaria mi chiese di firmare - ha spiegato - dicendo che non aveva più punti sulla patente". Riferisce al giudice che il modulo era già stato compilato da altri, che non è quella la sua grafia, se non quella della firma. 

 

Anche lei, come prima Di Benedetto, ha parlato del clima interno, in questo caso del suo rapporto "di sudditanza" nei confronti del dg Ermanno Grassi: "Un clima di sudditanza psicologica a cui ero sottoposta". Afferma poi che di questo clima, ma anche della multa di cui si era attribuita la responsabilità, aveva informato "in un interrogatorio di due ore" anche il presidente Di Benedetto. 

 

E si riferisce al colloquio in cui registrò la conversazione. Registrazione che conteneva accenni non solo a quest'ultimo fatto ma anche a tanti altri fatti che poi sono diventati materia di indagine e che hanno portato alla sbarra gli indagati che in questo processo dovranno rispondere di numerosi capi di imputazione, anche quelli che in questa udienza non sono stati trattati. 

 

Saranno trattati in seguito, a cominciare dal 26 luglio prossimo quando è fissata una nuova udienza. Saranno sentiti, in quella occasione, 17 testimoni. Alessandra Gnesetti sarà ascoltata più avanti, forse addirittura in autunno, su tutto il resto. Su molte altre cose che faranno emergere tutti gli eccessi e le 'storture' della passata amministrazione della società mutualistica trentina.

 

 

 

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