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Punto nascita, Parto per Fiemme attacca Rossi, Zeni e Bordon: ''Ci avete preso in giro abbastanza, dimettetevi''

Anche i sindacati e Giacomo Bezzi intervengono dopo la lettera di Roma che esclude, per il momento, la riapertura del punto di Cavalese. Il forzista: "Non serve che vi dimettete, gli elettori vi licenzieranno in ottobre, tanto il 'cappotto' lo avete già"

Di Luca Andreazza - 23 marzo 2018 - 13:16

CAVALESE. "Se come dicono, il presidente Ugo Rossi, l'assessore Luca Zeni e il direttore dell'Apss Paolo Bordon hanno fatto tutto quello che potevano per aprire i punto nascita di Cavalese, allora si devono dimettere", queste le parole di Alessandro Arici, portavoce dell'Associazione Parto per Fiemme, che aggiunge: "Il tempo è scaduto e non possiamo più credere a queste persone che eseguono la volontà della lobby dei medici. Sono solo dei burattini nelle mani dei poteri forti del comparto medico, evidentemente sono senza alcun potere decisionale".

 

Il numero uno dell'associazione incassa la richiesta del Percorso nascita nazionale, cioè quello di 'predisporre - si legge nella nota del Ministero della salute - una seconda sala parto sempre pronta e disponibile 24 per le emergenze ostetriche nel blocco travaglio-parto", ma anche una sala operatoria, anche questa sempre pronta e disponibile per le emergenze h24 nel blocco travaglio-parto. 

 

Questi i requisiti per riaprire il Punto di Cavalese, scritto nero su bianco: 'La predisposizione della seconda sala parto e della sala operatoria dovrà essere completata. dandone comunicazione al CPNn. Successivamente, potrà essere dato corso alla riapertura del Punto nascita'.

 

"Una richiesta giusta - evidenzia Arici - per gestire le situazioni di urgenza legate al parto: attualmente la sala operatoria è condivisa con il reparto di chirurgia. A meno che le nostre informazioni siano errate i tempi proposti dai nostri dirigenti per la realizzazione della sala operatoria sembrano talmente lunghi da non lasciare speranze né a breve né a medio termine. Anche se nel frattempo si può attrezzare una sala riposo per diventare operatoria".

 

Una comunicazione che comunque evidenzia la particolarità del Punto nascita di Cavalese. "La chiusura del Punto nascita, già oggetto di deroghe per il riconosciuto effettivo disagio orografico e per le nostre azioni - sottolinea il portavoce - non avviene per ragioni di sicurezza come la politica vuol far credere, ma per il piano di centralizzazione verso Trento dei servizi e giustificare a maggior ragione la costruzione del Not. Sono evidenti le maggiori criticità dopo la chiusura del punto tra parti in casa e ambulanze". 

 

E l'associazione propone un parallelo con la situazione di Cles. "E' esattamente nella stessa situazione strutturale - aggiunge l'associazione - ma non è obbligato a nessuna chiusura, anzi sono riusciti a prevedere una soluzione: ovviamente siamo sinceramente felici per la popolazione di quella zona, ma poiché non hanno mai sospeso l'attività possono continuare a accogliere le partorienti e intanto prevedere i lavori per realizzare la sala operatoria". 

 

Nel mirino anche il ritardo nella comunicazione tra la data di protocollo in Provincia (28 febbraio) e la comunicazione alla popolazione (22 marzo). Ufficialmente per valutare, chiedere spiegazioni e confrontarsi con il Punto nascita nazionale. "Ripeto - ribatte il portavoce - non possiamo più credere a queste persone, hanno nascosto la notizia per uscire politicamente puliti nel mezzo della campagna elettorale" (Qui articolo).

 

Per l'Associazione Parto per Fiemme non resta che chiedere le dimissioni di Rossi, Zeni e Bordon: "La strategia di sfiancare le persone e trovare sempre nuovi 'improvvisi' ostacoli per evitare la riapertura è evidente. In quasi tre anni - conclude Arici - ci sono stati continui ripensamenti e tante retromarce, ma soprattutto scaricano sempre su Roma. Prima 'gettonisti no', ora 'gettonisti sì', quindi l'assenza di professionisti tra bandi annullati e spostati, non sono riusciti a trovare nemmeno un ginecologo, mentre noi avevamo trovato tutti i professionisti necessari. Hanno fallito e si devono dimettere". 

 

Dopo la presa di posizione di Claudio Cia, Manuela BottamediMaurizio FugattiClaudio Civettini, interviene anche Giacomo Bezzi: "Il governo provinciale - afferma - ha raccontato solo frottole, tante promesse che puntualmente sono state disattese. Ora la mazzata finale: il punto nascita non potrà essere riaperto".

 

"Questa decisione - aggiunge il forzista - non riguarda il rispetto del numero minimo dei parti e dei medici in servizio, lo Stato contesta la carenza strutturale dell’ospedale. Questo il dato oggettivo: nel corso degli anni non sono stati eseguiti gli interventi strutturali di adeguamento che avrebbero garantito la riapertura del punto nascita".

 

La decisione nazionale è arrivata come una doccia gelata in Val di Fiemme e Fassa: "Le valli - dice il consigliere provinciale - sono state dimenticate: i continui sperperi di fondi pubblici per foraggiare il clientelismo del centrosinistra autonomista ha di fatto danneggiato la periferia".

 

Anche qui si accende un faro sui 23 giorni per comunicare la notizia. "Una mossa politica - conclude Bezzi - ma è servita a poco visto che il risultato di 6 a 0 a favore del centrodestra. La fiducia nel centrosinistra è finita: le dimissioni di Rossi e Zani non servono, saranno gli elettori trentini a 'licenziarli' alle prossime provinciali. Consiglio di conservare il 'cappotto' acquisito a marzo, potrà servire in autunno".

 

"Il dibattito sui punti nascita deve avere un unico obiettivo: la tutela della donna e del bambino - dicono invece Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti - per tutta la fase della gravidanza, il parto e il post nascita. Obiettivo che può essere garantito, a nostro avviso, solo se si assicurano servizi territoriali forti nell'ambito della ginecologia e della neonatalità in ogni Comunità di valle anche in assenza del punto nascite”.

 

I sindacati aggiungono che "gli ospedali delle valli sono e devono restare i nodi di una rete territoriale dei servizi sanitari che, oltre al futuro Not, si fonda proprio sul rafforzamento degli altri presidi ospedalieri anche in chiave di medicina del territorio".

 

Resta infine il nodo del personale. "Ogni scelta politica e organizzativa dovrà tenere conto della giusta valorizzazione del personale medico e paramedico - concludono i sindacati- per valorizzare il ruolo e le professionalità a vantaggio di tutta la comunità".

 

 

 

 

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