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Cavalese, dopo la polemica tra 5 Stelle, Lega e Zeni interviene Parto per Fiemme: ''Tutti parlano ma è ancora chiuso e se riaprirà non sarà merito di Patt e Pd''

L'Associazione Parto per Fiemme parla dopo le dichiarazioni di Degasperi, Fugatti e Zeni. Alessandro Arici: "Anche l'Upt ci ha aiutato, ma frenato dall'alleanza con Patt e Pd. La nostra visione invece è quella di ampliare il bacino di utenza e diventare un punto di riferimento per le valli limitrofe fino a Feltre"

Di Luca Andreazza - 05 ottobre 2018 - 19:25

CAVALESE. "Siamo lieti che i punti nascita siano una priorità della politica trentina. Sarebbe più normale che quello di Cavalese non fosse un campo di battaglia della campagna elettorale, ma un argomento per azioni trasversali, ma alle porte delle elezioni sembra inevitabile il contrario", queste le parole di Alessandro Arici, portavoce dell'Associazione Parto per Fiemme, a commentare gli ultimi botta e risposta tra Filippo Degasperi ("Il ministro riapre il punto nascita"), Maurizio Fugatti ("Non decidono loro, scelta tecnica") e Luca Zeni ("Marchetta elettorale").

 

"Tutti vogliono essere i padri della riapertura - evidenzia il portavoce - ma a quanto mi risulta non abbiamo ancora una data certa da offrire al personale medico e alla popolazione. Forse sarebbe bene interessarsi a quali politici e partiti si può addossare la chiusura. Salvo un nostro errore fin dal 2011, con l'allora assessore alla salute Ugo Rossi, la giunta di Lorenzo Dellai decise per la chiusura. Un iter portato avanti dagli assessori Donata Borgonovo Re e Luca Zeni in accordo con l'attuale presidente".

 

Intanto però la politica si "spintona" per annunciare la riapertura del punto di Cavalese. "Quando la questione è sfuggita di mano - dice Arici - abbiamo assistito al rimpallo da Trento a Roma, ma i tecnici fin da giugno 2015 ci hanno spiegato che la possibilità di mantenere aperto il punto nascita era facoltà della Provincia che, nel frattempo, ha palesato onestamente la volontà di chiudere solo attraverso l'assessore Borgonovo Re, poi rimossa. Se riapre attualmente le percentuali di merito si possono dividere tra Upt, Movimento 5 stelle e Lega, che si sono mossi fin da subito per capire la questione e accordarci spazi di espressione e proposta. Le alleanze dell'Upt con Pd e Patt hanno, a mio avviso, minato notevolmente l'efficacia della loro azione".

 

Il prossimo appuntamento è quello di martedì 9 ottobre, quando nella Capitale si tiene un vertice per valutare la situazione e se ci sono i presupposti per aprire il punto. Un passaggio fondamentale per capire se tutto procede per il verso giusto e la deroga, già ottenuta, può essere attuata.

 

"In questi mesi - prosegue il portavoce - abbiamo lavorato dietro le quinte e ci siamo confrontati con i tecnici del Comitato tecnico nazionale per non disperdere quanto costruito e per capire quale fosse, confrontandola col Ministero, la vera volontà della Giunta Provinciale. Abbiamo incontrato le varie forze politiche, evitando quanti ci hanno sempre stigmatizzato. Il vero salto di qualità nella gestione del Trentino può avvenire quando verrà riconosciuto il valore delle associazioni come Parto per Fiemme: se i politici accetteranno di ascoltare e collaborare anche tecnicamente con quelle realtà serie che conoscono il territorio, tutti potranno avere un vantaggio in termini di efficacia e avremo, finalmente, una governance moderna".

 

Un dialogo che non sempre c'è stato. "L'assessore Zeni - ricorda Arici - ci ha più volte ribadito che la sua scelta di non collaborare con Parto per Fiemme veniva dalla sua certezza che mi sarei candidato alle provinciali". 

 

E il portavoce si toglie un sassolino dalla scarpa. "Siamo - spiega - dei semplici 'valligiani trentini' apartitici, la nostra 'colpa' è quella di essere attenti alle sorti della nostra gente. L'anno scorso abbiamo incontrato anche Giorgio Tonini, il quale ci ha ascoltato e rassicurato sulla possibilità di ritrovare una collaborazione con Zeni, salvo sparire. Vale però la pena di ricordare che nessun membro dell'associazione, nonostante le varie proposte ricevute, corre alle elezioni".

 

Le idee all'interno dell'Associazione Parto per Fiemme sono chiare. "Chiediamo nuovamente una data certa di riapertura - sottolinea Arici - anche se siamo convinti che non avverrà prima delle elezioni per evidenti giochi politici. Serve un'azione trasversale e super partes, l'apertura non deve diventare una bandiera elettorale, altrimenti si rischia una nuova chiusura per le solite ripicche, delle quali i vecchi partiti sembrano non poter fare a meno. Al prossimo governo provinciale, qualunque sia e che speriamo non nasca già litigando, consigliamo di lasciarsi aiutare perché, come provato in termini di candidati medici, organizzazione pratica sul territorio e capacità comunicativa per accogliere partorienti (e quindi fondi) da fuori Provincia, portiamo risultati".

 

E il riferimento va ai professionisti tra medici, ginecologi e ostetriche contattati e rassicurati quando i bandi sembravano destinati ad andare deserti. "Il depotenziamento della struttura attraverso la chiusura del punto nascita rappresenta il primo passo verso la dismissione dell'ospedale. La nostra visione invece è quella di ampliare il bacino di utenza e diventare un punto di riferimento per le valli limitrofe fino a Feltre per ricominciare ad accogliere, grazie agli straordinari albergatori delle nostre valli, famiglie da tutta Italia".

 

Insomma, questa realtà non vuole ridurre il tutto a una questione affettiva e emotiva. "Siamo i primi a dire - conclude Arici - che si deve riaprire e garantire la piena sicurezza di madri e nascituri. Il punto nascita non è l'unica criticità da risolvere per avere un ospedale moderno e sicuro, ma è la pietra angolare per alcuni servizi come pediatria e ginecologia e porta in dote una realtà essenziale per un presidio sanitario alpino: l'obbligo dell'anestesista presente in guardia attiva 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 per tutti".

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