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Bagni inutilizzabili, scarichi delle docce otturati , è allarme alla Residenza Fersina. L'Assemblea Antirazzista: ''Colpa dei tagli''

La denuncia è contenuta in un documento che è stato scritto dall'Assemblea Antirazzista dove si chiede un intervento urgente per far fronte alla fatiscenza nella quale si troverebbe la Residenza Fersina. Una situazione di abbandono è stata raccontata oggi da Il Dolomiti anche per il Campo di Marco lasciato vuoto ad inizio aprile 

Di G.Fin - 09 luglio 2019 - 12:09

TRENTO. Bagni mal funzionanti e in alcuni casi inagibili, scarichi delle docce spesso otturati e materassi inutilizzabili. E' una situazione al limite della sopportazione quella che si sta verificando alla Residenza Fersina a Trento dove sono stati trasferiti la gran parte dei migranti presenti sul territorio. La situazione è stata riportata nero su bianco su un documento dall'Assemblea antirazzista di Trento dove vengono denunciati i tagli effettuati dalla giunta provinciale. L’edificio delle ex caserme, essendo vecchio, necessiterebbe di una costante manutenzione e cura, “ma i fondi stanziati sono decisamente insufficienti” viene spiegato.

 

Alla Residenza Fersina in questo momento vengono ospitati 250 richiedenti asilo oltre a una quindicina di rifugiati riconosciuti. L'Assemblea antirazzista punta il dito contro la Giunta Provinciale e contro il mancato riconoscimento ai migranti di quei diritti fondamentali che permettono a un essere umano di condurre una vita dignitosa.

 

“La Giunta leghista si è mostrata perfettamente in linea con il Governo nazionale – è stato spiegato nel documento - anche in merito al taglio dei fondi destinati all’accoglienza e alle nuove modalità di gestione, tutte piegate al ribasso. Questo ha determinato una drastica soppressione dei vari servizi volti all’integrazione e all’inserimento dei richiedenti asilo nel mondo del lavoro, diminuendo significativamente il numero delle figure in grado di favorire l'inclusione nella società come infermieri, psicologi, insegnanti d’italiano ed operatori, molti dei quali nel giro di poco si sono trovati senza lavoro”.

 

Un’altra conseguenza della riorganizzazione generale del sistema d’accoglienza è stata la chiusura di alcuni appartamenti, dislocati su tutto il territorio provinciale, destinati ai richiedenti asilo. Il trasferimento di questi ultimi, quindi, in una struttura unica.

 

“L’idea di confinare le persone nei grandi centri d'accoglienza – spiegano i portavoce dell'Assemblea Antirazzista di Trento - che porta a creare ghetti in cui l'integrazione delle persone è molto difficile, se non impossibile, e provoca una perdita per tutta la comunità”.

 

Una situazione di tagli e di mancanza di una gestione sta rendendo, come già detto, la “Residenza Fersina” una struttura fatiscente. Ci sono problemi strutturali con bagni con lavandini che inutilizzabili ma anche scarichi delle docce che in più occasioni sono stati otturati. Ci sarebbero poi materassi inutilizzabili.

 

L’edificio, essendo vecchio, necessiterebbe di una costante manutenzione e cura, ma occorre fare i conti con i fondi stanziati. “Vista la dimensione dell’edificio ed il numero di persone che ospita – viene denunciato dall'assemblea - è una vera e propria presa in giro. L’aver concentrato i richiedenti asilo nella residenza Fersina, costringendoli a vivere per lunghissimi periodi in condizioni degradanti, ha avuto e continua ad avere delle gravi ripercussioni sullo stato psico-fisico delle persone accolte: il non avere prospettive di vita, soprattutto a livello lavorativo e di inserimento sociale, genera un senso di frustrazione, di apatia e di rabbia”.

 

A creare problemi sarebbero poi anche le lungaggini burocratiche nel rilascio del permesso di soggiorno e l'attesa del colloquio con la Commissione che valuta la domanda di asilo.

 

“Senza entrare nei dettagli tecnici dell’iter per l’ottenimento della protezione internazionale – si spiega - la normativa attuale prevede che il richiedente protezione internazionale possa lavorare dopo 60 giorni dalla formalizzazione della richiesta d’asilo. Ma senza il permesso di soggiorno 'in mano' è pressoché impossibile ottenere un lavoro. I tempi di attesa per ottenerlo e poi per rinnovarlo sono ancora troppo lunghi, con una media di 5 mesi”.

 

Altra barriera posta sulla strada della ricerca di lavoro, viene spiegato sempre nel documento, sta nel fatto che i richiedenti asilo sono obbligati a rientrare nella “Residenza Fersina” ogni sera, e poiché il mancato rientro comporta l’immediata revoca del diritto all’accoglienza, la cerchia dei lavori possibili si stringe a quelli che si trovano in luoghi raggiungibili in giornata. Difficoltosa sarebbe anche la richiesta in casi particolari. “Questa modalità – si spiega - impedisce la possibilità, ad esempio, di lavorare come stagionale nella raccolta della frutta nelle valli o nelle strutture turistiche: risulta quindi chiaro come la chiusura gli appartamenti dell’accoglienza diffusa abbia costituito un ulteriore deterrente all'inclusione sociale di queste persone”.

 

Per tutti questi motivi l’Assemblea Antirazzista di Trento ha redatto un documento per sottolineare la propria opposizione alle politiche della giunta provinciale e del governo ribadendo, fra le altre cose, “l’urgenza di un intervento tempestivo alla 'Residenza Fersina', per garantire almeno i livelli minimi di vivibilità e salubrità”. Proprio oggi, intanto, secondo alcune fonti, alla residenza ci sarà un sopralluogo per verificare la situazione.

Qui il documento dell'Assemblea Antirazzista

 

 

 

 

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