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Borse di studio concesse anche ai bambini dell’asilo: 2 dipendenti dell’Università citati in giudizio dalla Corte dei Conti

In 10 anni spesi oltre 1,6 milioni di euro per borse di studio e contributi per soggiorni studio all'estero in favore dei figli di personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori esperti linguistici. Per l'accusa, questi sussidi, sono stati erogati in maniera illegittima provocando un danno erariale, pertanto a risponderne sono stati chiamati due dipendenti dell'Università che hanno sottoscritto l'accordo in questione 

In foto il procuratore regionale della Corte dei Conti Marcovalerio Pozzato
Di Tiziano Grottolo - 12 novembre 2019 - 13:53

TRENTO. L’indagine ha mosso i suoi primi passi dalla denuncia anonima pervenuta alla Corte dei Conti di Trento, la segnalazione ha attirato l’attenzione del procuratore regionale Marcovalerio Pozzato, coordinatore dell’indagine che ha portato al rinvio a giudizio di due dipendenti dell’Università di Trento.

 

Facciamo un passo indietro, il contratto collettivo nazionale di lavoro, sottoscritto nel 2005, riconosce agli atenei la facoltà di adottare, in sede decentrata e nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio iniziative in favore dei propri dipendenti “come convenzioni in materia di trasporti, assistenza sanitaria, istituzioni di asili nido e sussidi economici”.

 

Nel caso in oggetto, fra questi sussidi, ricadono anche le borse di studio finalizzate alla frequenza di strutture educative, da quelle per la prima infanzia (scuola materna) fino alla conclusione del ciclo di studi secondario superiore. Così come le borse di studio per la partecipazione a soggiorni di studio all’estero. Fin qui nulla di anomalo, senonché, nel 2007, Università e sindacati sottoscrivono un accordo per individuare criteri e modalità di erogazione. Così, l’importo per la frequenza scolastica è stato fissato ad un massimo di 350 euro per ciascun figlio, mentre quello per le Partecipazioni a soggiorni all’estero, sempre con criteri analoghi, a 450 euro.

 

Somme non indifferenti, giusto per citare qualche numero tra il 2007 e il 2017 sono stati corrisposti importi per un totale di 1.640.630 euro, con una media di 150mila euro all’anno. Ad ogni modo ai due dipendenti verranno contestati gli esborsi effettuati tra il 2014 e il 2017 per un ammontare di “soli” 697.212 euro, perché nel frattempo è entrata in gioco la prescrizione.

 

I due dipendenti sono chiamati in causa in quanto firmatari dell’accordo fra Unitn e sindacati risalente al 2007, con l’accusa (fermamente respinta dai rispettivi avvocati) di aver provocato un danno erariale. La Corte dei Conti infatti parla di un accordo palesemente illegittimo oltre che di una retribuzione a pioggia senza un qualsivoglia controllo da parte dell’Università.

 

Secondo l’accusa le erogazioni, in favore delle famiglie dei dipendenti dell’università, sarebbero avvenute indipendentemente dalla condizione economica e senza che fosse neppure richiesta la certificazione del pagamento connesso all’iscrizione scolastica o universitaria. Ma le borse di studio sarebbero state concesse anche in favore di bambini ancora iscritti alla scuola materna o a studenti fuoricorso e perfino a famiglie il cui reddito complessivo non veniva assolutamente preso in considerazione dall’ateneo, anche nel caso che il coniuge fosse benestante. In alcuni casi beneficiari riuscivano ad ottenere anche i contributi erogati dalla Pat ottenendo così un “doppio bonus” in altri, chi otteneva le borse di studio si “dimenticava” di segnalarlo all’agenzia delle entrate.

 

Da parte sua l’Università si è mossa e dal 2018 ha corretto il regolamento andando a togliere le borse di studio per i bambini di scuole materne e dell’infanzia, evitando in questo modo la stortura di avere degli “studiosi” fin troppo precoci. Ricordiamo inoltre, che attualmente Unitn condiziona l’attribuzione di borse di studio alla presenza di idonea certificazione Isee.

 

Adesso i due dipendenti dovranno attendere il processo durante il quale potranno difendersi dall’accusa di danno erariale, riconducibile all’illegittima (secondo l’accusa) erogazione di provvidenze economiche in favore dei figli di personale tecnico e amministrativo e dei collaboratori esperti linguistici.

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