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Dai progetti culturali all'impegno per i diritti di tutte e tutti, il viaggio dentro il Centro Sociale Bruno che ora rischia di scomparire

Oggi, 8 giugno, è scaduto il contratto di comodato d'uso tra l'associazione Commons e la Patrimonio del Trentino, per l'edificio che si trova in via Lungadige San Nicolò 4. L'area è quella dell'ex Italcementi per la quale fino ad oggi nessuno, però, ha presentato un progetto definitivo

Di Giuseppe Fin - 08 giugno 2019 - 06:01

TRENTO. Una ciclofficina, un progetto per imparare l'uso di software liberi e della lingua italiana, ma anche rassegne cinematografiche, progetti per valorizzare il prodotti locali e l'uso sostenibile delle risorse naturali. E ancora convegni, conferenze, rassegne musicali e momenti di confronto per parlare di accoglienza, inclusione e socialità. Sono queste solo una parte delle tante iniziative che in questi anni sono state portate avanti dal Centro sociale Bruno. Un'attività che non si è mai fermata e che oggi si deve confrontare con la decisione politica da parte della Provincia a trazione leghista che ne ha deciso lo sfratto dall'edificio che si trova in via Lungadige San Nicolò 4. (QUI L'ARTICOLO)

 

La decisione non è certo una novità visto che era già stata annunciata da Patrimonio del Trentino nell'ottobre scorso con una lettera. La scadenza è fissata per oggi e nei giorni scorsi a muoversi contro questo sfratto sono state numerose persone anche attraverso una raccolta di firme. (QUI LA LETTERA)

Il Centro Sociale Bruno

La Provincia, con il presidente Maurizio Fugatti, non sembra voler cambiare idea. Già ben prima della sua elezione allo scranno più alto di piazza Dante, il leader leghista trentino aveva dichiarato “guerra” al Centro sociale Bruno. Una bandiera portata alta in campagna elettorale. Fino ad oggi, però, nessuno per quell'area dell'ex Italcementi ha presentato un progetto concreto.

 

LA STORIA DEL CENTRO SOCIALE BRUNO

Il 10 ottobre 2006 alle ore 16. Questa la data esatta nella quale è nato il Centro Sociale Bruno a Trento. Il nome è stato scelto in onore dell'orso Jj1 detto 'Bruno' , un giovane esemplare di due anni alto due metri, nato nel parco Brenta-Adamello dall'accoppiamento di Jurka e Joze ed ucciso in Baviera proprio nell'estate di quell'anno. La prima struttura occupata dai giovani attivisti nel 2006 è stata un edificio abbandonato sotto il viadotto all’ex Zuffo che già in precedenza era stato preso di mira. Da quel momento è iniziativa un'attività che con il passare del tempo ha coinvolto tantissimi giovani di ogni estrazioni sociale.

 

Vengono sgomberati una prima volta e inizia una lunga trattativa con il Comune e il sindaco Alberto Pacher. Intanto il 21 aprile del 2007 a Trento si incontrano tutti i centri sociali del nord est per una grande manifestazione. E' la prima volta che succede. 

 

Si arriva poi all'occupazione all'ex collegio Mayer, la struttura di corso Buonarroti abbandonata da quasi 10 anni e, poco dopo, è il turno dell'ex Dogana, la sede che ospiterà il Centro sociale Bruno per 5 anni. Sono anni importanti dove il centro sociale è protagonista a pieno titolo nella scena locale ma anche nazionale con diverse campagne contro le leggi inique, per chiedere maggiore democrazia, per portare avanti la campagna referendaria per l'acqua ma anche nel settore ambientale, contro gli inceneritori.

 

Un impegno che coinvolge tantissimi giovani che nel frattempo riescono a far diventare il centro sociale anche un contenitore di arte, cultura e musica. Fino alla fine del 2013 i giovani del Bruno rimangono all'ex Dogana.

 

L'edificio diventato poi luogo di riparo per senza tetto viene abbattuto del 2015. E' questo anche l'anno nel quale scompare il murale dipinto nel 2008 dal messicano Omar Garcia Cruz e dallo spagnolo Jordi Galindo che raffigura l'orso con le fauci spalancate, diventato un simbolo del centro sociale.

A seguito dell'ennesima trattativa con Patrimonio del Trentino il Centro sociale Bruno trova un nuovo spazio. Una vecchia palazzina nell'area dell'ex Italcementi che i ragazzi decidono di sistemare. I lavori da fare non sono pochi e richiedono diverso tempo. Gli attivisti, però, non si fermano e in poco tempo riescono a riqualificare l'ennesimo spazio che fino ad allora era rimasto abbandonato.

 

In questo caso non si tratta di una occupazione. Esiste un contratto di comodato d'uso gratuito tra Patrimonio del Trentino e l'associazione Commons. Non è previsto, quindi un affitto, visto anche la situazione di degrado in cui versava lo stabile.

Una parte dei soldi per la sistemazione, 10 mila euro, sono stati dati dalla Patrimonio del Trentino sottoforma di prestito sociale. Questo importo è stato restituito dagli attivisti nel corso degli anni. Il resto dei soldi utilizzati per la sistemazione dell'edificio è stato raccolto tra gli attivisti che assieme pagano anche le bollette di acqua, luce, gas e immondizia.

 

Ogni tappa fatta dal Bruno porta con sé un elemento di continuità anche se poi cambiano persone, nascono collaborazioni, progettualità e spazi diversi. Ovunque il centro sociale trova casa, ovunque si crea una dinamica sociale, politico e culturale che interessa non solo chi occupa lo stabile ma anche una buona parte della cittadinanza.

 

LE ATTIVITA'

L'idea che nell'edificio di Lungadige San Nicolò 4 siano presenti solo gli attivisti del Centro sociale Bruno è sbagliata. Se è ben vero che sono stati questi ultimi a risistemare l'intera struttura, gli spazi sono stati poi messi a servizio dell'intera comunità. Per questo vengono utilizzati anche da altre associazioni trentine che non avrebbero nessun altro luogo dove andare per svolgere la propria attività. Tre i principi cardini su cui si fondano i rapporti interni: antifascismo, antirazzismo e antisessismo. 

I progetti avviati in Lungadige sono molti. C'è il “Cinema Futura”, un collettivo che propone film classici, indipendenti, sconosciuti o spesso dimenticati. Esiste poi una scuola di italiano per stranieri e non solo portata avanti da volontari che con il passare del tempo ha visto sempre più aumentare i partecipanti.

 

La Biosteria che è un progetto di ristorazione che ha come scopo la promozione della cultura e del buon cibo a partire da prodotti rigorosamente stagionali, locali fin dove si può, e biologici. Un modo per riscoprire anche il territorio.

 

Esiste poi la Ciclofficina che è uno spazio aperto a tutte le persone, ciclisti e non; ideale per riparare la propria bici, ma anche per scambiarsi esperienze e idee, chiedere e dare consigli. Grazie a questo spazio, vengono messi a disposizione attrezzi e competenze.

 

Per gli appassionati del web esiste il progetto “Fixxati Hacklab” per la promozione dell'uso di software open source e free. Alcuni spazi vengono utilizzati settimanalmente anche dai gruppi di acquisto solidale (Gas) oppure dalla “Sartioria sociale” (avviata al centro sociale  ma con l'evoluzione del progetto si è spostata in altra sede) con ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo che collaborano per dare vita a nuovi oggetti partendo dal riuso di vestiti. Ci sono poi i “Richiedenti terra”, invece, per la gestione di alcuni orti comuni e anche la “Polisportiva Clandestina”, nata per il 2015 per promuovere attraverso lo sport progetti di integrazione sociale.

Non manca poi il progetto "Accoglienza degna" attraverso la quale vengono accolte persone in difficoltà, migranti ma anche tanti trentini che si trovano da soli senza una casa e un lavoro. 

 

Questi sono solo alcuni dei tanti progetti che sono nati e cresciuti negli spazi del Centro sociale Bruno e che hanno visto tantissimi giovani (ma non solo) impegnarsi in maniera completamente volontaria.

 

LA SCADENZA

Oggi, sabato 8 giugno, scade il comodato d'uso gratuito sottoscritto dall'associazione Commons e Patrimonio del Trentino. In difesa del centro sociale Bruno si è mobilitata in queste settimane una grossa fetta della società civile trentina. La lettera lanciata dallo storico Quinto Antonelli continua a ricevere adesioni sia da privati che da associazioni. Oggi a mezzogiorno è stata organizzata una “Spaghettata sociale”.

 

“La discussione che sta avvenendo in questi giorni – hanno spiegato gli attivisti del Bruno – sta riaprendo un dibattito importante. In molti ci stanno mettendo la faccia per dire che 'il Bruno non si tocca'”.

 

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