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''Il Bruno non si caccia'', il Centro sociale: ''Solo motivi politici dietro la disdetta del contratto''

Il prossimo 7 giugno il Centro sociale Bruno dovrà lasciare lo stabile di via San Nicolò. Assemblea per il 10 aprile: "vogliamo inviare un messaggio molto chiaro senza pec e tanti giri di parole: il Bruno non si caccia!"

Pubblicato il - 04 marzo 2019 - 16:51

TRENTO. Il 10 ottobre dello scorso anno aveva festeggiato i 12 anni di attività ma il prossimo 7 giugno il Centro sociale Bruno dovrà lasciare lo stabile di via San Nicolò.

 

La decisione era stata comunicata prima delle ultime elezioni provinciali da Patrimonio del Trentino, attraverso una pec con la quale si decideva di radere al suolo un'esperienza cittadina.

 

Per essere certo che questo avvenga, il consigliere Devid Moranduzzo si è prodigato anche di presentare una interrogazione provinciale per chiederne conferma al presidente Maurizio Fugatti.

 

“La disdetta del contratto è una scelta solo politica perché l'obiettivo è colpire per l’ennesima volta una esperienza sociale e politica che (r)esiste a Trento da oltre 12 anni” hanno spiegato i portavoce del Centro sociale Bruno che per il 10 di aprile hanno deciso di organizzare un'assemblea pubblica nella quale decidere cosa fare in vista della scadenza del contratto d'uso dell'immobile che nel corso degli anni è stato completamente recuperato.

 

Se da un lato si decide però di cacciare il Centro sociale Bruno, dall'altro non c'è, almeno per il momento, alcun progetto sicuro sulla riqualificazione e rilancio dell'area dal punto di vista strutturale ma anche sociale. Nel corso degli anni si sono sentiti diversi progetti che riguardano l'ex Italcementi, si sono viste anche delle planimetrie e ascoltate ore di spiegazioni. Ad oggi, però, la situazione non è ancora chiara, soprattutto nei tempi.

 

Qui la nota del Centro Sociale Bruno 

 

Il prossimo 7 giugno scadrà il contratto di comodato d’uso dell’immobile (autorecuperato da cima a fondo!) dove ha trovato casa il Centro sociale Bruno.
Patrimonio del Trentino, la società per azioni controllata interamente dalla Provincia Autonoma di Trento, lo scorso anno ha deciso unilateralmente di rescindere il contratto attraverso un’arida pec. Il motivo della disdetta non è noto perché fino ad ora non sono giunte ulteriori comunicazioni.

Diciamo fin da subito che siamo certi che il piano di “riqualificazione” dell’area ex Italcementi dove sorge l’edificio è impantanato nelle sabbie mobili della governance locale. Né la PAT né il Comune hanno le idee chiare su quale debba essere la lottizzazione (e la speculazione) di un’area di 94.000 mq (!) che comprende anche il dormitorio Bonomelli, la motorizzazione e il campo dei Sinti, e a parte qualche riga tracciata su una planimetria, non c’è nessun atto formale né alcun preventivo di spesa. L’area ex Italcementi rimarrà così come la vedete ancora per molti anni. Qualsiasi ipotesi di farci sloggiare per mettere mano all’intero lotto è alquanto fuorviante e falsa. Perfino Trento Fiere dopo la querelle su in che zona dovesse trovare posto se ne starà ridimensionato nello spazio attuale. E gli avveniristici progetti sul nuovo stadio ricalibrati in dimensione e spesa nella zona di Trento sud.

La verità a noi pare una sola. Ma hanno talmente timore di ammetterla che né Rossi prima, né Fugatti oggi, la diranno apertamente: la disdetta del contratto è una scelta solo politica. L'obiettivo è colpire per l’ennesima volta una esperienza sociale e politica che (r)esiste a Trento da oltre 12 anni. La verità è che vogliono aumentare il deserto culturale e sociale che sta calando su tutta la città, vogliono sradicare da quello che considerano il loro giardino di casa qualsiasi esperienza di autorganizzazione e di alternativa.

Del resto cosa aspettarci da persone incapaci di costruire alcunché che hanno elevato la distruzione a prassi di governo?
In questi pochi mesi di giunta Fugatti abbiamo già tutto il condensato dell’incapacità strutturale della compagine governativa: hanno distrutto ogni servizio volto all'inclusione dei richiedenti asilo e stanno per lasciare a casa circa 150 lavoratori e lavoratrici, smantellato i corsi contro il bullismo e la discriminazione di genere nelle scuole, stanno approvando un welfare discriminatorio e differenziale, distruggendo l'autonomia della nostra Provincia per far contento il loro capetto sovranista, vogliono distruggere la nostra terra con un'autostrada imposta dai padroncini veneti.

Ora hanno deciso che è il momento di cacciarci e di attaccare il Bruno. Hanno deciso che è il momento di desertificare un pezzo riconquistato di città, una zona sottratta alla rendita e riconsegnata al mutualismo e alla cooperazione sociale. D'altronde non ci siamo mai aspettati nulla di diverso. Chi costruisce dal basso conquistando spazi e consenso sociale senza chiedere il permesso al potere non può che essere un nemico per chi fa della distruzione l'unico mezzo per dimostrare il proprio potere.

Di fronte a tutto questo ci rivolgiamo alle persone che in questi anni hanno attraversato il Centro Sociale Bruno. Ci rivolgiamo a tutto quel Trentino che, tra molte differenze e sfumature, si riconosce nella volontà di lottare e opporsi a questo stato di cose. A quel Trentino che si identifica nella ricerca della libertà, della solidarietà, della condivisione e della giustizia sociale e non nella distruzione, nell'odio, nello sfruttamento e nell’individualismo.

Invitiamo quindi tutte e tutti all’assemblea per decidere insieme come opporci all’attacco portato al Bruno, per decidere insieme come tenere in vita questo spazio libero e indipendente e come renderlo ogni giorno di più un esempio della società che vogliamo costruire. Il 10 aprile vogliamo inviare un messaggio molto chiaro senza pec e tanti giri di parole: il Bruno non si caccia!

 

 

 

 

 

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