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Il signor Lino, alpino reduce di Russia, festeggia 98 anni: festa a sorpresa del Comune

Gobbi: ''Il mio, un cuore alpino''. Al party gli assessori Girelli e Mori, le penne nere e la polizia locale. Pomeriggio di foto, canti e ricordi. Tre anni fa l'onorificenza al merito del gonfalone d'argento

Pubblicato il - 10 febbraio 2019 - 13:44

TRENTO. Novantotto anni e uno spirito invidiabile. Lino Gobbi, classe 1921, alpino reduce di Russia, ha compiuto 98 anni. E a festeggiare il traguardo è stata, con un party a sorpresa, l'amministrazione comunale di Arco.

 

Gobbi è un volto noto in città. Alpino, combattente nella Seconda Guerra Mondiale, tre anni fa (per il 95esimo compleanno) è stato insignito dell'onorificenza al merito del gonfalone d'argento del Comune di Arco. Sabato, nel giorno del suo 98esimo compleanno, a fargli a sorpresa gli auguri nella sua casa di famiglia è arrivato un gruppo di alpini con il capogruppo Carlo Zanoni, accompagnato dagli assessori comunali Silvia Girelli e Stefano Mori. Non mancava nemmeno la polizia locale con Giorgio Vivori.

 

La festa è stata concordata con i parenti del signor Lino: il gruppo si è riunito alle 16 sotto casa per una foto di gruppo. Quindi il brinidisi e la festa fatta di chiacchiere, risate, canti e ricordi.

 

Appena ventenne, Lino Gobbi fu inviato prima sul fronte russo e in seguito su quello jugoslavo. Dopo l'8 settembre, fu deportato in Germania: venne liberato nel 1945 e riuscì a riprendere una vita di normalità nella sua città natale, Arco.

 

Nel centro della Busa si è distinto per l'instancabile ed entusiasta impegno in favore della comunità. Per questo motivo, per la dedizione e l'altruismo, per la testimonianza di profonda umanità e di costante solidarietà, Lino Gobbi è diventato una figura molto nota e unanimemente apprezzata.

 

Domenica scorsa, 3 febbraio, il Gruppo alpini di Arco aveva già festeggiato Gobbi nel corso dell'assemblea ordinaria che si è tenuta all'hotel Everest di Vignole. Un'occasione per il signor Lino per tenere un discorso applauditissimo: "Carissimi alpini, carissimi tutti - sono le parole che ha pronunciato, culminate in una preghiera - giacche la bontà celeste anche nel declinare della mia lunga giornata terrena pur gioiosa, anche nella prova del fratello che soffre ha voluto donarmi ciò che in un cuore alpino ha sempre occupato un posto, come l'amore per la famiglia, un posto d'onore assistito dal sacrificio che si fa dono. Con questa emozione che il cuore a stento sostiene, con questi sentimenti vi voglio salutare, carissimi alpini e amici degli alpini, "così" la serenità e la fede permarrà in voi. Si intreccerà nella nostra storia alpina, nel nostro cammino e il ricordo di che... mentre il piede vacillante scalfiva le lontananze dell'Ucraina fredda e desolata, là nasceva una confidenza: "Te vedo chi ti sola, o cara Mamma Celeste che te cognosi el dolor: ti sola en de sto angolim che ha resistì alla furia de la guera". Te raccomando i me Amizi che è restà li vizim a ti".

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