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Mafia, don Ciotti a Trento: ''Attenti alle aree grigie dove si mescolano legalità e illegalità'' e sull'accoglienza: ''La politica dei respingimenti è vergognosa''

Il fondatore di Libera ieri sera è arrivato a Trento per un incontro che ha visto l'auditorium del Duomo riempirsi di molti giovani. Sulla presenza della mafia nel Nord est ha affermato: " State attenti alle zone grigie, quell'insieme di relazioni tra persone e soggetti, che siano essi economici, politici e sociali, del mondo legale con le associazioni criminali di stampo mafioso"

Di Giuseppe Fin - 08 febbraio 2019 - 05:01

TRENTO. Sono flessibili, reticolari e sanno immergersi senza fare chiasso e rumore. Magari cambiano colore, in alcuni casi più intenso mentre in altri meno, ma nessuna zona, nemmeno il Nord est e nemmeno quindi il Trentino, può considerarsi esente dalle mafie. “Oggi il problema non sono i migranti ma sono le mafie che sono tornate forti su tutto il territorio” ha gridato ieri sera a Trento don Luigi Ciotti davanti ad una platea composta soprattutto da giovani che hanno riempito l'auditorium del Duomo. Il fondatore di Libera ha tenuto incollate alla sedia per oltre un'ora le persone a parlare di accoglienza, di migranti, di mafia, organizzazioni criminali e di come oggi ci sia la necessità “di una nuova primavera”, di un nuovo impegno civile perché “Il futuro ci chiede di andargli incontro e non di attendere arroccati”.

 

Dall'ultimo rapporto redatto dalla Commissione nazionale antimafia, ha spiegato don Ciotti, “emerge un dato chiaro che ci dice che le mafie sono tornate forti. Sono organizzate hanno cambiato metodo e impostazione. Oggi più che mai c'è la necessità che anche i cittadini, le associazioni e le organizzazioni facciano anche loro uno scatto in più. C'è il rischio che la lettura del Paese si sia fermata a 26 anni fa a Falcone e Borsellino e mentre le mafie hanno cambiato e si sono evolute il Paese è rimasto fermo”.

 

Le mafie si sono ampliate e il metodo mafioso è evoluto in forme diverse creando una zona grigia, cioè quell'insieme di relazioni tra persone e soggetti, che siano essi economici, politici e sociali, del mondo legale con le associazioni criminali di stampo mafioso. Una zona grigia che esiste anche nel Nord est e anche nel nostro Trentino dove negli ultimi anni abbiamo assistito a molti campanelli di allarme.

Un focus sulle tre regioni, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, è stato fatto da Libera in occasione di Contromafiecorruzione, nel viaggio verso il 21 marzo, Giornata della Memoria e Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che i terrà quest'anno a Padova. In un dossier vengono riportati dati e storie di illegalità. Dati che dimostrano come la mafia non sia un problema solo del sud, che il nord sia diventato una “lavatrice” dei soldi sporchi e che la cosiddetta “neve”, quella che fa morire migliaia di persone, ha sommerso anche il nostro territorio.

 

Il maggior numero di segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio dei soldi sono nel Veneto con 2.642. A seguire però c'è il Trentino-Alto Adige con 621 e di queste 177 sono state segnate come operazioni sospette di riciclaggio con diretta attinenza alla criminalità mafiosa.

 

“Nel Nord est – ha spiegato Ciotti – il problema esiste e non deve essere sottovalutato. Purtroppo nel nostro Paese emerge un dato. Siccome non c'è più l'equazione mafia uguale sangue , la stragrande maggioranza pensa che il problema non sia più pericoloso. Si sta andando verso la normalizzazione della presenza mafiosa. Sono stato in Questura a Trento e ho capito che qui c'è molta attenzione da parte di chi ha delle responsabilità, magistratura e forze di polizia, di valutare tutto, anche i piccoli segnali che devono essere attenzionati e monitorati”.

 

Un'attenzione che rimane alta in Trentino non solo perché terra di confine ma anche perché “Le mafie devono investire e riciclare denaro. Per farlo cercano terre dove si trovano benessere e bellezza che attraggono di più”.

 

E' quello dell'accoglienza il secondo grande tema sul quale il fondatore di Libera ha voluto soffermarsi. “Quella dei respingimenti e una politica che io considero vergognosa. Il problema dell'immigrazione è un problema serio, grave e nessuno deve negarne la complessità. Non può essere scaricato solo sull'Italia e c'è la vergogna dell'agire dei paesi fondatori d'Europa. Non è però respingendo che risolviamo ma creiamo solo situazioni più complesse”.

 

L'accoglienza e il soccorso devono essere la base della civiltà ed oggi “occorre evitare due emorragie, quella di memoria e quella di umanità”. “Una società forte accoglie e riconosce le fragilità – ha affermato don Ciotti – se invece respinge le fragilità lo fa perché non vuole riconoscere le proprie. Serve ripartire dalle relazioni”

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