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Mafia, in Trentino Alto Adige aumentano le operazioni finanziarie sospette. Libera: '''Le mani della criminalità organizzata sulla pandemia''

“Mafie e Covid: fatti l’uno per l’altro". È quanto risulta dal rapporto realizzato da Libera di don Ciotti e  la rivista 'Lavialibera' . Una fotografia inquietante del grado dell’infezione mafiosa ai tempi del Covid

Di G.Fin - 13 December 2020 - 14:07

TRENTO. La storia ci ha insegnato che le mafie sono sempre pronte a sfruttare le emergenze e i momenti più drammatici per aumentare i proprio volumi d'affari. Lo hanno fatto in occasione dei tragici terremoti che hanno colpito qualche anno fa il centro Italia e lo stanno facendo oggi con l'epidemia da coronavirus.

 

C'è una 'zona grigia' che riesce sempre a sopravvivere, spiega il magistrato Nicola Gratteri nel libro 'Ossigeno illegale' realizzato assieme ad Antonio Nicaso. Una 'zona grigia' pronta a cambiare casacca, a riciclarsi, a trovare nuove alleanze e ad infiltrarsi.

 

Questo Coronavirus è stato un buon affare” sono le parole di compiacimento di un pregiudicato intercettate dalla Guardia di Finanza durante un'operazione che ha visto coinvolti un'azienda che si occupa di sanificazioni nel nord Italia e anche una donna di Trento. (Qui l'articolo)

 

Mafiavirus“, lo ha chiamato don Luigi Ciotti, il fondatore dell’associazione antimafia Libera che con la rivista Lavialibera ha pubblicato un rapporto sulla pandemia e la criminalità organizzata, dal titolo: “La tempesta perfetta. Le mani della criminalità organizzata sulla pandemia”.

 

La pandemia è la tempesta perfetta per le mafie che hanno apparecchiato la tavola per “ingrassare” i loro bilanci criminali. Gli speculatori non si fermano davanti a nulla.

 

 

Nel rapporto realizzato da Libera spiega che le attività investigative di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza insieme alle procure, le direzioni distrettuali e la Procura Nazionale Antimafia tra penali e amministrative, hanno portato all’apertura di oltre tremila fascicoli di indagine aperti, tutti con il codice Covid19.

 

Poi ci sono i segmenti produttivi in maggiore sofferenza. Tra i più esposti al disegno criminale, si segnalano gli alberghi, i ristoranti e bar, i bed & breakfast, le case vacanze e attività simili, come i centri benessere e le agenzie di viaggi.

 

Dai dati che sono stati riportati nel rapporto si può registrare una vera e propria impennata del numero di interdittive antimafia emesse dalle prefetture nei confronti di aziende controllate o condizionate dalle organizzazioni criminali. Un sistema, questo, che permette a queste aziende di non operare. Gli appetiti della mafia guardano agli appalti legati alla distribuzione di presidi medicali ma anche allo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri.

 

Nei primi nove mesi dell’anno si viaggia alla media di sei interdittive al giorno. In Trentino lo scorso anno erano zero, quest'anno sono due. Il ministero dell’Interno ne registra 1.637 (nello stesso periodo del 2019 erano state 1540) con un incremento del 6,3 per cento. Gli aumenti maggiori si registrano in Campania che passa dalle 142 interdittive del 2019 alle 268 del 2020 (+229 per cento) segue Emilia Romagna con + 89 per cento ( passa dalle 115 del 2019 alle 218 del 2020) Puglia che passa da 101 a 112( +11 per cento).

 

L'aumento principale a cui si sta assistendo in questi mesi è quello delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. Nel primo semestre del 2020 l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia della Banca d’Italia (UIF) ha ricevuto 53.027 segnalazioni di operazioni sospette, le cosiddette “Sos” +3,6 per cento rispetto lo stesso periodo dell'anno precedente. E' un vero e proprio boom di segnalazioni di riciclaggio.

 

Nel primo semestre del 2020 l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia ha ricevuto 53.027 segnalazioni di operazioni sospette, in aumento (+3,6 per cento) rispetto a quelle pervenute nel periodo corrispondente del precedente anno. La crescita complessiva del semestre è determinata dalle segnalazioni di riciclaggio, in aumento rispetto al primo semestre del precedente anno (+4,7 per cento), che hanno più che compensato le minori segnalazioni relative al finanziamento del terrorismo (da 395 unità a 250). Sotto il profilo della ripartizione territoriale il Trentino Alto Adige è la regione con il maggiore incremento di segnalazioni. Si arriva addirittura ad un +49% rispetto lo scorso anno. Nel Lazio (da 4.905 del primo semestre 2019 a 6.759 di quello in esame, +38 per cento), in Sardegna ( da 609 a 835, + 37 per cento) e in Calabria (da 1.365 a 1.608, +17,8 per cento).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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