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| 15 nov 2019 | 19:21

Picchiato perché omosessuale, l'intolleranza a scuola anche in Trentino. Arcigay: ''Tutto questo non può diventare quotidianità''

Dopo il caso avvento all'istituto Don Milano di Rovereto,  Lorenzo De Preto torna a chiedere la riattivazione dei percorsi all'interno delle scuole che possano insegnare il rispetto nei confronti di tutte le persone. "Ora i ragazzi vengono lasciati soli su questi temi e vi è la percezione che anche il portare il rispetto verso tutte le persone possa essere discutibile'' 

Picchiato perché omosessuale, l'intolleranza a scuola anche in Trentino
Foto da internet

ROVERETO. Essere omosessuale. Sembra essere questo l'unico “motivo” che ha portato un ragazzo dell'istituto don Milani di Rovereto ad essere bersaglio per settimane di veri e propri atti di bullismo da parte di un compagno di scuola spalleggiato poi da altri. Una situazione che è sfociata poi in un grave episodio di violenza che oltre allo studente ha coinvolto anche il padre che era intervenuto per difendere suo figlio.

 

Essere gay, insomma, non s'ha da fare. Nemmeno in quei luoghi che dovrebbero far sviluppare nei ragazzi un maggior rispetto nei confronti delle persone. La vicenda è grave e allo stesso tempo molto delicata. I motivi dell'aggressione sono stati confermati nel momento della denuncia e successivamente riportati anche dai quotidiani. Un episodio che conferma l'allarme che il mese scorso aveva lanciato dalle pagine de ildolomiti.it il presidente di Arcigay Lorenzo De Preto (QUI L'ARTICOLO). “Ci si domanda spesso se il problema dell'omofobia è collegato all'età e se i giovani, magari, sono più tolleranti. Fatti come questo dimostrano che non è questione di anagrafica” ha affermato De Preto.

 

Aggressioni omotransfobiche sia verbali che fisiche unite all'isolamento e al bullismo sono molto frequenti anche in Trentino. Sia nelle città più grandi ma anche e soprattutto nelle valli. Motivi di allarme soprattutto ora che mancano quegli argini, quei percorsi di genere, che nella scuola avevano proprio l'obiettivo di far riflettere, di far capire che tutte le persone sono uguali e che il rispetto nei confronti dell'altro non deve mai mancare.

Se da un lato l'Arcigay del Trentino ha espresso solidarietà al ragazzo aggredito e alla sua famiglia, “non sei solo e le nostre porte sono aperte per instaurare un dialogo” dall'altro ha voluto tendere la mano ancora una volta per offrire dei laboratori di educazione non formale per aiutare sia gli studenti sia i docenti a riconoscere e contrastare i casi di bullismo, con un'attenzione specifica per il bullismo omobitransfobico.

 

“Prima i fatti di Mezzolombardo ed ora quelli dell'istituto Don Milani- continua Lorenzo De Preto - dimostrano che ci troviamo davanti ad una questione radicata nella nostra cultura ed è chiaro che anche nelle scuole, quando non si fa educazione all'inclusione della diversità, le conseguenze possono essere serie”.

 

Proprio nelle scorse settimane l'assessora provinciale Stefania Segnana aveva incontrato l'Arcigay e in quella occasione si era parlato di interventi formativi all'interno delle scuole affinché sia insegnato il rispetto. Il tema dell'identità di genere sembra però rimanere ancora un tabù.

 

“Quel poco che veniva trattato prima con il percorsi avviati è stato poi cancellato completamente – spiega De Preto -.Ora i ragazzi vengono lasciati da soli su questi temi e vi è la percezione che anche  portare rispetto verso tutte le persone possa essere discutibile. Per questo torniamo a chiedere che siano riattivati i percorsi all'interno delle scuole perché sono fondamentali per evitare fatti come quelli a cui abbiamo assistito di recente. Il tema del rispetto non dovrebbe essere elemento di discussione ma di dibattito per risolvere i problemi che ci sono”.

Una richiesta questa che è contenuta anche in una interrogazione presentata a livello provinciale da Futura con i consiglieri Ghezzi e Coppola. L'intolleranza e la mancanza di rispetto non possono passare inosservati e non possono diventare quotidianità.

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