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Le associazioni per i diritti lanciano un appello contro il "logorio di valori e principi di convivenza". "C'è rischio di abituarsi alla mostruosità"

Arcigay Trentino e altre sigle hanno rilasciato una nota sulla deriva intollerante di cui sarebbe vittima la provincia, tra insulti ai giornalisti, affermazioni discriminatorie ed episodi di violenza ed odio. "Noi non ci stiamo, non possiamo rimanere indifferenti. Agiremo dentro e fuori le istituzioni per scuotere la società trentina"

Di Davide Leveghi - 27 novembre 2019 - 17:25

TRENTO. “L'aggressione avvenuta per strada a Mezzolombardo, i sistematici episodi di bullismo in una scuola di Rovereto, la violenza domestica a Pergine Valsugana, sono solo alcuni, recenti esempi, che testimoniano l'inasprirsi del clima machista, violento e omobitransfobico nel nostro territorio. Il rischio reale è che l'assenza di una risposta consona a questi eventi possa far credere, a chi la violenza la agisce, di poterlo fare senza conseguenze e, a chi la respira, che possa diventare la normalità. Ma non c'è nulla di 'normale' se un rappresentante delle istituzioni risponde con un commento spregiudicatamente omofobo ad un articolo di giornale che evidenzia un suo atteggiamento misogino”.

 

Esordisce così il documento rilasciato da Comitato territoriale Arcigay del Trentino, Agedo del Trentino, Famiglie Arcobaleno del Trentino, Rete Elbgtquia del Trentino-Alto Adige/Südtirol, Collettivo transfemministaqueer Trento, Non una di meno Trento, i Sentinelli di Trento e il Comitato laici trentini per i diritti civili. Il rischio per fatti come quello che hanno visto, nostro malgrado, coinvolto anche un mezzo stampa, insultato dal presidente provinciale del partito che guida la Provincia, è “l'abitudine alla mostruosità”.

 

Un'assuefazione a cui la società trentina è portata proprio da azioni di questo tipo, “accompagnate dal silenzio” assordante dell'intera Giunta, che, tacendo, ha finito per legittimare il comportamento irrispettoso ed esecrabile di uno dei suoi più autorevoli rappresentanti – posto che l'autorevolezza uno se la guadagna sul campo, non a pernacchie, insulti e “diti medi” (di oggi il comunicato di solidarietà dell'Ordine dei giornalisti).

 

Una legittimazione, si legge nel comunicato, che “contribuisce a quel clima di intolleranza e odio che, di fatto, rafforza gli atteggiamenti discriminatori, le minacce, la violenza verso la nostra comunità”, palesandosi in maniera lampante in episodi, “molti e gravi”, “che testimoniano la deriva istituzionale e culturale che sta interessando il Trentino”. Tra questi: “la cancellazione dei percorsi di educazione alla relazione di genere nelle scuole e, successivamente, di quelli contro l'omofobia”, “le gravissime offese transfobiche del presidente del Mart in diretta sulla tv nazionale”, “il benvenuto dell'università a un giornalista apertamente vicino ad ambienti neofascisti”, “la restrizione all'accesso e permanenza negli alloggi Itea persino per i componenti del nucleo famigliare”, “la proposta di modifica al manifesto sulla violenza assistita avanzata con forza dal consigliere Andrea Maschio”, e così via.

 

A preoccupare i firmatari, però, sono soprattutto le conseguenza del “progressivo logorio di valori e principi cardine della convivenza sociale”, l'indifferenza e il torpore con cui risponde la società. Per questo diviene necessario “contrastare questa compagine culturalmente e politicamente pericolosa, che con il suo progetto reazionario colpisce apertamente le nostre e vite e, più silenziosamente ma efficacemente, le agende politiche”.

 

Dopo avere espresso solidarietà e vicinanza alle persone e alle comunità colpite dai suddetti episodi di intolleranza, l'appello delle associazioni conclude con la promessa di attivismo. “Agiremo sia dentro che fuori le istituzioni, nelle piazze e nelle aule consiliari, per scuotere la popolazione su quanto sta avvenendo in Trentino. Lavoreremo da qui in avanti per garantire spazi sicuri e inclusivi per tutti e tutte, in cui promuovere e presentare proposte, iniziative e idee concrete e che nelle pratiche tutelino il benessere e l'emancipazione della nostra comunità Lgbt+, così come i diritti e la libertà delle donne”.

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