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Scontro Cassa Rurale-Pat, Fugatti conferma: ''I primi di luglio arrivata la comunicazione da Cassa Centrale''. Ma ci sono voluti 5 mesi per intervenire?

Un intervento della Provincia che appare fuori tempo massimo. Non si vuole andare allo scontro ma intanto si presenta un ricorso ex post e la toppa sembra peggio del buco. La comunicazione da Cassa centrale è arrivata ai primi di luglio e la Provincia è arrivata a presentare ricorso ad aiuvandum poco prima di Natale, solo dopo i via libera delle rispettive assemblee e il parere Tar sulla richiesta di sospensiva presentata da alcuni soci dell'istituto di Lavis-Mezzocorona-val di Cembra

Di Luca Andreazza - 28 dicembre 2019 - 20:02

TRENTO. "Nessuna volontà di andare allo scontro, ma la salvaguardia delle prerogative della Provincia è un atto dovuto che prima di essere assunto ha richiesto approfondite verifiche, proprio nella consapevolezza di quanto importante e delicata sia la tematica". Il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, interviene nuovamente sulla delibera assunta nei giorni scorsi dalla Giunta con la quale è stato dato il via libera al ricorso ad aiuvandum sulla fusione tra Cassa rurale di Lavis-Mezzocorona-val di Cembra e quella di Trento.

 

Un provvedimento finito nel mirino dell'ex governatore Ugo Rossi. ''Grave perché dimostra inadeguatezza nel gestire le proprie prerogative e responsabilità ma anche perché mette in cattiva luce il Trentino e il gruppo bancario stesso che del Trentino è comunque espressione e che ha massima necessità di esprimere credibilità e affidabilità verso istruzioni clienti e investitori'' (Qui articolo). E Rossi aggiungeva che sarebbe stato addirittura dal mese di luglio che Cassa Centrale aveva scritto alla Provincia per evidenziare che essendo stato costituito il gruppo nazionale sottoposto alla Banca Centrale Europa la fusione fra Lavis e Trento non avrebbe dovuto essere sottoposta all’approvazione della Giunta provinciale. ''Se ci sia stata tale comunicazione - spiegava Rossi - e quale sia stata la risposta della Provincia non è dato a sapersi''.

 

E pronta è arrivata la replica da piazza Dante che di fatto ha dovuto confermare quanto detto da Rossi. "La Provincia, pur non coinvolta secondo le tradizionali procedure, ha seguito con scrupolosa attenzione il processo - aggiunge il presidente - tant'è che, ricevuta ai primi del luglio scorso la comunicazione con cui Cassa centrale indicava la Banca centrale europea come sua unica referente, abbiamo voluto approfondire se questo nuovo modo di procedere non fosse in contrasto con le prerogative dell'autonomia provinciale".

 

La base di partenza è un parere richiesto dalla pubblica amministrazione. "Il recente parere del professor Falcon - conclude Fugatti - ritiene che le competenze in materia di banche di credito locale (come le due Casse rurali in argomento) non siano venute meno, nonostante le stesse appartengano ora a un gruppo nazionale, quale è Cassa Centrale, regolato dalla Bce. Un percorso che risulta utile per le fusioni ora in corso, nonché per le future fusioni che interesseranno il credito cooperativo locale".

 

Un intervento della Provincia che appare fuori tempo massimo. Non si vuole andare allo scontro ma intanto si presenta un ricorso ex post e la toppa sembra peggio del buco. La comunicazione da Cassa centrale è arrivata ai primi di luglio e la Provincia è arrivata a presentare ricorso ad aiuvandum poco prima di Natale, solo dopo i via libera delle rispettive assemblee delle casse rurali e il parere del Tar che ha respinto la richiesta di sospensiva della delibera presentata da alcuni soci dell'istituto di Lavis-Mezzocorona-val di Cembra (Qui articolo).

 

Possibile che si sia dovuti aspettare quasi sei mesi per approfondirepresentare un ricorso o intervenire nel dibattito? Anche perché appare evidente che la Provincia può in modo legittimo esercitare quello che ritiene le sue prerogative, ma eventuali criticità andavano evidenziate eventualmente prima, quando cioè si possono aprire dialoghi e tavoli di confronto, sicuramente non a giochi fatti, un fulmine a ciel sereno. Così resta solo una brutta figura per tutto il sistema. Un colpo all'immagine e alla credibilità del Trentino stesso.

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