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Scontro Cassa Rurale - Provincia, Rossi: ''Totale inadeguatezza Giunta Fugatti. Danno d'immagine per il Trentino e l'istituto bancario''

Dopo la rottura con l'Università ora arriva un altro strappo. L'ex presidente della Pat spiega che da aprile si sapeva della fusione tra Trento e Lavis/Rotaliana e che a luglio Cassa Centrale avrebbe scritto proprio alla Provincia: ''In tutti questi mesi non si è affrontata la questione con i soggetti interessati? Se si era convinti della competenza non si poteva formalizzare la cosa prima delle assemblee? Sono basito e sconcertato per il modo di agire''

Di Luca Pianesi - 27 dicembre 2019 - 05:01

TRENTO. ''Questo è grave perché dimostra inadeguatezza nel gestire le proprie prerogative e responsabilità ma anche perché mette in cattiva luce il Trentino e il gruppo bancario stesso che del Trentino è comunque espressione e che ha massima necessità di esprimere credibilità e affidabilità verso istruzioni clienti e investitori''. Così Ugo Rossi su quanto accaduto pochi giorni fa. Qualcosa di incredibile, il colpo di scena dei giorni prima di Natale: la Provincia di Trento che con un ricorso ad adiuvandum si schiera contro la Cassa Rurale e a sostegno, di fatto, dei ''soci ribelli'' che si sono opposti alla fusione tra gli istituti di Trento e quelli di Lavis/Rotaliana. Il tutto perché la Provincia vorrebbe capire se ha competenza sulle operazioni che coinvolgono, come in questo caso, casse rurali aventi sportelli solo in provincia di Trento nonostante, spiega l'ex presidente Rossi, addirittura a luglio proprio Cassa Centrale avrebbe scritto alla Pat che quindi avrebbe avuto tutto il tempo per intervenire prima della fine di novembre (quando c'è stata l'assemblea decisiva).

 

Ma torniamo indietro. Quello del 23 dicembre (QUI ARTICOLO) si potrebbe definire l'ennesimo colpo di scena di una Giunta Fugatti che da quando si è insediata sta ''scollando'' il tessuto sociale del territorio, mettendo tutti contro tutti tra provvedimenti punitivi (come quelli sulle Case Itea che addirittura paiono costruiti per spaccare le famiglie mettendo i padri contro i figli e i fratelli contro le sorelle), bonus (agli over 70 autobus gratis a tutti gli altri neanche a parlarne), fughe in avanti (come nel caso della Facoltà di Medicina dove sono riusciti a proporre una possibilità di accordo con Padova senza aver nemmeno coinvolto il soggetto principale, l'Università di Trento) e regali da 25 dicembre (come i 4 milioni di euro annunciati per l'impianto di Bolbeno che si trova sotto i 600 metri di altezza. Una concessione che sta mettendo sul ''piede di guerra'' gli appassionati di qualsiasi montagna trentina che a questo punto chiedono pari trattamento anche se a quote leggermente superiori).

 

Insomma la strategia politica, più o meno consapevole, pare essere quella del dividi et impera una totale novità per il Trentino autonomo degli ultimi settantanni che è cresciuto e si è affermato in Italia e in Europa proprio facendo squadra, unendosi, facendo rete e compattandosi. E due sono gli esempi più fulgidi, in questo senso: l'Università di Trento che ha raggiunto fama internazionale e scalato le classifiche forte anche dei rapporti con i centri di ricerca del territorio e un attento sviluppo dell'Ateneo (in questo senso in ambito accademico si dice proprio che se si vuole far saltare un'università, basta non pensarci troppo e realizzare una facoltà di medicina che è molto costosa, ha scarsi ritorni e porta sul territorio i veri ''baroni'' dei professori); Cassa Centrale Banca che dopo un faticoso percorso fatto di accordi e fusioni sul territorio e nel resto d'Italia ha fatto nascere uno dei gruppi più importanti d'Italia con sede a Trento e 80 Casse Rurali e banche di credito cooperativo a comporne la galassia (che nel primo semestre 2019 ha garantito alle sole Casse Rurali trentine circa 40 milioni di utili contro i 25 del primo semestre 2018 e gli 8 del 2017).

 

E dopo l'attacco frontale all'Università di Trento (QUI ARTICOLO) negli scorsi giorni è arrivato quello alle Casse Rurali. ''Una premessa per onestà intellettuale e chiarezza - spiega l'ex presidente Ugo Rossi -: ho sempre pensato che il processo che ha portato alla nascita di un grande gruppo bancario nazionale di credito cooperativo, a guida “trentina” di Cassa Centrale, fosse la naturale evoluzione della propensione del sistema del credito cooperativo trentino di allargare i propri confini e di produrre in tal modo valore, occasioni di lavoro e gettito fiscale, anche operando fuori dal Trentino. Questa propensione ha portato al protagonismo di imprese trentine nel campo dell’informatica bancaria e ha creato le condizioni per la costituzione di un gruppo nazionale dove il Trentino può giocare una partita importante''.

 

''In questo senso - prosegue Rossi - abbiamo, come Provincia di Trento, lavorato con il governo dell’epoca per garantire spazio normativo, e quindi operativo, alla nascita del gruppo a guida trentina. Lo abbiamo fatto senza però rinunciare alle competenze in materia di credito cooperativo, che lo statuto di autonomia pone in capo alla Provincia. Oggi questo competenze si intrecciano con quelle della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea ed è proprio a causa di questo “intreccio” che oggi assistiamo con stupore e grande preoccupazione allo scontro fra Cassa Centrale e Provincia in relazione alla necessità o meno che la fusione fra Cassa Rurale Lavis/Rotaliana e Cassa Rurale di Trento dovesse essere soggetta all’approvazione della Giunta Provinciale''.

 

Uno scontro che per il consigliere provinciale del Patt ''non fa certo bene all’immagine del Trentino in primis e del gruppo bancario poi. La responsabilità di questo scontro è tutta del governo provinciale che con questo modo di agire (che assomiglia a quello adottato nei confronti dell’Università) dimostra una totale inadeguatezza a gestire situazioni complesse e ben più importanti di qualche annuncio sulla sicurezza, sulla gestione dei migranti o sul dare gratis qualcosa a qualcuno''.

 

''Non entro  qui nel merito della questione relativa alla regolarità delle assemblee - prosegue Rossi -. Non lo faccio perché se ne occupa un tribunale e perché non essendo presente non ho elementi certi e documentati al riguardo. Ma non è questo il tema, quanto invece chiedersi cosa abbia fatto la giunta provinciale in tutti questi mesi per capire se doveva esercitare o meno le proprie competenze statutarie sulla fusione delle due casse rurali. La volontà di addivenire alla fusione è stata infatti esplicitata e formalizzata per la prima volta con un protocollo sottoscritto e comunicato il 19 aprile 2019. Ma pare ci sia di più: nel mese di luglio Cassa Centrale avrebbe scritto  alla Provincia  per evidenziare che essendo stato costituito il gruppo nazionale sottoposto alla Banca Centrale Europa la fusione fra Lavis e Trento non avrebbe dovuto essere sottoposta all’approvazione della Giunta provinciale. Se ci sia stata e quale sia stata la risposta della Provincia non è dato a sapersi''.

Poi sono state convocate e svolte le assemblee con le problematiche che sono emerse successivamente e il ricorso di quelli che ritenevano che le votazioni non si fossero svolte correttamente. ''Solo dopo la Provincia si è “ricordata” di essere competente - aggiunge l'ex presidente della Provincia - e fa valere questo attraverso un ricorso ad adiuvandum nel procedimento giudiziario che riguarda la regolarità delle assemblee. Lasciatemi dire che sono basito e sconcertato da questo modo di agire. Ma in tutti questi mesi non si è trovato il tempo di affrontare la questione con i soggetti interessati? E se si era convinti del permanere della competenza non si poteva formalizzare la cosa prima delle assemblee?''. 

 

''Un passaggio davvero disastroso - conclude Rossi con gli altri due consiglieri provinciali del Patt Dallapiccola e Demagri - del governo provinciale che forse farebbe meglio a fermare l’ansia di prestazione e il presenzialismo mediatico e a dedicarsi invece con un po’ più di impegno a studiare i problemi, a relazionarsi con gli interlocutori e ad evitare azioni che hanno l’effetto di creare contrapposizioni e divisioni. Qualche foto di meno, qualche ora di più in ufficio è un po’ di responsabilità in più nel gestire competenze e partite delicate per la nostra autonomia non guasterebbero affatto''.

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