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Smantellato un giro di prostituzione cinese in Trentino. Arrivavano da diverse zone d'Italia e venivano private dei documenti

Le giovani venivano portate in due appartamenti, uno a Trento nord e un altro a Mezzolombardo. L'operazione ha visto l'impiego di una cinquantina di carabinieri. Sono in corso ulteriori indagini da parte dei carabinieri

Di G.Fin - 04 luglio 2019 - 12:37

TRENTO. Un vero proprio giro di prostituzione che vede come vittime delle giovani cinesi e il coinvolgimento di altre due donne della stessa nazionalità nel ruolo di maitresse e tre uomini italiani che si occupavano della logistica e molto altro.

 

L'operazione, che ha visto l'arresto di sei persone, è stata messa in campo alle prime luci dell'alba dai carabinieri della compagnia di Trento ed ha coinvolto oltre che il capoluogo anche Mezzolombardo.

 

In questi due territori, infatti, erano presenti i due appartamenti privati dove si trovavano le ragazze che si prostituivano assieme alle due donne che avevano il compito di seguirle ed occuparsi di loro in varie faccende.

 

L’attività d’indagine, sviluppata dal gennaio 2019 e terminata oggi,  è partita molto prima tramite l'osservazione del territorio da parte dei militari di Mezzolombardo che ha permesso poi di disarticolare la cellula operante sul territorio trentino e dedita, come già detto, al favoreggiamento della prostituzione di giovani ragazze cinesi.

Le giovani, secondo i rilievi fatti dalle forze dell'ordine che stanno proseguendo ancora le indagini, arrivavano a Trento e venivano portate nei due appartamenti dopo aver tolto loro i documenti. Non erano segregate ma per ogni faccenda, (anche per difficoltà linguistiche), venivano seguite sempre dai tre uomini italiani oggi arrestati. L'attività di osservazione dei carabinieri ha permesso anche di capire il forte ricambio delle giovani dovuto alla loro "produttività". 

 

Per quanto riguarda i clienti, questi venivano trovati attraverso internet con diversi annunci e il costo delle prestazioni variavano dai 40 ai 50 euro. Tutti i soldi venivano dati alle due maitresse che a loro volta li consegnavano ad un uomo, lo “zio di Milano” residente proprio in via Sarpi, nel quartiere cinese del capoluogo lombardo, che farebbe parte di una cellula ulteriore che gestisce un giro di prostituzione ben più grande. Attorno a lui, infatti, si stanno svolgendo ulteriori indagini per riuscire a ricostruire l'intera struttura.

 

Nel corso dell’attività investigativa sono state recuperate numerose testimonianze e somme di denaro quantificate in euro 18.335, provento dell’attività di prostituzione. Al mese sono stati stimati all'incirca 20 mila euro di ricavi. Nel corso dell'operazione di questa mattina sono stati sequestrati 48 mila euro, diversi telefoni cellulari e computer e della documentazione bancaria.

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