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Storia di Rafael giornalista fuggito dal Venezuela, che dopo aver dormito in Piazza Dante ora ha trovato ''famiglia'' in Trentino

A 29 anni ha lasciato il Venezuela e sette mesi fa è arrivato a Trento. Per due giorni è stato costretto a dormire in piazza Dante poi ha trovato una famiglia. "In Venezuela medici, avvocati e giornalisti sono perseguitati dal regime di Maduro. Si vive nel terrore" racconta. Giovedì ha preso parte alla manifestazione organizzata dalla comunità venezuelana trentina

Di Giuseppe Fin - 24 gennaio 2019 - 19:18

TRENTO. “Mi sembra quasi strano che si possa fare una manifestazione senza doversi difendere dal gas lacrimogeno che ti brucia gli occhi”. Quando è stato avvisato che anche a Trento la comunità venezuelana aveva deciso di manifestare contro Maduro, Rafael non si è tirato indietro. Ha indossato una maglietta blu, un maglione rosso e sulle spalle si è messo una coperta gialla. I colori della sua bandiera , quella del Venezuela, il Paese che lo scorso anno, a 29 anni, ha decido di lasciare per arrivare a giugno in Trentino terra di suoi lontani parenti.

 

Mercoledì anche a Trento , come in tantissime altre città, si è tenuta una manifestazione contro il presidente illegittimo del Venezuela Nicolas Maduro. Una manifestazione che ha visto diversi venezuelani presenti in Trentino scendere in piazza per gridare la “libertà” del proprio paese da una forma di dittatura che sta distruggendo la vita e i sogni di molti.

 

L'iniziativa è stata lanciata dall'opposizione venezuelana sostenuta da migliaia di cittadini che sono scesi in piazza a sostegno del deputato Juan Guaidò designato presidente ad interim e contro Nicolas Maduro, sostenuto dall'esercito ma considerato ormai da tutti il presidente illegittimo e che ieri dal suo palazzo presidenziale ha gridato al golpe.

 

Maduro è stato rieletto per il secondo mandato nel maggio del 2018 ricevendo ufficialmente il 67 per cento dei voti in uno scrutinio a cui ha partecipato meno di un terzo degli elettori. L'elezione è stata duramente contestata dall'opposizione e da gran parte della comunità nazionale. Il successore di Hugo Chávez ha instaurato nel Paese una vera e propria dittatura basata sul terrore portando il welfare al collasso, riservando agli oppositori torture e carcere. Secondo alcuni dati, il Venezuela ha perso il 10 per cento della popolazione negli ultimi anni. Si parla di di oltre tre milioni di venezuelani che hanno deciso di lasciare il paese.

Tra questi c'è Rafael Vegas, 29 anni, che è arrivato in Trentino nel giugno scorso per scappare dalla fame, dai ricatti e dalle minacce già ricevute dal regime di Maduro per il suo lavoro di giornalista.

 

“Lavoravo al quotidiano El Nacional nel dipartimento Analiticom che si occupa del digitale ma ad un certo punto la situazione è diventata insostenibile. Con il mio stipendio da giornalista professionista prendevo come 10 euro mensili e negli ultimi due anni ho sofferto la fame" racconta Rafael descrivendo una realtà, quella venezuelana, diventata un incubo quotidiano per medici, avvocati, giornalisti perseguitati.

 

“La mia famiglia è originaria del Trentino ma ora tutti vivono in Venezuela. Da una parte sono tutti medici e dall'altra sono invece militari. Abbiamo già ricevuto degli avvisi e delle minacce”. In Venezuela attualmente gli oppositori del governo vengono ricercati e messi in carcere. All'interno dell'esercito che sostiene Maduro, esiste un sistema di intelligence ben ramificato. “Le persone che dicono qualcosa contro il governo – spiega Rafael – entrano nel mirino di questo sistema di intelligence e prima vengono avvisate e poi se continuano a fare opposizione vengono prese e messe in carcere. Io stesso ho già avuto un primo segnale con un avviso che mi è arrivato da un superiore dell'esercito”.

 

Per le strade i militari spaventano la gente. Un clima di terrore ha portato alcuni ad aiutare l'esercito. “Ci sono persone che passano notizie ai militari – denuncia Rafael – e spesso danno nome e cognome di chi viene poi preso e torturato”.

 

L'arrivo in Trentino per Rafael non è stato semplice. Ha lasciato un lavoro che gli piaceva e tutta la famiglia. “Quando sono arrivato a Trento non conoscevo nessuno e per due giorni sono stato costretto a dormire all'aperto in piazza Dante. La situazione non era semplice anche per colpa del decreto Salvini”. Solo dopo alcuni notti all'addiaccio è riuscito a trovare accoglienza in una famiglia. “Per me sono come degli angeli”. Ora Rafael lavora come cameriere, “faccio quello che è possibile per sopravvivere” ci dice, ma il suo cuore è ancora in Venezuela mentre in piazza Dante manifesta per il suo popolo: “Esta vez me tocó estar en el otro lado del charco con todo el dolor de mi alma”.

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