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Baracetti e la Mossa Kansas City del centrodestra. Oggi anche Biancofiore lo ha scaricato (chiamandolo ''Barbacetto'') e i ''cespugli'' si compattano su Carli

Nel momento di massima difficoltà della maggioranza provinciale (dopo una gestione a dir poco discutibile dell'epidemia e le critiche fortissime provenienti da ogni settore: dalla scuola al turismo) il già fragile candidato sindaco della destra sovranista (già abbandonata da Progetto trentino e dai centristi) ora è messo in discussione dagli altri alleati con una Lega sempre più isolata. Un'operazione che, comunque si concluda, finirà per indebolire tutti ancora di più

Di Luca Pianesi - 18 maggio 2020 - 19:22

TRENTO. Per citare quel film cult che si chiamava Slevin-Patto criminale (con cast di stelle e trama ad incastro), si potrebbe definire una sorta di Mossa Kansas City. E' quella che sta mettendo in atto il centrodestra trentino in questi giorni, solo che sul campo (ovviamente parliamo metaforicamente) rischiano di restarci entrambi i potenziali candidati, il segretario della Lega e pure la maggioranza provinciale. Altri risultati non se ne vedono all'orizzonte. Possibilità di migliorare la propria difficile situazione? Zero. Di peggiorarla? Già ci si è riusciti ma si può ancora fare peggio. Ma riavvolgiamo il nastro: inverno 2020.

 

Capodanno appena passato. Il centrosinistra, dopo una non facile mediazione sviluppatasi a cavallo delle vacanze di Natale, è riuscito a creare l'alleanza più ampia possibile mettendo d'accordo tutti sul nome del candidato sindaco Franco Ianeselli. Una proposta solida che riunisce tutte le anime del centrosinistra autonomista dagli ambienti cattolici a quelli ambientalisti, dalla sinistra al centro, passando per gli autonomisti. Il centrodestra, già in affanno per il governo provinciale, in difficoltà su tutti i fronti, con una classe dirigente che mai prima dell'ottobre 2018 si era confrontata con la prova dell'amministrazione, si trova a rincorrere e in un mese ''brucia'' una ventina di nomi di papabili candidati sindaci.

 

I ''no, grazie'' in serie mostrano che il vento in poppa questa Lega non ce l'ha più (almeno non come nel 2018 e il Papete resta una ''ferita'' aperta che verrà resa più dolorosa proprio a fine gennaio dalla vittoria di Bonaccini in Emilia Romagna) e che la fiducia nell'alleanza che si trova al governo della Provincia è sempre più in calo. Alla fine, è il 7 febbraio, la Lega, con l'impegno diretto del segretario Miko Bisesti, impone un ''suo'' candidato agli alleati: l'avvocato Alessandro Baracetti. Un professionista stimato nel suo ambito lavorativo ma sconosciuto ai più. Ma ''non importa'' avrà pensato l'assessore alla cultura, ''ci vogliono più di due mesi per arrivare al 3 maggio (data fissata per le elezioni),e abbiamo il tempo per farlo conoscere se rimaniamo compatti''. 

 

Detto fatto, Grisenti e i centristi di Progetto Trentino, il 20 febbraio abbandonano la barca e salgono su una scialuppa chiamata ''Si può fare''. A guidare la ciurma c'è Silvia Zanetti e con loro ci sono anche un po' di ex della Civica Trentina. Prima Mossa di Kansas City per l'avvocato Baracetti che, d'improvviso, da uomo della società civile si ritrova bollato come il candidato della destra sovranista con Lega e Fratelli d'Italia a guidare la coalizione. La campagna elettorale, però, non fa in tempo a partire che scoppia la pandemia da coronavirus. Elezioni in stand-by e maggioranza provinciale che giorno dopo giorno si indebolisce ancora di più dimostrando limiti enormi nella gestione dell'emergenza. Il Trentino, abituato a primeggiare in ogni ambito negli anni passati, anche per scelte sbagliate della Giunta si ritrova ad essere uno dei territori più colpiti dall'epidemia.

 

E la lista è lunghissima: ci sono i post di Fugatti e Failoni che invitavano i turisti il 5 marzo a sciare in Trentino (con il Governo Conte che chiudeva le scuole), c'è la scelta di Segnana di permettere gli ingressi di un parente per ospite nelle case di riposo, ci sono gli attacchi all'ordine dei medici accusato di aver chiesto troppo tardi al Presidente di cambiare strategia e di usare i tamponi, l'aumento di stipendio al dirigente e i tagli per personale sanitario, insegnanti e dipendenti pubblici. C'è la confusione sui dati e l'annuncite spinta che si è tradotta in quotidiane conferenze stampa dove si sono palesati tutti i limiti possibili anche solo nel leggere dei numeri, nello spiegare dei provvedimenti, nel fare un semplice discorso senza arrivare a parlare in dialetto, citare ''casalinghe di Borghetto'' o attaccare a scelta qualcuno, tipo i proprietari di seconda casa (quelli che ora speriamo tornino a spendere i loro soldi da noi).

 

E tra quelli che ne sono usciti peggio c'è, forse, proprio il segretario provinciale della Lega nonché assessore all'istruzione e cultura, Mirko Bisesti. Il mondo della scuola lo ha bocciato completamente per la totale assenza di gestione in questa fase di emergenza (solo il Dolomiti ha ricevuto decine di lettere con migliaia di firme per chiedergli di fare qualcosa, palesarsi, battere un colpo) e così il mondo della cultura. E qui è arrivata una seconda Mossa Kansas City: è successo l'imprevedibile. Quando per la destra in appoggio di Baracetti sarebbe stata l'ora di compattarsi, fare quadrato, unirsi e cercare di ripartire sono arrivate spinte ''secessioniste'' (dalla Lega e non della Lega).

 

E così il giovane segretario, nel momento di massima debolezza, è stato messo in difficoltà dai ''cespugli'' della coalizione. Fratelli d'Italia, Agire e oggi anche Forza Italia (sorretti dai vari siti-house organ di riferimento)  spingono per abbandonare l'avvocato per spostarsi su Marcello Carli che proprio ieri ha annunciato il via del suo ''Cantiere per Trento''. Per Michaela Biancofiore rientrata da meno di una settimana nel coordinamento di Presidenza di Forza Italia (e già tornata sul territorio a dire, giustamente, la sua scompaginando le carte) l'attuale candidato sindaco per Trento della destra si chiamerebbe ''Barbacetto'' e pur essendo ''sicuramente persona stimabile e di alto profilo'' si sono aperte perplessità nella coalizione che lo dovrebbe appoggiare che ''ritengo vadano valutate e sviscerate ad ogni livello fino a quello superiore''.

 

Insomma la Mossa Kansas City, quella che all'improvviso cambia tutto, quella che quando tu credi che qualcuno andrà a destra, poi si sposta a sinistra (non parliamo di politica), è perfettamente in atto e il risultato già c'è: comunque vada Baracetti, che, oggettivamente, era già debole prima, ora è ancora più debole, sfiduciato e depotenziato dalla sua stessa coalizione. Carli, dal canto suo, non si può dire rappresenti una proposta dirompente (fosse stata costruita dall'inizio, forse, sarebbe stato un altro discorso) ma se dovesse prende il posto di Baracetti certamente si tirerebbe dietro strascichi e malumori di quelli che nell'avvocato vedevano un buon candidato e avrebbe già perso i voti di quelli che credevano in lui.

 

Insomma se le carte sono già state scompaginate qui rischia di saltare tutto il tavolo. Forse, a questo punto, Baracetti deve giocarsi lui una Kansas City, andare in All In e vedere se qualcuno accetta l'ingaggio, o dentro o fuori. Piuttosto che un lento logoramento meglio bluffare e vedere chi resta seduto al tavolo. Con la seria possibilità che la sua mano sia comunque migliore di quella degli altri perché, in fondo, una Lega, anche acciaccata, vale ancora tutti i cespugli messi insieme. Sempre che questi non decidano, allora, di lasciare la maggioranza (vista la crisi generale) mettendo a rischio la coalizione in consiglio provinciale (come di fatto già successo quando Progetto Trentino ha deciso di correre da solo e in molti si sono interrogati sulla figura dell'assessore Tonina). Ma qui siamo nel cinema: il cast è quello che è e l'impressione è che non sarà un film indimenticabile.

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