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Bonaccini a Trento: “Dobbiamo portare a casa i voti delle persone deluse dalla politica. In Emilia-Romagna? Ho puntato su sanità e istruzione pubbliche”

Il presidente dell’Emilia-Romagna è arrivato a Trento per sostenere Ianeselli: “Se quando va male hai paura, è meglio cambiare mestiere e non fare politica”. Il candidato sindaco di Trento: “Oggi siamo più uniti che mai e questo è un regalo enorme che facciamo alla città, a differenza del Centrodestra, che presenta tre liste e ha anche cambiato candidato sindaco”

Di Marianna Malpaga - 16 settembre 2020 - 19:59

TRENTO. “Con le mie idee voglio dare una mano a chi non si accontenta di un Partito Democratico al 20%. Quello che m’interessa per il 20 e il 21 settembre è portare a casa i voti di persone che non si recavano ai seggi da tempo, o di gente che per la prima volta dà fiducia alla nostra proposta”. Con queste parole ha esordito Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia-Romagna, in occasione dell’incontro organizzato dal Partito Democratico del Trentino a Villazzano 3. Bonaccini ha raccontato il percorso che l’ha portato a vincere le elezioni regionali lo scorso gennaio. “La cosa che ci è riuscita meglio – ha spiegato Bonaccini – è che siamo stati coesi: non c’è stata mezza giornata di crisi tra i partiti che componevano la coalizione. Se c’è qualcosa che non va, ci si chiude in una stanza e si litiga anche per due giorni. Ma quando si esce da quella stanza, si esce con un’idea sola”. Un tema scottante per il Centrosinistra, molto spesso diviso.

 

“Vorrei che facessimo così – ha aggiunto Bonaccini – che ci mettessimo insieme non contro qualcuno ma per qualcosa. Un’altra cosa che mi preme evidenziare è che siamo tornati dove eravamo spariti: nelle piazze. Abbiamo iniziato la nostra campagna elettorale il 7 dicembre verso sera, in piazza Maggiore. Il monopolio delle piazze prima lo aveva Salvini, che in un certo senso è stato ‘formidabile’, perché è riuscito a portare un partito che aveva il 4% a sfiorare il 40%. Anche quando era definitivamente finito, Salvini ha avuto il coraggio di tornare nei luoghi che noi avevamo abbandonato: piazze, bar, luoghi di lavoro, mercati e scuole. Volevo essere coraggioso, tornare in quei luoghi anche a costo di prendermi qualche fischio: se quando va male hai paura, è meglio cambiare mestiere e non fare politica”.

 

La candidatura di Franco Ianeselli a sindaco della città di Trento è nata il 13 gennaio, prima del risultato delle regionali in Emilia-Romagna e come ha raccontato lo stesso candidato: “In molti suggerivano di aspettare l’esito del voto in Emilia-Romagna prima di decidere come organizzare la nostra coalizione”. Un’alleanza, quella di “Siamo Trento”, che ha unito vari partiti del Centrosinistra, tra cui anche una lista civica, “Insieme per Trento”. “In questa lista – ha spiegato Ianeselli – ci sono persone che non si sarebbero mai candidate con i partiti tradizionali. Ciononostante, non si tratta di una coalizione fatta contro i partiti, ma con i partiti, che mi hanno incoraggiato a mettere insieme la squadra di ‘Insieme per Trento’. Poteva essere un’alleanza messa assieme con lo scotch; non lo è. Oggi siamo più uniti che mai e questo è un regalo enorme che facciamo alla città, a differenza del Centrodestra, che presenta tre liste e ha anche cambiato candidato sindaco. Abbiamo unito le culture politiche di Trento: autonomista, riformista, popolare ed ecologista”.

 

Durante l’evento ha preso parola anche il candidato sindaco del Centrosinistra (e sindaco uscente) di Rovereto Francesco Valduga. “Dobbiamo essere capaci di rappresentare questa nuova energia – ha affermato – per andare davvero incontro al territorio e spogliarci di ogni autoreferenzialismo”.  Bonaccini ha concluso il suo intervento riservando un attacco ai nazionalisti. “Guardate – ha ammonito Bonaccini – cosa succede dove governano i populisti autoritari come Trump, Johnson e Bolsonaro. L’altro giorno ho chiesto a Salvini e Meloni: ‘Ma perché non li citate più, che fino a poco tempo fa erano sempre presi come esempio?’”. Sarà proprio sui grandi temi di nazionalismo e sovranismo che nei prossimi anni si dividerà la politica, avverte Bonaccini. “Ma se i sovranisti governassero – ha concluso – il Recovery Fund, una risorsa fondamentale per rilanciare l’economia del nostro Paese, non ci sarebbe: loro in Parlamento europeo hanno votato no”.

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