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Bordon: ''Il 48% dei decessi avvenuti nelle Rsa è morto ufficialmente con coronavirus''. In quasi due mesi 605 decessi, la metà classificati come Covid-19

Questa la drammatica fotografia delle Rsa sul territorio provinciale dell'Apss nel periodo 1 marzo - 22 aprile. Una indagine che prende le mosse dal report dell'Istituto superiore di sanità in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler che evidenziava un tasso di infezioni al 44,1% nelle case di riposo. In un anno si registrano mediamente 1.500 morti nelle nostre case di riposo

Di Luca Andreazza - 25 April 2020 - 19:48

TRENTO. "Il 48% delle morti avvenute nelle Rsa trentine è riconducibile a Covid-19, sono 296 gli anziani classificati con questa infezione". Così Paolo Bordon, direttore generale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari, che aggiunge: "In generale ci sono 605 morti nelle case di riposo del territorio nel periodo 1 marzo e 22 aprile".

 

Questa la drammatica fotografia delle Rsa sul territorio provinciale dell'Apss nel periodo 1 marzo - 22 aprile. Una indagine che prende le mosse dal report dell'Istituto superiore di sanità in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler che evidenziava un tasso di infezioni al 44,1% nelle case di riposo, un 24,7% in ambito familiare, il 10,8% in ospedale o ambulatorio e il 4,2% sul luogo di lavoro (Qui articolo).

 

Tante le richieste di numeri chiari sulla situazione nella case di riposo e come Il Dolomiti avevamo messo in luce la contraddittorietà di certi numeri forniti nel bollettino quotidiano fornito da Provincia e Apss (Qui articolo). In quel caso il report comprendeva anche il risultato di 14 Rsa trentine che presentavano anche valori del 78% per Covid-19 o sintomatologia riconducibile alla malattia. 

 

"A quel punto abbiamo effettuato una ricognizione per tutte le Rsa, non solo quelle accreditate - dice il direttore generale - per una platea che riguarda 5.166 posti letto. Ogni anno abbiamo in media 1.500 decessi e nel periodo considerato (1 marzo-22 aprile), ci sono 605 morti, 296 sono classificati con Covid-19 e 188 dei quali con tampone e gli altri con scheda Istat. Il tasso di mortalità è del 48% e ora la curva di mortalità dovrebbe iniziare a calare verso il basso".

 

L'Azienda provinciale per i servizi sanitari prende però tempo per delineare la portata del fenomeno. "In questo momento il tasso è alto. Molti pazienti presentavano però altre patologie - dice Bordon - probabilmente alcuni ospiti delle Rsa sarebbero deceduti comunque nel corso dell'anno e per questo dobbiamo aspettare gennaio 2021 per definire l'incidenza del coronavirus e quanto ci si scosta dalla media dei 1.500 morti per una valutazione complessiva. Ci aspettiamo comunque un aumento percentuale ma non con questi picchi".

 

Un quadro più chiaro ma comunque ancora parziale: i 605 morti nelle nostre Rsa si riferiscono al periodo 1 marzo-22 aprile (e non si sa qual è la media dei decessi nello stesso periodo negli scorsi anni), quindi ancora non sono stati forniti i numeri di gennaio e febbraio per rendere la situazione ancora più definita. 

 

Una puntualizzazione sulla trasmissione dei dati da parte delle case di riposo. "Le segnalazioni arrivano per e-mail e telefonate per informarci giornalmente. Ma la certezza arriva dai sistemi - conclude Bordon - Atlante e la scheda Istat ufficiale: le cause di morte possono essere molteplici, ma se è accertata la positività, il decesso viene classificato come Covid-19. Molti casi sono avvenuti senza tampone e non rientrano nei dati ma i sintomi sono riconducibili all'infezione". 

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