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Coronavirus, 5 fasi per gli ospedali rispetto a terapie intensive e ricoveri. Zaia presenta il nuovo piano sanitario. "Libro mastro per sanità veneta"

Nel quotidiano bollettino sulla situazione Coronavirus in Veneto, il presidente della Regione Luca Zaia ha presentato il nuovo piano di sanità pubblica con cui si stabiliscono 5 fasi rispetto al numero di terapie intensive e ricoveri. Per ognuna di queste la sanità veneta assumerà nuove misure, ricalibrando le attività degli ospedali. "Abbiamo stabilito dei parametri in base a cui capiamo dove siamo"

Di Davide Leveghi - 20 ottobre 2020 - 17:10

VENEZIA. “Se si stabiliscono i parametri relativi alla terapia intensiva e i ricoveri possiamo dire ai cittadini in che fase siamo”. E' netto il governatore del Veneto Luca Zaia. Nel presentare il nuovo piano sanitario, si mostra deciso e piuttosto perentorio riguardo alle tante incognite che circolano sul Covid e sulle misure adottate per frenarlo. “Lo dico anche ai negazionisti. Il problema dell'emergenza Covid è l'impossibilità di curare i cittadini”.

 

Per questo, nelle conferenza stampa indetta per fare il punto sulla situazione Coronavirus in regione, il presidente definisce il nuovo quadro entro cui gli ospedali veneti dovranno muoversi, ricalibrando la propria attività a seconda dei numeri del contagio. Il tutto, nondimeno, in una giornata che segna ancora una volta dei dati poco confortanti: sono 490 i nuovi positivi, con un bilancio degli attualmente contagiati che sale a 10256 e quello dei contagiati da inizio epidemia che arriva ai 36843.

 

“Qui non siamo catastrofisti né abbiamo una visione celestiale del Covid – ha esordito Zaia – però ogni giorno ha la sua pena e per governare questo momento storico l'unica soluzione è avere sempre i ferri in acqua. Abbiamo l'obbligo di essere obiettivi e di guardare i dati. Per questo ho voluto con forza un nuovo piano di sanità pubblica. Mi metto nei panni del cittadino, che ogni giorno si alza e sente discorsi di tutti i tipi. Abbiamo dato vita a una cosa simile ad un semaforo, che su suggerimento dei tecnici, che di queste cose ci capiscono, è passato da tre a cinque fasi. I tecnici hanno mutuato l'esperienza di marzo, offrendo quello che sarà il portolano, il libro mastro che tutta la sanità veneta dovrà seguire”.

 

In cosa consistono queste fasi?C'è la fase iniziale, quella verde, che va da 0 a 50 terapie intensive – spiega – l'abbiamo già passata perché siamo a 61 terapie intensive. In questa i malati Covid vengono curati a macchia di leopardo, cioè ogni territorio si cura i suoi malati, non c'è nessuna sospensione delle attività. Si passa alla seconda fase, quella in cui ci troviamo ora, da 51 a 150 terapie intensive. È la fase azzurra, in cui si preserva l'attività ordinaria ma le attività programmate possono subire una sospensione”.

 

Passate le due prime fasi, si arriva poi alle più critiche. “La fase tre, quella gialla, va da 151 a 250 terapie intensive. Si attivano i Covid hospital. In marzo lo abbiamo attivati con 111 terapie intensive. In questo caso l'attività ordinaria degli ospedali è sì garantita ma non nei Covid hospital. La quarta fase va dalle 251 alle 400, è la fase arancione. Dai 401 in su si attivano altre misure perché è l'ultima fase. Gli ospedali si dedicano solo al Covid”.

 

E qui, pertanto, si arriva al nocciolo della questione: se gli ospedali si devono dedicare esclusivamente al Covid, ogni altra prestazione sanitaria viene meno. “La questione è che questa patologia riempie gli ospedali, lo volete capire che saltano tutti gli altri servizi? Noi dobbiamo garantire la funzionalità degli ospedali, ma non abbiamo la bacchetta magica. Possiamo solo organizzare la macchina, ma i cittadini ci devono aiutare mettendo la mascherina e facendo in modo che il contagio non si estenda. Se no, il prossimo appuntamento sarà alla porta dell'ospedale”.

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