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Coronavirus, oltre 3400 casi e 66 morti in Veneto. Calano le terapie intensive. E Zaia rassicura: "Nulla è cambiato da venerdì scorso. Il sistema tiene"

A fronte di un bollettino quotidiano che recita 3468 nuovi positivi, 66 decessi, quasi 2300 ricoverati e 286 terapie intensive, il presidente Luca Zaia ha voluto rassicurare sulla situazione Coronavirus in regione, dopo che nei giorni scorsi da più parti erano arrivate voci per il passaggio del Veneto a zona arancione. "Nulla è cambiato da venerdì scorso. Il sistema sanitario tiene"

Di Davide Leveghi - 20 novembre 2020 - 13:17

VENEZIA. “La situazione è sotto controllo”, rassicura il presidente della Regione Luca Zaia. Le voci insistenti sul passaggio del Veneto in una delle fasce a maggior rischio sono state superate per ora dal governatore veneto con la presentazione di un quadro che “non è cambiato rispetto a venerdì scorso”. A testimoniare questa situazione ci sarebbero, secondo Zaia, i numeri delle terapia intensive, che nelle ultime 24 ore hanno segnato addirittura una flessione di 10 unità.

 

Sono attualmente 286, infatti, i pazienti Covid ricoverati in area critica, a fronte di un numero di ospedalizzati decisamente più alto (2294) e cresciuto rispetto alla giornata di giovedì 19 novembre (+52). Con quasi 3500 nuovi positivi (3468), il Veneto sale così a 116mila contagi. Rimane ancora altissimo, infine, il numero di decessi: sono 66 quelli registrati nelle ultime 24 ore.

 

Sul fronte terapie intensive stiamo tenendo – ha esordito il presidente della Regione – solo in provincia di Verona si registra una pressione particolarmente forte. Considerando che in primavera avevamo oltre 300 terapie intensive, la situazione ora è sotto controllo visto che a quel numero non ci siamo ancora arrivati. Treviso e Verona sono aree entrate in fascia 5, ma per il resto c’è una sostanziale tenuta. Cosa vuol dire? Che il nostro sistema sanitario riesce a gestire gli 8000 pazienti non Covid, anche i tanti in terapia intensiva che non sono positivi”.

 

L’età dei pazienti in terapia intensiva rende però la situazione più complessa. “C’è un innalzamento dell’età, con sempre più over 70. Questo non permette un turnover dei pazienti, perché la durata dei ricoveri è più importante. Ad ogni modo, se dovessi descrivere la situazione oggi venerdì 20 novembre, nulla è cambiato rispetto al venerdì scorso. Dire che la situazione è peggiorata non è vero, dunque. Secondo i nostri calcoli, l’indice Rt è pure calato”.

 

Rassicurata la popolazione, Zaia è poi passato a fare un quadro del fronte tamponi effettuati dai medici di base.  “Sembrava quando lo abbiamo proposto che fosse un’eresia far fare i tamponi ai medici di base. Attualmente, su 3007 medici, 1618 effettuano i test, oltre 2200 al giorno. Questo vuol dire che il 59% della categoria fa i tamponi, a 18 euro in ambulatorio e 12 fuori. Fino a dicembre potremo continuare, poi non penso avremo la forza di continuare”.

 

Lo sforzo collettivo, per questo, richiede sempre più personale. E così Zaia ribadisce la richiesta di permettere anche a dentisti e veterinari di svolgere i tamponi. “Stiamo proseguendo con il dialogo con il governo per permettere anche a veterinari e dentisti di effettuare il tampone. In emergenza bisogna fare rete e squadra”.

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