Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, alcuni trentini bloccati in Perù: “L’ultimo volo è partito il 30 marzo, facciamo appello alle istituzioni provinciali per tornare a casa”

Diversi italiani non hanno trovato posto sull’unico volo di rimpatrio e per questo sono rimasti bloccati nel paese sudamericano. Una donna trentina ferma a Lima: “Ci sono persone che stanno finendo i soldi, altre che faticano a trovare ospitalità, ormai c’è diffidenza verso gli occidentali”

Di Tiziano Grottolo - 04 aprile 2020 - 19:20

TRENTO. “I biglietti per l’unico volo disponibile per rimpatrio sono andati a ruba, nonostante costassero 800 euro l’uno, e in poco tempo non c’era più posti così noi ci siamo trovati bloccati nella capitale mentre dall’ambasciata non sanno dirci se e quando ce ne sarà un altro”. A parlare è Rosita, una trentina rimasta bloccata in Perù, ma nella sua situazione ci sono molti altri italiani che adesso si trovano in difficoltà.

 

Come è noto infatti l’epidemia di coronavirus è arrivata anche in Sudamerica, per questo il presidente peruviano Vizcarra il 16 marzo ha dichiarato lo stato d’emergenza, da quel momento i voli sono stati cancellati e sono state adottate misure simili a quelle in vigore nei paesi europei, nel tentativo di evitare i contagi. “Son già tre settimane che la quarantena è entrata in vigore – ricorda Rosita – le disposizioni si sono fatte via via più stringenti” ad esempio dal 2 aprile è entrato in vigore il decreto supremo 57 che introduce nuove regole: per il reperimento di medicinali e generi alimentari non può uscire più di una persona per nucleo familiare. Inoltre, uomini e donne possono uscire di casa solo a giorni alterni, mentre la domenica non è proprio possibile uscire di casa.

 

Rispetto al volo di rimpatrio previsto per il 30 aprile molte persone sono rimaste escluse, fra queste ci sono almeno tre trentini: “Ci siamo messi subito in contatto con l’ambasciata – spiega Rosia – ma non hanno saputo darci delle risposte, ci hanno solo chiesto la disponibilità ad imbarcarci su un nuovo volo per rientrare in Italia”. In questo senso la mail che l’ambasciata ha inviato a diversi italiani che si trovano bloccati in Perù è piuttosto eloquente: “Al momento non si possono fornire indicazioni né sulla fattibilità né sulla tempistica”.

 

 

Insomma la situazione è critica tanto che sui social è stato diffuso un messaggio firmato dalla sezione peruviana del Comitato italiani all’estero e dal Consiglio generale degli italiani all’estero dove si legge: “Tenuto conto delle reali possibilità pratiche di rimpatrio, che si complicano sempre di più causa le nuove normative sanitarie per i voli, invitiamo tutti i turisti a fare uno sforzo e resistere nelle città dove si trovino, i giorni che mancano alla fine del periodo di emergenza”.

 

Eppure la questione non è così semplice, in pochi infatti avevano messo in conto il fatto di trovarsi bloccati in Perù: “Ci sono persone che stanno finendo i soldi, altre che faticano a trovare ospitalità, ormai c’è diffidenza verso gli occidentali”, sottolinea Rosita, che per sua fortuna è ospitata da una famiglia del posto. Ad esempio chi alloggia in un ostello non ha modo di cucinare ma bar e ristoranti sono chiusi. Ovviamente anche a Lima le mascherine sono andate a ruba e adesso è facile incappare nei controlli serrati della polizia.

 

 

“Per di più – prosegue Rosita – trovo sconcertante che ci venga chiesto di rimanere qui fino alla fine dell’emergenza quando nessuno ha idea di quando si concluderà. Da parte nostra vorremmo rimpatriare al più presto ma vogliamo farlo in sicurezza, per questo facciamo appello anche alle istituzioni trentine affinché ci aiutino a tornare a casa”. D’altra parte se l’emergenza dovesse concludersi in tempi brevi (comunque nella migliore delle ipotesi le misure peruviane rimarranno in vigore fino al 16 aprile) non ci sarebbe più bisogno dell’intervento dell’ambasciata “chiediamo subito delle risposte, ci sentiamo soli in questo momento”.

 

C’è però un’altra incognita che pesa sugli italiani rimasti bloccati in Perù quella dell’assistenza sanitaria, non è chiaro quale sarebbe la loro posizioni qualora dovessero ammalarsi anche perché nel caso fossero state stipulate delle assicurazioni sanitarie prima della partenza queste difficilmente coprirebbero il coronavirus, in questa incertezza gli italiani si trovano imprigionati in un limbo in attesa che succeda qualcosa, ma soprattutto nella speranza che le istituzioni italiane si attivino al più presto per garantire il loro ritorno a casa.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 27 maggio 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

27 maggio - 19:23

Asili nido aperti dall’8 giugno? Il comune di Trento e i sindacati avvertono: “Apertura solo con linee guida chiare e coinvolgendo genitori e insegnanti, no alle fughe in avanti”. L'assessora: “Al momento, disponendo solo di un documento provvisorio, non ci sono le condizioni per garantire la riapertura”

27 maggio - 20:52

In quanto presidi della montagna i rifugi avranno l’obbligo di apertura dal 20 giugno al 20 settembre. Quindi sarà dovere essere aperti, per garantire fruibilità al sistema turistico. Il vademecum informativo che permette di disciplinare l'accesso ai rifugi questa estate e che rappresenta la garanzia di sicurezza per escursionisti ed operatori

27 maggio - 19:23

Sono 7 i nuovi positivi a coronavirus, 2 sono stati registrati nelle case di riposo, mentre non ci sono minorenni. Ci sono 5.419 casi e 466 decessi in Trentino per l'emergenza Covid-19

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato