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Coronavirus, Arcuri: “Mascherine a 50 centesimi (+iva) in 50mila punti vendita”. Ecco chi ha sottoscritto l’accordo

Con le aperture del 4 maggio in molte Regioni è scattato anche l’obbligo di indossare le mascherine e lo stato interviene (nuovamente) per calmierare i prezzi: “I cittadini hanno diritto di proteggersi dal virus e se proprio debbono pagare per proteggere la propria salute, hanno il diritto di pagare il prezzo giusti”

Pubblicato il - 03 maggio 2020 - 21:31

TRENTO. “I cittadini hanno diritto di proteggersi dal virus e se proprio debbono pagare per proteggere la propria salute, hanno il diritto di pagare il prezzo giusti”, così il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, ha annunciato l’accordo recentemente sottoscritto per calmierare i prezzi delle mascherine chirurgiche.

 

“Da lunedì 4 maggio i cittadini che vorranno acquistare le mascherine, le troveranno al prezzo massimo di 50 centesimi al netto dell'Iva in 50 mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti”, ha sottolineato Arcuri. Ciò è stato possibile dal momento che il governo ha sottoscritto un accordo con farmacie, parafarmacie, Confcommercio, Federdistribuzione e Coop per mettere in vendita le mascherine al prezzo calmierato e fissato tramite un’apposita ordinanza. Fra alcune settimane la platea dei punti vendita potrebbe addirittura raddoppiare, si sta lavorando per raggiungere un abboccamento anche l'associazione nazionale dei tabaccai.

 

Il commissario ha voluto togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto dopo le polemiche sollevate contro l’intervento dello stato per fissare i prezzi delle mascherine, definito da alcuni “da economia di guerra”. “Il prezzo lo fa il mercato dicono i liberisti, dopo aver sorseggiato i loro centrifugati, lo fa l’incontro della domanda e dell’offerta fanno eco quelli tra loro che sono più acculturati, e hanno ragione – osserva Arcuri che poi però accusa – ma questo sarebbe vero se il mercato ci fosse, se avesse una struttura dell’offerta consolidata e ampia come quella della domanda”.   

 

Con la pandemia infatti, la domanda di mascherine è cresciuta in maniera esponenziale, basti pensare che prima della crisi un singolo pezzo costava 0,08 centesimi ma tra marzo e aprile i prezzi sono lievitati raggiungendo cifre spropositate. “In 40 giorni noi abbiamo costruito una prima risposta e abbiamo iniziato a strutturare la produzione italiana di mascherine” ha spiegato Arcuri. Il governo inoltre, ha stretto cinque accordi con altrettante imprese che hanno rifornito i magazzini statali con 660 milioni di mascherine chirurgiche “al prezzo di 0,39 euro, 11 centesimi in meno del prezzo massimo che abbiamo fissato per la vendita che” ricorda il commissario.

 

Lo stato ha ritenuto che il mercato italiano non fosse ancora per fissare il prezzo giusto: “È economia di guerra?” si chiede Arcuri, “No è senso civico” si risponde, e ancora “È per sempre?” “No, la risposta che si dà il commissario, ma lo sarà fino a quando il mercato non sarà pronto. È un danno a chi vuole guadagnare sul dolore e sul bisogno di protezione? Sì, replica nuovamente Arcuri che lo rivendica con orgoglio. Fissare un tetto massimo al prezzo delle mascherine si è reso necessario nel momento in cui gli italiani ne hanno, e avranno, bisogno tutti i giorni per proteggersi, “ma c’è un problema – evidenzia il commissario – quando i bisogni sono primari i consumatori sono disposti a pagare qualsiasi prezzo per soddisfarli, e questo lo sanno anche i liberisti quindi lo stato deve intervenire”.

 

A tal proposito il governo si sta attrezzando per arrivare, in vista dell’inizio delle scuole a settembre, a produrre 30 milioni di mascherine al giorno “un numero sufficiente affinché anche i liberisti dai loro divani potranno avere le loro”, il commento di Arcuri. Per la cronaca, secondo quanto riferito, oggi si arriva a produrne circa 12 milioni, tanto che i magazzini delle regioni sarebbero pieni. Numeri resi possibili grazie all’impegno delle 106 imprese che hanno ottenuto incentivi per riconvertire le rispettive produzioni: in cambio lo stato ha assicurato che acquisterà l’intera produzione, “si tratta di un risultato straordinario che soltanto un grande paese riesce a mettere in campo” ha concluso Arcuri.

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