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Coronavirus, il sindacato degli infermieri contro Provincia e Azienda sanitaria sulla somministrazione dei tamponi ai sanitari: "Da Fugatti e Bordon risposte insufficienti"

La quotidiana conferenza stampa sul Coronavirus non ha convinto il sindacato degli infermieri Nursing Up, che tramite un comunicato ha ribadito la sua non condivisione nella gestione dei tamponi da somministrare al personale sanitario. "I nostri professionisti continuano a lavorare nell'incertezza di essere positivi o meno, con il timore di contagiare pazienti e familiari e con dispositivi di protezione limitati e razionati"

Pubblicato il - 25 marzo 2020 - 19:06

TRENTO. “Da Fugatti e Bordon risposte insufficienti”. La gestione dell'emergenza sanitaria da parte di Provincia e Azienda sanitaria proprio non va giù al sindacato degli infermieri Nursing Up, che attraverso una nota del suo coordinatore per il Trentino Cesare Hoffer prosegue nella richiesta di effettuare i tamponi sul personale sanitario.

 

“L'odierna conferenza non ha fatto ancora chiarezza sulla problematica dei tamponi – esordisce la nota – il dottor Bordon ha dichiarato oggi che i tamponi per il momento saranno fatti solo al personale sintomatico. Per estendere tale pratica in maniera più diffusa al restante personale, si è attivato un comitato tecnico-scientifico aziendale che avrà il compito di elaborare direttive o linee guida in merito e volte a definire quali saranno i criteri per l'individuazione del personale da esaminare”.

 

“Nel frattempo – continua a testa bassa – i nostri professionisti continuano a lavorare nell'incertezza di essere positivi o meno, con il timore di contagiare pazienti e familiari e con dispositivi di protezione limitati e razionati. Ribadiamo il concetto che ci sta più a cuore, l'effettuazione dei tamponi deve essere fatta con l'assoluta priorità al personale infermieristico e sanitario in prima linea nell'Azienda sanitaria trentina e nelle Apsp, i nostri infermieri sono ormai stanchi di non essere ascoltati e considerati, mandati a combattere questa battaglia in condizioni inadeguate”.

 

“Tra l'altro – conclude – a seguito dell'art.42 del D.L.17/3/2020 n.18, il certificato di infortunio del dipendente che contrae il coronavirus viene redatto ed inviato all'Inail nei casi accertati di positività, quindi previa esecuzione del tampone. Il continuo appellarsi alla mancanza dei reagenti chimici necessari per l'esecuzione dell'esame ci sembra strumentale, un'azienda con un bilancio di 1,2 miliardi annui di euro non è in grado di procurarseli? Tutto questo ci sembra più che altro la mancanza di una reale volontà politica, che dovrebbe essere volta prioritariamente a tutelare i dipendenti ed i cittadini!”.

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