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Coronavirus, l'ex rettore Bassi: ''Discesa dei nuovi contagi molto più lenta del previsto e decessi oltre le previsioni. Gestire bene le riaperture o si rischia grosso''

Il noto accademico già professore di fisica sperimentale presso l'ateneo trentino e attento conoscitore di numeri e statistiche continua nello studio dei dati che riguardano l'evoluzione del contagio: ''Con il passare del tempo si consolida una vera è propria divisione in due del territorio provinciale. Da una parte, le Comunità di Valle che hanno valori abbastanza vicini a quelli del Veneto e sei comunità che hanno una densità di decessi confrontabile o superiore al valore medio della Lombardia''

Di Luca Pianesi - 22 April 2020 - 15:45

TRENTO. ''Poi c’è chi si accontenta di questi risultati e dichiara che sarebbe stato fatto tutto il possibile per proteggere la popolazione trentina dall’impatto dell’epidemia. Personalmente, credo proprio di no''. L'ex rettore dell'Università di Trento Davide Bassi da settimane sta cercando di dare il suo contributo in termini di analisi dati e studio della curva epidemica, con confronti e grafici che permettono di monitorare anche le curve dei territori vicini. Detto che il noto accademico già professore di fisica sperimentale presso l'ateneo trentino e attento conoscitore di numeri e statistiche ha avuto i problemi che tutti noi abbiamo riscontrato in questi giorni legati a una scarsa chiarezza nel comunicare i dati da parte della Provincia nelle conferenze stampa pubbliche (soprattutto rispetto al disastro avvenuto nelle Rsa con cifre diverse, spesso senza riferimenti temporali, spiegate dai tecnici anche a distanza di pochi giorni) l'ex rettore ha elaborato questo studio molto dettagliato

 

''Qui la sorgente dati - spiega Bassi nel suo blog - è Apss Trento, perché a livello nazionali non ci sono dati disaggregati a questo livello. I dati Protezione civile nazionale sono usati per il riferimento ai valori medi di Veneto e Alto Adige. Con il passare del tempo si consolida una vera è propria divisione in due del territorio provinciale. Da una parte, le Comunità di Valle che hanno valori abbastanza vicini a quelli del Veneto (indicati dall’ellisse tratteggiata verde). Dall’altra, ben separate le sei comunità di Valle che hanno una densità di decessi confrontabile o superiore al valore medio della Lombardia (raggruppati dall’ellisse tratteggiata rossa). In mezzo, il valore medio del Trentino con Paganella, Rotaliana e Alta Valsugana. E qui torniamo al vecchio discorso di disaggregare i dati delle Rsa per capire meglio cosa sia successo. Ma, come ben sapete, non ho ancora ricevuto le informazioni necessarie per fare questo lavoro''.

 

I dati più alti, comunque, si possono notare su Alto Garda e Ledro e Valle dei Laghi dove, senza timore di sbagliare, possiamo dire con certezza che sono le Rsa ad aver inciso in maniera molto importante (si pensi alle strutture di Arco, Ledro e Riva e Cavedine con il triste bilancio di anziani contagiati e decessi segnati) e poi ci sono le zone dello sci con Val di Fiemme, Val di Fassa, Giudicarie, Val di Sole. Insomma case di riposo (quando il 6 marzo la Giunta ribadiva, nonostante i ''no'' delle stesse strutture, che potesse entrare un parente per ospite nonostante il contagio fosse già cominciato anche in Trentino e in tutta Italia si chiudevano le scuole) e zone turistiche (quando il 5 marzo la Giunta, con il presidente Fugatti in testa, invitava i turisti a venire a sciare perché l'Italia e il Trentino erano sicure). 

 

Il tutto mentre la curva del contagio in Trentino fatica a calare (due giorni fa Fugatti si diceva soddisfatto di un 7,5% rapporto tamponi/positivi perché era sotto il 10%) mentre, per esempio, proprio oggi in Alto Adige il rapporto tamponi/positivi si è attestato quasi sullo 0% (su 735 tamponi somministrati, infatti, solo 4 sono risultati positivi per un tasso dello 0,5%).

 

''Concludiamo l’aggiornamento - scrive sempre Bassi - con il grafico dei nuovi contagi e dei decessi complessivi. Ho dovuto rivedere il semplice modello che utilizzavo per descrivere i dati perché la discesa dei nuovi contagi è molto più lenta di quanto potevamo ipotizzare due settimane fa. Ho provato a descrivere questi dati con un semplicissimo modello a decadimento esponenziale (linea blu tratteggiata) che, al momento, fornisce un tempo di dimezzamento dei casi dell’ordine di due settimane. Forse, stiamo “svuotando” serbatoi di contagi che erano stati trascurati fino alla fine di marzo. Un’altra causa potrebbe essere legata alla consuetudine, ora rivista dopo la specifica richiesta dell’Ordine dei Medici, di lasciare i positivi non gravi in isolamento familiare, con elevata probabilità di contagiare i congiunti. Sono tutte questioni che andranno risolte prima di ripartire con le attività ancora sospese perché se si mescolano questi effetti con la comparsa di nuovi eventuali focolai legati alla fine del lockdown si rischia veramente grosso''.

 

 

''Quello che sta succedendo attualmente - conclude l'ex rettore dell'Università di Trento - lo vediamo anche (purtroppo) nella curva dei decessi. A partire dall’inizio di aprile, il dato dei decessi complessivi (punti rossi) mostra una chiara impennata e si stacca dalla linea rossa del modello. Impossibile al momento fornire una cifra attendibile per il numero totale di decessi che potremmo contare entro l’inizio dell’estate. Qualsiasi numero che vedo in giro per i decessi totali, così come per l’ipotetica data di “contagio zero” mi sembra più adatto per essere giocato al Lotto piuttosto che per essere preso in seria considerazione''.

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