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Coronavirus, per l'ex rettore Bassi Dpcm Conte non risolutivo: ''Contagi e ricoveri temo continueranno a crescere''

Il noto accademico, già professore di fisica sperimentale presso l'ateneo trentino e attento conoscitore di numeri e statistiche, paragona le misure di Conte a dei ''pannicelli caldi'' per combattere l'epidemia. Per lui l'unico modo per uscirne ''in attesa che sia disponibile un vaccino o una cura efficace, è quello di disporre finalmente di un sistema di tracciamento dei contagi adeguato'' (strategia che purtroppo, però, si sta sempre più abbandonando). E sulle raccomandazioni di Fugatti spiega: ''Adesso chi ci va a prendere i nipoti a scuola quando i genitori hanno impegni di lavoro?''

Di Luca Pianesi - 26 ottobre 2020 - 19:26

TRENTO. Molte polemiche per il nuovo dpcm del Governo Conte, levate di scudi, proteste da ogni categoria toccata dalle chiusure eppure per l'ex rettore dell'Università di Trento Davide Bassi si tratta poco più di ''pannicelli caldi'' per combattere l'epidemia. Per il noto accademico, già professore di fisica sperimentale presso l'ateneo trentino e attento conoscitore di numeri e statistiche che dall'inizio della pandemia tiene monitorata l'evoluzione del contagio, infatti i provvedimenti presi dal presidente del consiglio non saranno risolutivi. 

 

''Lasciamo pure perdere le stime dell’indice di trasmissione del contagio R calcolate a livello regionale - spiega Bassi nel suo blog - che, soprattutto per le Regioni/Province autonome più piccole, hanno una affidabilità statistica veramente scarsa, ma il dato nazionale è saldamente attestato intorno ad 1,5 con un raddoppio dei casi ogni circa 7 giorni. Dubito fortemente che con questo Dpcm riusciremo a riportare il valore dell’indice R nazionale sotto la soglia critica che è pari ad uno''.

 

''Il rischio - prosegue - che i contagi ed i conseguenti ricoveri in ospedale continuino a crescere in modo sostenuto è estremamente elevato e con l’aumento dei ricoveri Covid si ridurrà fatalmente la capacità del Sistema Sanitario Nazionale di curare tutte le altre patologie. Questa è, a mio avviso, la vera criticità da affrontare. A meno di non decidere che i malati di Covid più anziani vengano lasciati nelle RSA o nelle loro abitazioni senza particolari cure, così come accedeva spesso durante il mese di marzo''.

 

Per Bassi sarebbe in atto il più classico scarica barile all'italiana: ''Nell’ambito del consueto scambio del cerino acceso tra Governo centrale e Governi regionali, pare si sia scelto di attivare un certo numero di azioni con l'unico scopo di preparare i cittadini a futuri provvedimenti ancora più severi. Prima o poi ci troveremo davanti a scelte dure sul tipo di quelle adottate recentemente da Israele e saremo costretti a prendere delle decisioni. Guardando le cose secondo una logica di più lungo periodo, ammesso che si arrivi, in un modo o nell’altro, ad una sostanziale riduzione dei nuovi contagi, non potremmo comunque dirci fuori dalla pandemia. Ci troveremo più o meno nella stessa situazione di inizio settembre, con il rischio concreto che arrivi subito dopo una terza ondata, innescando un tragico yo-yo del contagio''.

 

L’unico modo per uscirne per l'ex rettore sarebbe fare proprio quello al quale si sta rinunciando oggi: il tracciamento che è stata la chiave del successo in Cina, per esempio. Ma, come visto pochi giorni fa, lo stesso direttore del dipartimento prevenzione dell'Apss Ferro a il Dolomiti ha spiegato che il tracciamento sta saltando anche in Trentino e ci sono, addirittura, regioni che stanno chiedendo di non seguire più gli asintomatici per il troppo alto numero di positivi che si stanno trovando in questi giorni. Eppure per Bassi l'unico modo per uscirne ''in attesa che sia disponibile un vaccino o una cura efficace, è quello di disporre finalmente di un sistema di tracciamento dei contagi adeguato. Questo vuol dire disporre finalmente di una adeguata capacità di fare tamponi, una strategia coerente per la somministrazione dei tamponi, l’utilizzo di adeguati strumenti di intelligenza artificiale per la gestione di dati geo-referenziati perché l’approccio di tipo “call center” in cui al massimo si usa un foglio Excel non consente di fare contact tracing in modo efficace ed una dotazione adeguata di personale''.

 

''Tutte cose fattibili - conclude Bassi - che si sarebbero dovute fare questa estate, ma non sono state fatte. Preso atto del loro fallimento, ieri i Governatori regionali hanno chiesto al Governo nazionale di abbandonare del tutto il contact tracing. Per fortuna la loro richiesta non è stata accolta nel Dpcm''. E oggi è arrivata l'ordinanza del presidente Fugatti che tra le altre cose ha inserito delle ''raccomandazioni''. ''Tra queste - commenta Bassi - una che mi riguarda direttamente: 'si raccomanda fortemente agli ultra-settantenni di limitare i contatti con le persone di età inferiore ai 30 anni'. I giovani scapestrati che se ne fregano del virus lasciamoli fuori dalla porta e si possono vedere solo i familiari conviventi e, per chi c'è l'ha, la badante. Benissimo dico io, ma adesso chi ci va a prendere i nipoti all'uscita da scuola quando i genitori hanno impegni di lavoro?''.

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