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Coronavirus, Zeni: “I protocolli? Interpretazione elusiva, così i contagi reali sono stati sottostimati”

Dopo innumerevoli segnalazioni e interventi politici sulla gestione della pandemia rimangono ancora molte criticità che incidono negativamente sulla vita quotidiana della famiglie. Il Pd: “Per la quarantena delle classi e gli isolamenti procedure ancora troppo lente e farraginose”

Di T.G. - 23 dicembre 2020 - 13:42

TRENTO. I problemi ormai sono noti e nonostante sia trascorso molto tempo dalle segnalazioni per quanto riguarda alcune criticità nella gestione dell’emergenza Covid ancora non si è trovata una soluzione. “Nonostante qualche miglioramento – fa notare il Partito Democratico – alcune procedure legate al controllo, prevenzione e contrasto della pandemia rimangono ancora lente e farraginose”.

 

A tal proposito il consigliere Dem Luca Zeni ha depositato un’interrogazione: “A parecchi mesi dall’avvio della pandemia, la sorpresa e la comprensibile impreparazione che hanno colpito tutto il mondo dovrebbero lasciare lo spazio a programmazione e organizzazione per contrastare nel miglior modo possibile la diffusione del contagio. Purtroppo – commenta Zeni – la fase autunnale si è aperta con molti ritardi da parte della Provincia”. In particolare si citano il ritardo nel rafforzamento della Centrale Covid, o dell’assistenza domiciliare, o nel coinvolgimento del Cibio per incrementare i tamponi, ma anche quella che viene definita un’interpretazione elusiva dei protocolli che ha portato a sottostimare in maniera marcata il reale numero dei contagi e quindi le misure di contrasto da adottare”.

 

Fra le novità introdotte per provare a migliorare la situazione ci sono pure dei meccanismi automatici per l’invio del certificato di fine isolamento ma, come rilevato dai Democratici, pare che anche qui ci siano dei problemi. “Da alcune segnalazioni – spiega Zeni – risulta che questo non sempre avvenga per chi è stato sottoposto a quarantena, e che ci voglia ancora parecchio tempo per avere un certificato aggiornato. Questo comporta un forte disagio per esempio per il rientro a scuola di ragazzi negativi, costretti a perdere giorni di scuola in più soltanto per ritardi burocratici”.

 

Non solo, perché come evidenzia il consigliere Pd, un altro problema è che, nel caso di positività di una persona, i familiari sono posti in quarantena senza avere subito un tampone, che viene effettuato soltanto al termine del periodo di quarantena, quindi dopo 10 giorni. “Questo comporta una serie di conseguenze, che una percentuale di familiari che erano positivi, quando fanno il tampone risultano negativi non sanno quindi di essere stati positivi, e non compaiono nelle statistiche. Ma pure che una percentuale di familiari già positivi, e positivi anche quando effettuano il tampone, invece di incominciare l’isolamento per positività subito, lo incominciano dopo 10 giorni di quarantena. Inoltre, se un genitore è positivo, il figlio minore viene posto in quarantena senza tampone: se anche lui fosse già positivo, non risulta alla scuola. In tal modo salta il principio della chiusura della classe con due positivi”. Quest’ultima una criticità segnalata da moltissime famiglie. “Rispetto alle scuole, un altro problema che viene segnalato riguarda i ragazzi assenti per isolamento o quarantena, che può prolungarsi anche per parecchie settimane. Infatti – conclude Zeni – soltanto alcune scuole consentono ai singoli assenti di collegarsi con la classe da remoto, in modo da poter almeno seguire le lezioni e perdere meno scuola possibile”.

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