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| 21 dic 2021 | 21:00

Covid, poco personale per il tracciamento, sistema in affanno. Zuccali: ''Stiamo accumulando del ritardo, non è semplice''

La Centrale Covid sta lavorando senza sosta ma con le forze in campo difficilmente si riesce a mantenere il tracciamento dei contatti man mano che arrivano. Stessa situazione in Alto Adige dove l'Azienda sanitaria ha comunicato ritardi di cinque o sei giorni nel contact tracing

Covid, poco personale per il tracciamento, sistema in affanno

TRENTO. Si sapeva. Il numero elevato di contagi sta mettendo sotto pressione gli ospedali con un aumento dei ricoveri anche in terapia intensiva e la necessità di trovare nuovi posti letto Covid19 nelle strutture.  Ma la recrudescenza di questo virus sta mandando in tilt anche uno degli aspetti fondamentali per il suo contrasto. Stiamo parlando del tracciamento dei contatti, o contact tracing

 

“Non è semplice la situazione, stiamo accumulando del ritardo” spiega a ilDolomiti la dottoressa Maria Grazia Zuccali direttrice dell'Unità operativa igiene e sanità pubblica. Il tracciamento è rappresentato dall'attività di ricerca e gestione dei contatti di un caso confermato Covid19. Si tratta di un’azione di sanità pubblica essenziale per combattere l'epidemia in corso. Identificare e gestire i contatti dei casi confermati consente di individuare e isolare rapidamente gli eventuali casi secondari e interrompere così la catena di trasmissione.

 

“I casi sono aumentati – spiega Zuccali – e se si ripete il trend della settimana scorsa dove abbiamo avuto rilevazioni con 280 – 290 contagi al giorno con le forze che abbiamo, degli operatori che sono presenti quotidianamente nella centrale Covid in questo periodo, accumuliamo purtroppo ritardo”.  I tamponi positivi che vengono rilevati oggi arrivano alla centrale nella mattina successiva. Il ritardo nel tracciamento sta a significare che queste persone non verranno immediatamente chiamate per capire quali siano stati i loro contatti ma dovranno attendere qualche giorno. “Ce la stiamo mettendo tutta – spiega la responsabile - ma abbiamo una carenza di personale che non ci consente di mantenere il tracciamento dei contatti man mano che arrivano”.

 

Una situazione, quest'ultima, che si ripete in Alto Adige. Qui l'incidenza su sette giorni è attualmente pari a 450, il che significa che ha superato da tempo il limite massimo entro il quale è possibile rintracciare tutti i contatti stretti delle persone infette. Il lavoro dell'Unità di Sorveglianza Epidemiologica, responsabile del contact tracing, è aumentato notevolmente nelle ultime settimane e le persone interessate vengono raggiunte, in questo caso, con un ritardo di cinque o sei giorni

 

Una mole di lavoro che in Trentino va ormai avanti da qualche settimana. “Ogni persona con tampone positivo –  chiarisce la dottoressa Maria Grazia Zuccali – riceve comunque tutte le informazioni rispetto a cosa vuol dire isolamento, cosa si deve fare, ottiene il certificato di isolamento e la data per il tampone di verifica. Carente è l'aspetto della rilevazione dei contatti dei soggetto e la messa in isolamento"

All'interno della centrale Covid19 il personale si alterna con un massimo di circa 12 – 13 persone che devono però svolgere tre importanti compiti: una parte si occupa dei nuovi positivi e quindi della vera e propria attività di tracciamento, un secondo gruppo comunica, a chi ha avuto il tampone di fine isolamento o fine quarantena, la negatività. C'è poi un terzo compito che è quello di occuparsi delle scuole e verificare se in una classe ci sono due positività e quindi la necessità dell'isolamento dell'intero gruppo. 

 

“Tutte queste persone devono essere contattate. Gli operatori ruotano su diversi turni e sono troppo pochi per riuscire a seguire i casi. Non sempre la persona contattata risponde alla prima telefonata e serve poi il tempo per raccogliere i dati dei contatti stretti. Non è semplice” conclude la Zuccali. 

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