Coronavirus, una class action contro Tirolo e Austria per aver tenuto aperto gli impianti e aver sottovalutato l'epidemia
L'Associazione austriaca per la tutela dei consumatori ha lanciato una comunicazione sul sito internet: "Chiunque si trovasse in vacanza a Ischgl, Paznauntal, St. Anton am Arlberg, Sölden o Zillertal a partire dal 5 marzo e nei giorni seguenti, e successivamente è stato trovato positivo al coronavirus, potrebbe avere diritto a chiedere un risarcimento danni al Tirolo o all'Austria". Sono bastate poche ore per ricevere oltre 2.500 adesioni

TRENTO. Arriva la prima "class action" da Covid-19. Oltre 2.500 turisti contagiati da coronavirus hanno, infatti, presentato causa contro le autorità tirolesi e l'Austria per le gravi negligenze sulla gestione dell'epidemia a Ischgl.
Da lì è partita una infezione che si è diffusa in mezza Europa (Qui articolo). Già la settimana scorsa la procura di Innsbruck aveva aperto un fascicolo per verificare e approfondire le responsabilità penali.
Non solo, l'Associazione austriaca per la tutela dei consumatori ha quindi lanciato una comunicazione sul sito internet: "Chiunque si trovasse in vacanza a Ischgl, Paznauntal, St. Anton am Arlberg, Sölden o Zillertal a partire dal 5 marzo e nei giorni seguenti, e successivamente è stato trovato positivo al coronavirus, potrebbe avere diritto a chiedere un risarcimento danni al Tirolo o all'Austria, a condizione che possiate produrre prove di negligenza attraverso relazioni pertinenti o in un procedimento penale".
Sono bastate poche ore: oltre 2.500 segnalazioni che hanno permesso all'associazione austriaca per la protezione dei consumatori di presentare una class action contro il governatore del Tirolo.
L'accusa è pesante: aver nascosto o sottovalutato l'epidemia per salvare la stagione sciistica a qualunque costo. Successivamente, l'associazione ha presentato denunce a carico del governatore del Tirolo, Günther Platter, del sindaco di Ischgl, del gestore degli impianti di risalita e di altre autorità locali.
"La pandemia è in sé qualificabile come stato di causa maggiore - si legge sul sito dell'associazione - una situazione nella quale nessuno può essere ritenuto responsabile per i danni sofferti da altri. D'altra parte, lasciare i resort sciistici aperti, nonostante le autorità fossero consapevoli o dovevano esserlo della minaccia di contaminazione di massa, è una situazione in cui i danni possono essere reclamati".
Le prime segnalazioni erano arrivate il 5 marzo quando dall’Islanda comunicarono che un gruppo di turisti era positivo al coronavirus e potrebbe essere stato contagiato a Ischgl.
L’8 marzo da Oslo arrivò una comunicazione ufficiale: dei 1.198 casi positivi sul territorio nazionale, 491 erano reduci da vacanze in Austria, soprattutto a Ischgl.
Seguirono tante segnalazioni tra Germania, Danimarca e Svezia: le persone positive avevano trascorso la settimana bianca proprio nella località del Tirolo. A seguito dei crescenti casi di positività al coronavirus, il 13 marzo la Paznauntal era stata posta in isolamento.


















