Danni da Covid19, la Cina risponde agli albergatori di Cortina e si appella all'immunità
Ora la difesa degli albergatori veneti sarebbe pronta a chiedere al giudice di dichiarare la contumacia della controparte. La vicenda è nata lo scorso anno con la denuncia contro la Cina per i ritardi nell'informare la comunità internazionale della pandemia

BELLUNO. Danni da Covid? La Cina non ha nessuna intenzione di farsi giudicare dal tribunale di Belluno ed ha invocato l’immunità di sovranità, e quindi la mancanza di giurisdizione.
LA VICENDA
Tutto è iniziato con la causa intentata dagli albergatori della montagna veneta a Belluno contro il dicastero della Sanità di Pechino, per i danni arrecati all’economia ampezzana dai ritardi nell’informare la comunità internazionale che nel loro Paese si era diffusa un’epidemia di Coronavirus. Ritardi che, secondo gli albergatori hanno creato danni enormi alla categoria.
L'azione legale era stata avviata dal titolare dell’Hotel de la Poste di Cortina e rappresentante dell’associazione che raggruppa 263 fra albergatori, ristoratori e operatori della provincia.
LA RISPOSTA DELLA CINA
Nei giorni scorsi il ministero della Giustizia cinese ha scritto al Governo italiano nell’ambito dei trattati sulla notifica degli atti giudiziari tra i due Paesi dichiarando che l’organo giudicante, cioè il tribunale di Belluno, non ha il potere di decidere su quanto fa il governo cinese.
La risposta dei legali dell’organizzazione degli albergatori è stata quella di chiedere al giudice di dichiarare la contumacia della controparte, come già fatto a Parma in un giudizio analogo. Questo porterebbe a giudicare la Cina nonostante non abbia intenzione di presentarsi al processo.


















