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Il contagio si estende nelle Rsa, i sindacati attaccano: "Virus inarrestabile, basta parole e garanzie per gli operatori"

Mentre il bilancio in provincia continua a salire, assumendo proporzioni drammatiche, dal mondo degli operatori sanitari continuano arrivare richieste di maggiori tutele. In questo caso sono i sindacati delle Rsa, tra le strutture più martoriate, ad attaccare a testa bassa: "In arrivo diffide se non saranno date maggiori garanzie. Basta parole". Ma il dirigente dell'Apss Enrico Nava vede il lato positivo: "Oggi 45 remissioni"

Di Davide Leveghi - 30 March 2020 - 19:42

TRENTO. In un quadro trentino dell'emergenza Coronavirus dai numeri drammatici, con 2529 contagi e 147 decessi, dal mondo dei professionisti impegnati in prima linea nel curare ed assistere i malati continuano ad arrivare appelli per maggiori tutele. Dopo i medici e gli infermieri, l'ultimo grido d'aiuto giunge dagli operatori delle Rsa, strutture particolarmente colpite dal virus.

 

Qui i numeri continuano ad essere tragici, ma non paiono volersi fermare. L'ultimo bollettino, comunicato dall'assessora Stefania Segnana nella conferenza stampa del 30 marzo registra 219 contagi mentre nelle case di cura la situazione parla di 146 casi positivi. A spiegare nel dettaglio l'evoluzione della situazione all'ultimo aggiornamento è però il direttore dell'integrazione socio-sanitaria dell'Apss Enrico Nava, solerte nel riportare innanzitutto un dato al di là di quello dei contagi, non altrettanto preciso nell'indicare i numeri delle singole strutture. “In queste strutture nella giornata di oggi registriamo 45 remissioni, a dimostrazione che anche in Rsa si può guarire grazie all'azione indefessa di infermieri di medici e di Oss, che talvolta lavorano in condizioni critiche”.

 

Detto ciò, i casi sono aumentati di 60 rispetto a ieri, con 5 decessi tra i 18 dell'ultimo aggiornamento avvenuti proprio tra le mura di queste strutture - si consideri che non esiste un bilancio complessivo dei deceduti in Rsa, né della distribuzione dei malati per strutture. Tra i luoghi che hanno visto un maggiore incremento vi sono Lavis (+16), Brentonico, Nomi e Rovereto, mentre un caso si è registrato nella struttura di Malé, 8 in quella di Trento San Bartolomeo, con Condino che ha a sua volta registrato un caso facendo sì che tutte le strutture delle Giudicarie siano state colpite dal virus. Per Pinzolo e Pergine, tra le Rsa più duramente colpite, ci sarebbero invece segni di ripresa.

 

I dati, comunque, rimangono incompleti così come comunicati nella conferenza stampa – dove si fa cenno anche alla Rsa di Pellizzano (27 casi con 3 guariti) e al Don Ziglio di Levico, in realtà struttura per disabili anch'essa martoriata con 24 casi positivi tra gli ospiti e 31 tra gli Oss.

 

Di fronte a questo quadro, e in particolare proprio alla "condizioni critiche" citate da Nava, la preoccupazione degli operatori cresce. Così i segretari di Fp Cgil Luigi Diaspro, di Cisl Fp Beppe Pallanch e di Uil Fpl Marcella Tomasi rilasciano una nota che riflette l'angoscia crescente. “La grave estensione del contagio nelle Case di Riposo coinvolge ogni giorno sempre più strutture e sembra inarrestabile – esordiscono - la situazione è ormai esplosa e l’evidenza dei fatti può più di mille parole. C’è ormai una divaricazione assoluta tra proclami di interventi e misure di sicurezza e quanto stiamo registrando nei posti di lavoro, ogni giorno. A questo personale occorrono parole di verità per il rispetto dovuto al loro lavoro e al rischio concreto che si stanno assumendo, ammalandosi e contagiando a loro volta pazienti e familiari”.

 

“Occorre garantire i servizi, ma serve certezza sulla fornitura adeguata di DPI – continuano - serve garanzia sui tamponi, per evitare che operatori positivi, che dovrebbero essere in quarantena, continuino a lavorare fino alla manifestazione dei sintomi. A loro carico dobbiamo escludere che la causa del contagio sia extralavorativa, altrimenti niente infortunio Inail. E’ il momento di dire basta”.

 

Dispositivi adeguati, tamponi preventivi diffusi, formazione, sono imprescindibile per garantire il servizio fondamentale che questi operatori fanno: la loro sicurezza è la sicurezza di tutti noi. Vanno garantite le condizioni minime di sicurezza come previste da Linee Guida, Protocolli Operativi e norme generali sulla sicurezza, che devono essere assicurate dai datori di lavoro! Non si può pensare che l’esercito di rinforzo proveniente dal terzo settore, che si sta tentando di reclutare, contando sulla disponibilità e generosità di tanti operatori che si stanno offrendo in queste ore, sia la soluzione di tutti i mali, perché se a costoro e a quelli che ancora resistono in prima linea si continua a non garantire la sicurezza per la propria salute, si avrà esclusivamente un effetto boomerang con ulteriore aumento dei contagi e del personale da sostituire”.

 

Chiediamo una svolta immediata: non ci interessa più sentire che non ci sono DPI a sufficienza e che bisogna fare scorte, dobbiamo garantire la sicurezza di tutto il personale delle RSA – concludono - mancano, o non vengono applicati, i protocolli d'emergenza, l'istituzione dei gruppi Covid all'interno degli Enti per assicurare la sicurezza dei residenti e degli operatori. Si continuano a diffondere disposizioni per la sanificazione delle mascherine a che consentono un loro riuso fino a 3 volte, ma tutti sanno che non garantiscono la sicurezza che serve in queste situazioni. Nessuno sottovaluta l’enormità di quello che sta succedendo, ma ad oltre un mese dall’inizio dell’emergenza il personale ha bisogno di certezze e non di rassicurazioni: dispositivi, tamponi, formazione, alloggi per proteggere i familiari, certificazioni Inail per tutti gli ammalati. Da oggi per gli enti che non assicurano sicurezza e tutele ci saranno le formali diffide”.

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