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L’emergenza nelle Rsa: 376 ospiti positivi (+31), in alcune strutture il 40% del personale è in malattia o quarantena

Viaggio nelle Rsa trentine, Nava: “Nel personale, fra malattie e quarantene, le assenze si aggirano in media sul 20%, ma in alcune strutture ci sono picchi del 40%”. Fortunatamente una ventina di oss hanno accettato di essere trasferiti all’interno delle Apsp più colpite

Di Tiziano Grottolo - 24 marzo 2020 - 20:13

TRENTO. Ormai lo sappiamo, statisticamente il coronavirus colpisce con particolare violenza le persone più vulnerabili, fra queste ci sono uomini e donne con patologie pregresse e soprattutto gli anziani. In Trentino le strutture che accolgono gli anziani come le Apsp non sono state risparmiate registrando numeri drammatici.

 

“La situazione delle Rsa dell’Alto Garda e Ledro è abbastanza aggravata dal numero di casi importanti – ha detto Enrico Nava, direttore per l'integrazione socio sanitaria, che poi ha aggiunto – anche se va detto negli ultimi giorni non c’è stato un grande incremento”. Eppure secondo i dati disponibili il 23 marzo i decessi riconducibili agli ospiti delle Rsa erano ben 23 ai quali si aggiungono purtroppo altre 3 persone (due di queste decedute della casa di riposo giaco Cis di Ledro, una in quella di Dro). Per altri però si deve attendere i risultati delle analisi.  

 

“L’area colpita si estende anche alle Giudicarie-Rendena – ha precisato Nava riferendosi sempre ai contagi avvenuti all’interno delle Apsp – in questa zona contiamo il 54% di tutti i casi registrati nelle strutture trentine”. Anche in rapporto al totale della popolazione, in queste zone, i contagi all’interno delle Rsa superano il 30%, cifra che evidentemente chiama a delle riflessioni doverose. Secondo Nava la curva che segna l’aumento dei casi di positività “ha un andamento sempre meno verticale”, anche se poi ammette che comunque è presto per trarre delle conclusioni, difficile infatti “definire se si tratta di una tendenza un dato casuale”. Nei giorni scorsi Nava sottolineava come l’incremento generale dei casi all’interno delle Rsa sia stato contenuto con “soli” 21 nuovi positivi (23 marzo) anche se oggi (24 marzo) l’aumento è stato di 31 casi. Quel che non va dimenticato però è che sono già molti gli ospiti che si sono ammalati, bisognerebbe inoltre conoscere il numero di chi è stato (per il momento) risparmiato dal contagio.

 

Nava è intervenuto anche sul fenomeno della mortalità all’interno delle Rsa: “Evidentemente l’epidemia di coronavirus incide ma dobbiamo considerare che questi sono luoghi in cui la mortalità è presente”. Secondo le valutazioni fatte dall’Apss la mortalità registrata nello stesso periodo dello scorso anno differirebbe di poche unità rispetto a quella odierna, questo almeno quanto rilevato dai dirigenti della Pat. “Non ci sembra di poter attribuire a questa patologia un incremento elevato di deceduti”, la conclusione di Nava.

 

Al netto dei calcoli della Pat però l’Rsa Giacomo Cis di Bezzecca risulta fra le strutture maggiormente colpite i dati ufficiali parlano di 9 morti, mentre gli ospiti contagiati che ancora si trovano in casa di riposo sono 35, l’epidemia non ha risparmiato né gli oss né gli infermieri che hanno visto i loro ranghi ridursi notevolmente. Se possibile la nota dolente arriva proprio dal fronte degli operatori: “Fra questi il numero di contagiati è rilevante – ha riconosciuto Nava – anche se non tutti vengono testati perché i numeri sono veramente importanti, il dato medio si aggira attorno al 20% di assenze per malattia. In alcune strutture però – dove è in corso l’epidemia fra malattie e quarantene – il numero supera anche il 40%”.

 

Nelle altre strutture Alto Gardesane le cose comunque non vanno meglio “ad Arco nella struttura di Villa Regina (120 contagi ndr) – affermava il direttore generale dell’Apss Paolo Bordon – c’è una situazione molto, molto difficile, abbiamo mandato dei nostri operatori per supportare l’organizzazione”. L’Apss si è esposta  mandando il suo personale per far fronte all’emergenza, d’altra parte “è fondamentale gestire in loco i malati”, ha fatto notare Bordon. Almeno su questo fronte arrivano buone notizie: una ventina di oss avrebbero accettato di essere trasferiti all’interno delle Rsa più colpite.

 

La struttura di Pergine Valsugana (quella di via Pive, dal momento che quella di via Marconi è stata risparmiata) rientra fra quelle colpite da subito in modo massiccio: “La situazione dei casi è abbastanza stabilizzata – osserva Nava – il problema è che molto personale è assente per malattia o quarantena ma parte di questo potrebbe tornare a lavorare”. All’intero di questo quadro, tutto fuorché roseo, una parentesi a parte merita la “Piccola Opera” di Levico Terme, una struttura che accoglie persone con disabilità gestita però da Apsp, dove, secondo quanto riferito da Nava, si sono registrati alcuni episodi febbrili che hanno interessato 5 ospiti. “In questi casi – è stato specificato – le temperature non sono state molto elevate, gli ospiti comunque sono tenuti sotto osservazione, quest’oggi sono stati effettuati alcuni tamponi su ospiti e personale”.

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