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Il leghista Gazzini invoca la libertà di essere razzisti. Canestrini: "Giusto, si può essere idioti, stupidi o intelligenti. Ma certe idee si battono a scuola e con la buona politica"

A livello giuridico ciò che si va ad impedire è l'azione ma non certo il pensiero fine a sé stesso. L'avvocato Nicola Canestrini: "E' sconfortante la stessa necessità che sia necessario che esistano sanzioni per punire il razzismo. Uno stato democratico dovrebbe avere nel suo Dna l'idea che il razzismo è una abominio che non merita nemmeno di essere pensata da persone civili"

Di Luca Pianesi - 12 luglio 2020 - 05:01

TRENTO. ''L’intenzione era di sottoporre all’attenzione dei follower il ragionamento per cui avere pensieri razzisti non costituisca reato e che questi rientrino tra le fondamentali libertà di una persona. Ho specificato che sebbene essere razzista sia lecito, non sono leciti i comportamenti discriminatori che invece vanno importantemente stigmatizzati e puniti''. Così ha inteso spiegarsi Matteo Gazzini, ex candidato leghista alle europee del 2019 che nel suo curriculum afferma di essere il Coordinatore della “Lega Salvini Premier” negli Stati Uniti. Un chiarimento legato alla polemica sorta negli scorsi giorni quando ha lanciato l'amo su Facebook invocando la libertà di essere razzista e in molti, legittimamente, sono intervenuti stigmatizzando la sua triste dichiarazione (Qui articolo).

 

Perché è questo che si deve fare in casi di questo tipo: stigmatizzare. Non vivendo, fortunatamente, in uno Stato etico dove la legge controlla anche le opinioni tutti hanno il diritto di essere idioti, stupidi, razzisti dentro di loro, di sviluppare qualsiasi pensiero di ogni ordine e natura e la bellezza, assolutamente non scontata, di uno Stato democratico qual è il nostro, è proprio questa: nessuna legge può costringere qualcuno a pensare in un certo modo. Quindi Gazzini nel suo ''io'' può tranquillamente essere idiota, razzista, odiare determinate categorie di persone, magari quelli biondi o quelli che portano l'orologio, o non sopportare chi si fa la doccia ed è pulito e credere che la metà della popolazione in realtà siano alieni che hanno preso il posto di altri esseri umani.   

 

''Gazzini in questo senso ha ragione'', spiega a il Dolomiti Nicola Canestrini avvocato penalista, premiato nel 2018 dalla Coalizione italiana per la libertà e i diritti civili (Cild) per il suo impegno anche internazionale nella tutela dei diritti fondamentali (QUI LA SUA PRESENTAZIONE). “Certo che ognuno di noi ha il diritto di essere stupido, razzista o al contrario colto, intelligente, come preferisce - prosegue l'avvocato - e uno Stato democratico non deve e non può intromettersi. Il pensiero, infatti, è libero per definizione, non è e non deve essere soggetto a censura. Discorso diverso, invece, se il pensiero poi si concretizza in azioni: il razzismo, per esempio, nel nostro ordinamento, può integrare un'aggravante dei reati comuni, come può essere la diffamazione. Oppure è esplicitamente punito quando si fa propaganda di razzismo cercando di convincere gli altri della superiorità di qualcuno o li si spinge all'odio razziale per qualcun altro. E infine vi è anche l'istigazione a delinquere e a provocare violenza per motivi etnici, razziali o religiosi''.

 

A livello giuridico ciò che si va ad impedire è l'azione ma non certo il pensiero fine a sé stesso. ''E’ principio secolare che cogitationis poenam nemo patitur, nessun può essere punito per il proprio pensiero. Se però il pensiero è penalmente irrilevante, ritengo davvero una sconfitta culturale per uno stato democratico che certi pensieri ancora abbiano cittadinanza. E’ semplicemente avvilente che ci siano politici che manifestino idee discriminatorie   - aggiunge Canestrini – a ben vedere è sconfortante la stessa necessità che sia necessario che esistano sanzioni per punire il razzismo. Uno stato democratico dovrebbe avere nel suo Dna l'idea che il razzismo è una abominio che non merita nemmeno di essere pensata da persone civili. Pensare che gli italiani siano dei ladri, dei mafiosi, che sono sporchi o che portano le malattie solo perché sono italiani è chiaramente una scemenza clamorosa e chi crede che una persona sia diversa più buona o più cattiva perché ha un certo colore della pelle o viene da un determinato Paese andrebbe isolato socialmente. Non dovrebbero servire delle leggi per punire l’ignoranza o la volontà di discriminazione. Se è naturalmente condivisibile l’idea liberale per la quel ogni ingerenza dello stato nella sfera intima delle persone trasformerebbe le istituzioni in Leviatano e i cittadini in sudditi, il riconoscimento dei singoli come portatori di diritti inalienabili e preesistenti dovrebbe porre tutti noi nella condizione di educare noi stessi. Ciò che manca davvero non sono quindi leggi o sanzioni, ma disapprovazione sociale, servono le scuole, serve l'istruzione e la cultura. Serve la politica, che dovrebbe far capire ai suoi cittadini quanto stupido è un razzista, quanto è irrazionale, quanto non avrà spazio nel nostro Stato democratico che si nutre delle diversità e del confronto''. 

 

Bisogna, insomma, che accada quel che in parte è accaduto anche in questa vicenda: che ci sia una reazione sociale, che chi si gongola del suo razzismo venga stigmatizzato, isolato o aiutato a capire (infatti quando si verificano reati comuni con l'aggravio del razzismo sarebbe da premiare chi sceglie di riabilitarsi con il volontariato, magari affiancandole proprio a quelli che dimostravano di disprezzare, facendogli scoprire quanto erano ignoranti e limitati nel pensarla in quel modo). ''Poi non bisogna dimenticare che in questo Paese abbiamo avuto e abbiamo tutt'ora partiti e movimenti che del razzismo e della xenofobia hanno fatto la loro bandiera o cavalcano spinte discriminatorie - conclude Canestrini -. Non possiamo nasconderci e non possiamo dimenticarci chi pena che gli italiani solo perché tali debbano arrivare “prima” di altri, chi disinfettava i treni, gli slogan 'Trento cristiana non sarà mai musulmana', le leggi fatte ad hoc per sfavorire gli stranieri e per criminalizzare chi soccorre i migranti, o per impedire o rendere più gravoso agli stranieri l'accesso alle case popolari. Per andare avanti questa società avrebbe bisogno d'altro. Forse semplicemente  cominciare ad ispirarsi ai bambini, di guardare ai nostri figli. Per loro il razzismo è qualcosa di inconcepibile, il colore della pelle non è affatto un segno distintivo. Poi arrivano certi adulti e rovinano tutto''.

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