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| 07 lug 2020 | 11:46

Il leghista Gazzini invoca: “La libertà di essere razzista”. L’Anpi: “Parole gravi e pericolose”, lui si difende: “Sono stato strumentalizzato”

L’Anpi chiede alla politica di prendere le distanze dalle parole del leghista Gazzini che su Facebook ha affermato: “Non ci può essere libertà se non si permette ad una persona di essere razzista – aggiungendo – il problema non è il razzismo, ma la discriminazione che il razzismo crea e questo è inaccettabile in una società civile”

Il leghista Gazzini invoca: “La libertà di essere razzista”
di Tiziano Grottolo

BOLZANO. “Non ci può essere libertà se non si permette ad una persona di essere razzista”, questa la frase postata sulla propria pagina Facebook da Matteo Gazzini, ex candidato leghista alle europee del 2019 che nel suo curriculum afferma di essere il Coordinatore della “Lega Salvini Premier” negli Stati Uniti. “Il problema – spiegava sempre Gazzini – non è il razzismo, ma la discriminazione che il razzismo crea e questo è inaccettabile in una società civile”.

 

Parole che non lasciano spazio a molte interpretazioni e che hanno provocato la reazione dell’Anpi dell’Alto Adige: “L'esplicita richiesta di ‘libertà di razzismo’ avanzata da Gazzini è grave e pericolosa – accusano i partigiani – il razzismo non è un'opinione, ma un grave reato contro la dignità delle persone e l'umanità e come tale va combattuto senza se e senza ma”.

 


 

L’Anpi non usa giri di parole: “La complicità, il silenzio, o l'indifferenza rispetto a simili posizioni apre concretamente la strada ai seminatori di odio e di paura e richiede una risposta ferma da parte delle istituzioni, della società civile e della politica tutta”. L’associazione dei partigiani sottolinea l’importanza che i vari partiti che stanno preparando l’imminente campagna elettorale siano rispettosi dei valori fondamentali di libertà e convivenza della Costituzione: “In questo senso, tutte le forze politiche e i candidati sindaci, in particolare, quelle che Gazzini ha sostenuto e sostiene, hanno il dovere di essere credibili e di prendere le distanze in modo inequivocabile da posizioni inaccettabili e pericolose”.

 

Il leghista ha replicato alle accuse affermando che le sue parole sono state “sapientemente strumentalizzate da persone in mala fede. Tale post – ha aggiunto – voleva provocatoriamente sottolineare che di per sé un’opinione razzista, sebbene deprecabile, non è reato. Nei paesi liberi esiste la libertà di opinione garantita addirittura costituzionalmente”. Secondo l’interpretazione fornita dall’ex candidato leghista l’intento sarebbe stato quello di sottolineare “che il reato scatta quando l’opinione razzista sfocia nella discriminazione o altre condotte illecite”.

 


 

Eppure Gazzini viene smentito dallo stesso ordinamento italiano, visto che dal 2010 è stato persino istituito un ente ad hoc per vigilare sul fenomeno del razzismo: dal 2010 infatti, è stato istituito l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) che si occupa di indagare tutti i crimini di odio, peraltro segnalando l’aumento esponenziale di questi reati.

 

Se Gazzini cita l’articolo 21 della Costituzione, per difendere la libertà di espressione, lo stesso testo (all’articolo 3) sancisce “tutti i cittadini, e per essi si intendono anche gli stranieri sul nostro paese, hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua di religione di opinioni politiche di condizioni personali e sociali”. In più la legge Mancino (la stessa che alcuni partiti di destra vorrebbero abrogare) punisce con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Mentre chi incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi rischia da sei mesi a quattro anni di reclusione.

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