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Bolzano
03 giugno | 13:00

Galateo: "Non userò la sala stampa fino a quando ci sarà la bandiera arcobaleno". Zanin: "La difesa della libertà non può essere legata a campagne identitarie"

Il vicepresidente Galateo dichiara: "Kompatscher vuole esporre la bandiera arcobaleno e vuole impegnare la provincia nel mese del pride? Rientra nelle sue competenze, ma che mi venga permesso di dissentire. In più credo che classificare le persone per il proprio genere e orientamento sessuale sia essa stessa una discriminazione". Zanin "Chi viene discriminato troverà sempre una spalla nel comune. Ma il Comune di Bolzano non sarà terreno di propaganda ideologica, perché sarà sempre la casa di tutti"

BOLZANO. Rispettiamo tutti, ma la bandiera arcobaleno non la vogliamo. In sostanza il messaggio che arriva da una parte della politica locale è questo.

 

Il Presidente Arno Kompatscher ha abituato istituzioni, politica e cittadini a una posizione precisa: il suo totale sostegno al pride, la presenza della bandiera arcobaleno in sala stampa nel corso del “Pride Month”, che si tiene tutti gli anni nel mese di giugno e l’appoggio chiaro e aperto della sua persona. Ma a quanto pare gli altri non ci stanno. Dalla Provincia al Comune, quella bandiera sta stretta:

 

Rispettiamo la decisione del presidente Kompatscher sul sostegno al pride, lo ha sempre dichiarato e ce lo aveva detto ad inizio legislatura - dichiara infatti il vicepresidente Marco Galateo di Fratelli  d’Italia - La scelta di impegnare la provincia nel mese del pride rientra nel perimetro delle sue competenze dirette e non è passata da una decisione di giunta, a cui avrei votato contro. Rivendico il diritto di dissentire, perché crediamo che nessuna bandiera arcobaleno (tra l’altro non prevista dai protocolli istituzionali) negli uffici possa cambiare concretamente qualcosa nella vita di nessuno. In più credo che classificare le persone per il proprio genere e orientamento sessuale sia essa stessa una discriminazione - aggiunge Galateo che conclude - Appare più che altro un modo per lavarsi la coscienza e dire “ho fatto qualcosa”, mentre invece i problemi dei cittadini sono trasversali e indipendenti dal loro orientamento sessuale. Per questo accetto che la sala stampa della provincia sia allestita con un rollup arcobaleno e non userò quella sala finché sarà esposta (farò conferenze stampa altrove)”.

 

Sulla stessa linea, ma solo con parole diverse, arriva la dichiarazione di Roberto Zanin, che con un comunicato stampa che lascia un po’ sorpresi dichiara: “Non accettiamo – né accetteremo mai – discriminazioni basate su sesso, lingua, razza, orientamento sessuale o qualsiasi altra condizione. Le libertà personali non sono negoziabili - spiega Zanin - compito delle istituzioni è garantire l’uguaglianza davanti alla legge e proteggere i diritti di tutti, specie di chi soffre e dei tanti giovani che talvolta sopraffatti dalle discriminazioni si sentono “sbagliati” e ricorrono anche a gesti tragici. A loro vogliamo dire che in noi troveranno sempre una spalla, dei rappresentanti onesti e leali, pronti a battersi per loro e i loro diritti”.

 

Ma, c’è un ma. Perché Zanin aggiunge: ”Crediamo che la difesa della libertà non possa essere delegata a campagne identitarie né trasformata in una lotta politica. La militanza – anche quando si presenta con le migliori intenzioni – non può diventare prassi istituzionale e usare la lotta per i diritti e contro le discriminazioni quale arma a fini strumentali é davvero riprovevole. Non possiamo accettare nemmeno che le istituzioni vengano occupate, da una parte o dall’altra, per promuovere visioni ideologiche né per occupare spazi che appartengono alla società civile, alla famiglia o all’individuo”.

 

“Il Comune di Bolzano con noi non sarà terreno di propaganda ideologica, perché sarà sempre la casa di tutti. Sarà uno spazio dove ogni cittadino potrà sentirsi libero, protetto dalla legge, ma mai definito o rappresentato in modo forzato in un modo o nell’altro. Difendiamo una visione liberale e non intrusiva dello Stato: meno ideologie e più libertà. Meno retorica, più rispetto per le persone tutte e le loro sensibilità”, conclude Zanin.

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