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Impianti Asis chiusi e cassa integrazione per Covid esaurita. I sindacati: “70 famiglie vivono nella totale incertezza”

Settanta lavoratori che lavorano in appalto negli impianti di Asis Trento rischiano di rimanere per mesi senza stipendio. La chiusura a causa del Covid, la lenta riapertura e la fine della cassa integrazione, lascia questi e le loro famiglie in una situazione di incertezza. I sindacati: "Servono tutele. Ci rivolgiamo al Comune e alla Provincia"

Pubblicato il - 09 giugno 2020 - 17:04

TRENTO. La chiusura degli impianti Asis non ha avuto conseguenze solo per gli sportivi della provincia. A rimetterci più di tutti, infatti, sono 70 lavoratori in appalto rimasti senza stipendio né ammortizzatori sociali. La denuncia arriva dalle sigle sindacali che li rappresentano, Filcams e Fisascat, le quali rivolgono alla politica provinciale e all'amministrazione comunale di farsi carico di questa situazione.

 

“Alla chiusura di impianti sportivi e palestre scolastiche imposta dalla pandemia si somma l'incertezza per il futuro – spiegano Francesca Delai della Filcams e Francesca Vespa della Fisascat – una quarantina di questi addetti rischiano di rimanere senza alcuna forma di retribuzione anche per tutti i mesi estivi. Serve una presa in carico anche della politica che assicuri la continuità occupazione e reddituale per questi dipendenti”.

 

Dipendenti di 4 cooperative (Vales, La Sfera, Le Coste e Ascoop) associate a Consolida, questi si sono trovati in cassa integrazione dopo le chiusure imposte agli impianti Asis come palestre scolastiche, piscine, il palazzetto, il palaghiaccio, ecc. L'ammortizzatore sociale, però, è ora venuto meno, e se dagli inizi di giugno le piscine hanno potuto riaprire, sebbene parzialmente, grande incertezza rimane sulle palestre scolastiche e i centri estivi.

 

“Solitamente questi lavoratori accumulano banca ore durante l'inverno che smaltiscono in estate – proseguono le sindacaliste – ma quest'anno a causa della chiusura non hanno accumulato nulla. Inoltre una quarantina di loro hanno un contratto di part time ciclico che prevede la sospensione dell'attività in estate, per questo si prospetta un'estate senza stipendio né cassa né disoccupazione. La prospettiva è ancora più preoccupante in vista dell'autunno, in quanto non abbiamo certezza alcuna sulla riapertura delle palestre delle scuole”.

 

“Abbiamo già posto la questione in un recente incontro con le cooperative e anche Asis – concludono infine Delai e Vespa – abbiamo chiesto di incontrare il Comune e attendiamo di essere ricevuti. È chiaro che il futuro di questi lavoratori dipende anche dalle scelte dell'assessorato all'Istruzione e dai dirigenti scolastici su come destinare le palestre, se aule e magazzini o alle associazioni sportive, e dalle decisioni che riguarderanno le Federazioni sportive sulla ripresa degli sport di squadra. Ad oggi nessuna decisione e il futuro di settanta famiglie è nella totale incertezza”.

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